Come non avere paura delle persone

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Come non avere paura delle persone

Avere paura delle persone è qualcosa che ti definisce.

Siamo costantemente a contatto con le persone. La mente stessa si sviluppa e cambia prevalentemente a contatto con le persone. Ci è richiesto, a volte ci è imposto e, soprattutto, quando il contatto con gli altri è sufficientemente piacevole la nostra vita è molto più semplice.

In queste righe vorrei dire alcune cose sulla paura delle persone, partendo prima di tutto dai suoi aspetti quotidiani, per passare poi ad una comprensione più profonda.

Se si cerca come non avere paura delle persone bisogna prima di tutto che siamo d’accordo su cosa sia questa paura.

Ci sono due elementi principali, a questo livello di lettura: quello che mi spaventa e le conseguenze di questo spavento.

Paura degli altri

La paura si esprime soprattutto attraverso

  • sintomi ansiosi (palpitazioni, agitazione, fame d’aria, preoccupazione, malesseri corporei)
  • e comportamenti che servono ad evitare l’ansia.

Mi spiego meglio: quando ci si avvicina agli altri (soprattutto a certe categorie come sconosciuti, persone importanti o in certe situazioni come situazioni pubbliche o nel contesto di lavoro) si sta male. Poi, quando la situazione si ripresenta, si inizia ad imparare che bisogna averne paura.

Cosa si fa, davanti ad una situazione di cui si ha paura? Ragionevolmente, si fa il possibile per evitarla.

La conseguenza è che si finisce per evitare il più possibile il contatto con le persone che creano disagio, si evitano uscite ed occasioni sociali, piano piano non si è più capaci di esprimersi e farsi valere davanti agli altri.

Conseguenze di questa paura

Come dicevo, tutto questo ha delle conseguenze.

Sociali, sicuramente, sia nel senso dell’essere capaci di rapportarsi con persone all’interno di gruppi, sia nel senso del trovare più difficoltà a costruire relazioni amicali e romantiche. È anche vero che nelle relazioni a due di solito ci si può sentire più a proprio agio, ma il problema è “arrivarci”. Prima di entrare in intimità con qualcuno, cioè, bisogna riuscire ad infrangere la barriera delle prime frequentazioni e sentire di potersi aprire a sufficienza da creare un dialogo profondo, sentito, piacevole con l’altro.

… e questo ci porta al nocciolo della paura degli altri: senso di vergogna e mortificazione.

Quando ci si chiede come non avere paura delle persone ci si vuole liberare soprattutto della micidiale combinazione che fa sì che la maggior parte delle relazioni sociali si accompagni a degli opprimenti promemoria:

“Non ce la farai. Farai una figuraccia. Non vali niente.”

Come non avere paura delle persone: la ricerca di soluzioni

Fisiologicamente, si arriva ad un punto in cui non si sopporta più questa oppressione.

Si cerca, allora, un modo per liberarsi di questa paura.

Quello che accade, molto spesso, è che una persona che arriva a questo punto senta di avere il compito di obbligarsi a liberarsi della sua paura degli altri.

Questo obbligo prende due forme:

  • sperare di riuscire a disinteressarsi dell’opinione degli altri (o meglio: “fregarsene!”)
  • sentire di dover cambiare, attribuendosi la colpa di non essere capaci a farlo

Bisogna dire, innanzitutto, che sono due strade che si scontrano ben presto con il fallimento.

Quello che accade, solitamente, è che una persona si sforza di cambiare qualcosa nella propria vita, magari forzandosi ad uscire, ad accettare inviti, a parlare con qualcuno, per poi scontrarsi con una dolorosa esperienza di fallimento nel momento in cui non riesce a soddisfare le proprie aspettative.

A questo punto, questa persona tenderà a fare un passo indietro, ad essere un po’ meno “socialmente coraggiosa”, fino a che di nuovo il senso di insoddisfazione non avrà fatto capolino e con esso il rischio di vedere ripetersi il ciclo.

[Domando scusa per la schematizzazione eccessiva: la vita delle persone è sicuramente più ricca. È anche vero, però, che è utile tenere a mente questo copione per capire qual è lo schema generale che tende a far fallire il tentativo di imporsi un cambiamento.]

Perché si finisce per fallire…

Impegnarsi a capire come non avere più paura delle persone di solito passa per dei fallimenti, proprio come quelli che ho appena descritto.

Da questi tentativi falliti, però, si può imparare moltissimo.

Anzi, direi che in essi c’è la chiave per capire qual è l’aspetto più importante della paura delle persone.

I due atteggiamenti opposti, l’obbligarsi a cambiare il modo di avvertire l’opinione altrui e l’obbligarsi a cambiare da dentro perché “si è sbagliati”, nascondono uno stesso atteggiamento verso se stessi.

Un atteggiamento severo, implacabile, che non ammette errori.

La domanda da farsi, a questo punto, è:

“Chi è che mi giudica così severamente?”

C’è da avere paura degli altri oppure… di se stessi?

Quello che si finisce per riscontrare è che le persone che temono la severità degli altri finiscono per essere molto severe con loro stesse.

Ma… perché questo dato è così importante?

Di cosa soffre chi ha paura delle altre persone?

La paura degli altri è un’espressione di sofferenza che si può presentare in diverse condizioni di vita penalizzanti sul piano emotivo.

Nella depressione, ad esempio, è frequente una sensazione di stanchezza e sfiducia, all’idea di incontrare gli altri, dominata dalla sensazione che il contatto con gli altri richieda delle energie che non si hanno a disposizione.

La vera e propria paura degli altri, di origine ansiosa, è qualcosa di caratteristico della fobia sociale.

[Se ti interessa un approfondimento, ho scritto un articolo più approfondito sulla fobia sociale e i vari modi in cui si manifesta.]

Come dicevo all’inizio, la paura delle persone è caratterizzata da ansia e sofferenza soggettiva.

Ora, però, possiamo mettere in relazione questi due aspetti.

In chi ha paura delle persone, l’ansia ha una paradossale funzione protettiva che serve ad evitare quelle situazioni in cui ci si aspetta di provare emozioni negative come vergogna, umiliazione, imbarazzo.

Il vero nemico non è l’ansia, ma la convinzione profonda che si riceveranno delle critiche.

Anzi: la convinzione di essere criticabili.

Per orientarsi sul serio, bisogna invertire la prospettiva. Non è tanto importante il concentrarsi sulle critiche, ma sul fatto di sentirsi esposti  a delle possibili critiche. Questo non è un fatto che può capitare o non capitare, ma una sensazione interna di fragilità che sta sullo sfondo quando ci si trova a prendere delle decisioni, a fare delle riflessioni su di sé e, chiaramente, ad interagire con gli altri.

Come suggerivo poco fa, quando una persona che ha paura degli altri vuole passare all’azione e sbarazzarsi di questa paura, finisce per radicalizzare la propria posizione.

Si tratta come un babbeo che deve farsi grosso:

“Fregatene! Cambia! Datti una mossa!”

Si rivela più severo dei propri aguzzini (gli altri), proprio perché la severità che tanto si teme ha origine dentro di sé.

 

Torniamo al punto. Come non avere paura delle persone?

Bisogna, insomma, cambiare rotta, smetterla di preoccuparsi degli altri ed iniziare ad occuparsi di sé.

Anzi, direi“preoccuparsi per sé”.

Perché ci si sottopone a questa tortura di ritenersi costantemente insufficienti?

Dove sta scritto che dev’essere così?

Puoi finalmente iniziare a trattarti con rispetto?

Credo che quest’ultima cosa sia la più importante che posso dire, come psicologo: è fondamentale sentire che si può essere trattati con rispetto.

Si può cambiare e anche iniziare a pensare di farlo senza farsi ulteriori violenze.

Più facile a dirsi che a farsi, certo. Nei casi felici, però, si riesce a convincere se stessi che le parole gentili e rispettose che qualcuno ha usato per te non sono banalità, ma il sincero riconoscimento di un rispetto per se stessi che deve essere la base naturale da cui partire per riuscire ad affrontare il mondo a testa alta.

Per ciascuno, la psicoterapia svolge una funzione diversa.

Per chi ha bisogno di capire come non avere paura delle persone, spesso ha il ruolo di abbassare livello di ansia in modo da creare un ambiente favorevole ad incontrare se stessi, conoscersi e… sopportarsi.

Diventa una palestra per imparare a tollerare le proprie mancanze che ci sono e sono lì, umanamente, per forza.

Il fatto di riuscire a vedere (e a trovare!) la tolleranza negli altri, così, diventa una conquista della tolleranza verso di sé.