Paura del giudizio degli altri. Cause e come liberarsene

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Approcciarsi alle relazioni con gli altri quando si è una persona che ha una forte paura del giudizio degli altri è un po’ come maneggiare delle pentole quando non si hanno a disposizione le presine, cioè si ha una certa autoprotettiva paura di scottarsi.

In realtà il giudizio degli altri è anche una cosa utile: aiuta a muoversi nel mondo quando non si ha ancora avuto il tempo e il modo di farsi un’idea soggettiva precisa delle cose.

Paura del giudizio degli altri (o di sé?)

Quella del giudizio degli altri è una funzione di ampio respiro:

  • vale sia quando si cerca un qualche prodotto online e si guardano le recensioni per farsi un’idea se sia un buon prodotto e se funzioni,
  • e sia quando si entra in contatto con un fatto magari capitato a un
    conoscente che si sente che muove emotivamente, ma  del quale non si sa bene che tipo di opinione farsi.

Questo è un esempio di quando la funzione del giudizio degli altri viene applicata a delle cose o a degli eventi separati da sé.

Quando invece questo giudizio degli altri tocca se stessi è comunque qualcosa che ha un fine utile, sostanzialmente perché serve a capire che cosa ci potrebbe essere di buono o di cattivo dentro di sé.

Questo processo di distinzione si basa proprio su quello che piace che non piace agli altri: queste reazioni diventano uno spunto per conoscersi meglio.

Per alcune persone, però, gli altri mandano soprattutto un tipo di messaggio forte e chiaro, cioè:

Tu e quello che fai non andate bene

e quello che si scopre quando si inizia a conoscere sul serio una persona che è molto influenzata, molto in difficoltà davanti al giudizio degli altri è che è come se dentro questa persona ci fosse un giudice zelante e severo, o per farla breve, un giudice piuttosto cattivo.

E oltretutto questo giudice tende avere una particolare abilità nello stabilire delle alleanze con le persone che sembra proprio che la pensino come lui. Bastano pochissimi segnali perché questo giudice interno inizi a suggerire all’orecchio della persona che ha particolarmente paura del giudizio degli altri delle cose del tipo:

Lo vedi che ho ragione? Lo pensa anche lui che tu sia tutto sbagliato e che niente di quello che fai va bene

Paura del giudizio degli altri: liberarsi di un giudice maligno

Se è vero che chi ha una paura eccessiva del giudizio degli altri è vittima della presenza ingombrante di una sorta di giudice interno, è anche vero che si tratta di una figura che non può essere semplicemente sollevata dal suo incarico.

Non può essere così perché sarebbe sostanzialmente un’automutilazione: quel giudice è parte di sé e serve da guida interna.

Serve proprio per capire:

  • quando si può essere orgogliosi di quello che si fa,
  • soddisfatti,
  • quali obiettivi siano in sintonia con sé,
  • quali obiettivi abbia senso perseguire attivamente.
  • Cose di questo tipo, insomma.

Cioè, è come se ciascuno di noi avesse un giudice dentro di sé, che solo in alcune persone assume tratti così spietati.

Quando però questo giudice è troppo severo non riesce a guidare e consigliare un bel niente.

Tutto quello che invece fa è inibire, impedire di fare delle scelte, mettere dei muri quando si desidera avvicinarsi a delle persone per farsi un amico, per avere una relazione, per farsi valere sul posto il lavoro o per farsi valere quando si è potenziali vittime di un sopruso.

[Alle difficoltà in amicizia ho dedicato uno specifico articolo]

Insomma quello che è necessario fare è di dare una bella ridimensionata a questo giudice.

E qui c’è una grande precisazione da fare: questo ridimensionamento però non corrisponde a quella voglia, prospettiva e desiderio di fare finalmente come se dell’opinione degli altri non importasse nulla.

La capacità di non dare nessun peso all’opinione altrui è una cosa che soprattutto chi ha una forte paura degli altri molto spesso si propone e desidera fare, ma che è praticamente impossibile da mettere in pratica.

Si tratta di una cosa così difficile in quanto non si tratta solo di arginare i giudizi che arrivano dall’esterno, ma di gestire contemporaneamente (soprattutto) quelli che provengono dall’interno.

Ridimensionare questo giudice vuol dire sia iniziare a capire quale sia stata la condizione che ha portato ad attribuirgli soggettivamente un potere così grande, cioè la condizione di vita che ha portato ad avere un’immagine di sé così negativa.

Insomma, si tratta di riprendersi la libertà di iniziare a costruire un’immagine di sé più generosa.