Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Trovarsi davanti ad un figlio aggressivo è una delle situazioni più dolorose e difficili da gestire su un piano emotivo, per i genitori.
Ad esempio, ci si trova molto di frequente a chiedersi se non sia perso il controllo della situazione e se si sia efficaci come genitori. Si tratta cioè di una situazione che può mettere in crisi sul piano della propria identità di genitori.
Ed è una questione difficile da gestire anche da un punto di vista concreto, pratico, soprattutto quando questa aggressività esce dai confini della famiglia dove è abitualmente confinata.
Mio figlio adolescente è aggressivo. Cosa fare? Quale obiettivo?
Solitamente, l’aggressività dei figli adolescenti tende ad investire prima di tutto i genitori, la stanza del ragazzo e le cose di casa; solo in alcune situazioni si estende anche al mondo esterno.
Quando l’aggressività tende ad investire i compagni di scuola o altri ragazzi, ad esempio, le cose si complicano perché diventa necessario chiedersi quanto l’aggressività sia qualcosa di centrale per l’economia interna di quel ragazzo.
Questo ci porta a fare una prima precisazione su questo argomento e la più importante di tutte, forse: l’unico obiettivo di un intervento sull’aggressività di un adolescente non può essere quello di spegnerla.
- Ovviamente ne vanno limitati gli effetti, per quanto possibile: va messo un freno.
- È importante non mettersi nella posizione di vittima, finendo incastrati nei ruoli molto polarizzati di figlio-aggressore e genitore-vittima,
- È importante anche riuscire a creare dei divieti che limitino la portata distruttiva di questa aggressività quando è rivolta all’esterno della famiglia perché soprattutto in quei casi che tende ad avere delle conseguenze concrete molto problematiche, fosse anche solo dal punto di vista delle relazioni sociali di quel ragazzo aggressivo.
Uno degli aspetti più complicati di questa situazione, come dicevo, è che l’aggressività non può essere estirpata completamente e c’è un motivo molto semplice alla base: l’aggressività è una delle componenti fondamentali della vita di ciascuno a qualsiasi età.
So può dire che l’aggressività è una sorta di tensione verso l’esterno da parte di una persona che cerca di modificare delle cose al di fuori di sé in modo da regolare però un proprio stato interno.
Mio figlio adolescente è aggressivo. Il ruolo dell’aggressività
“Esterno” e “interno” sono due componenti essenziali nelle dinamiche legate all’aggressività:
“Spacco tutto per stare meglio“.
L’adolescente aggressivo si dà l’obiettivo di eliminare una minaccia in modo da liberarsi dalla posizione di persona minacciata.
Quando un ragazzo diventa particolarmente aggressivo è come se l’aggressività diventasse, rigidamente, il principale strumento con cui quel ragazzo gestisce i propri stati interni e questo può assumere tante forme:
- dal diventare verbalmente aggressivo nei confronti dei genitori,
- al fare delle specie di lotte simulate, senza una reale intenzione di far male, dove però spesso perde parzialmente il controllo (per cui un po’ di male si finisce per farselo comunque. Spesso si tratta di aggressività nei confronti della madre, ad esempio).
- L’aggressività può rimanere prevalentemente all’interno di casa oppure quel ragazzo può iniziare a diventare un violento e a identificarsi all’interno del suo contesto sociale come un ragazzo violento.
Tutte queste declinazioni dell’aggressività tendono ad avere due obiettivi:
- quello di eliminare degli stimoli spaventosi, preoccupanti, inaccettabili, che fanno arrabbiare insomma, che sono all’esterno del ragazzo,
Ad esempio, questo accade in quei ragazzi che davanti ad una manifestazione di debolezza in un’altra persona, ad esempio un coetaneo, possono assumere un atteggiamento arrogante, diciamo aggressivo a parole, svalutante a parole. Con le parole schiaccia l’altro.
La prevaricazione può essere però anche fisica (tipo bullo), cioè umiliando o attaccando il coetaneo o, in un modo più plateale ed estremo, cioè creando l’occasione per una rissa.
- L’altro obiettivo fondamentale dell’aggressività, strettamente legato al primo, è quello di costruirsi un’identità più rassicurante. Una versione di sé di cui si ha più rispetto.
Si tratta cioè di ostruire un’identità che permetta di vedere nello sguardo impaurito degli altri la prova del fatto di essere forti e di essere la persona che controlla gli esiti di questa situazione.
“Tu non puoi criticarmi, non puoi dirmi quello che devo fare, non puoi trattarmi male perché io sono quello forte e se tu metti in dubbio questa mia convinzione su di me, ti meno finché non stai zitto, oppure ti faccio sentire così insignificante che ti passerà la voglia.
E, soprattutto, lo faccio prima che a me possa venire il dubbio di dover essere io a sentirmi insignificante“.
Mio figlio adolescente è aggressivo. Cosa fare per aiutarlo?
In alcuni casi, questo modello di funzionamento è particolarmente caratterizzato da rigidità, nel senso di un tentativo di escludere alcuni contenuti dalla propria vita emotiva, psicologica, allo scopo di continuare la propria vita come se non esistessero.
Nel caso specifico dell’adolescente aggressivo, le componenti che tendono a venire escluse dalla vita emotiva sono quelle legate alla possibilità di vedersi come fragile, di vedersi come bisognoso, di tollerare l’idea di essere inadeguati in certe situazioni, di non sapere che cosa fare.
Bisogna tenere a mente che queste sono delle caratteristiche particolarmente esasperate nell’adolescenza, un’età in cui l’adolescente si trova costantemente a confronto con il “nuovo” o, meglio, delle esperienze in cui lui… non sa cosa diavolo deve fare.
L’aggressività di cui stiamo parlando, da un certo punto di vista rappresenta l’esasperazione di quella supponenza ed l’arroganza che è così comune fra gli adolescenti e che spesso manifesta il loro bisogno di sentirsi incredibilmente bravi, migliori degli altri o geniali.
Questa aspirazione all’eccezionalità costruisce delle isole emotive in cui ci si può confortare al pensiero di un’idea grandiosa di sé: queste isole del pensiero in cui pensare a sé come eccezionali forniscono il carburante necessario per andare avanti quando invece i propri naturali fallimenti fanno avere un’idea svalutata di sé.
Ecco, come sempre quando si parla di questo genere di argomenti si fanno delle semplificazioni, nel senso che è vero che l’aggressività diventa il centro della vita emotiva di questi adolescenti, ma ovviamente non è il cento per cento di quello che loro fanno e pensano.
[È come se questi adolescenti rabbiosi si industriassero a trovare una soluzione ai problemi dell’adolescenza che è diametralmente opposta a quella degli adolescenti con bassa autostima. Gli adolescenti aggressivi fanno di tutto per dare fondatezza ad una propria immagine di superiorità nei confronti degli altri.]
Questa considerazione apparentemente banale in realtà è piuttosto importante, perché dobbiamo porci la domanda di quanto sia radicato questo atteggiamento in loro e quanto spazio ci sia invece dentro di loro per comportarsi in modo diverso, per iniziare a sentire, a pensare in un modo diverso.
Il primo indizio, il primo parametro che si ha a disposizione sono quei momenti in cui questo ragazzo fa marcia indietro, in cui cioè mostra di avere dei sentimenti di colpa, di vergogna per quello che ha fatto, dei momenti in cui si scusa con i genitori per come si comporta con loro, per i disastri che combina, perché insomma sente che dovrebbe, vorrebbe essere diverso.
Queste aperture permettono di vedere come l’aggressività non sia un obiettivo ma uno strumento.
Non è l’aggressività in sé a dare sicurezza e piacere al ragazzo che ne fa uso, ma è quello che l’aggressività ottiene, il posto che gli dà nel mondo, il posto che gli dà rispetto agli altri.
Quando si pente e si apre con i suoi genitori, quell’adolescente dimostra di non pensare rigidamente che quello rabbioso sia l’unico modo di vivere possibile per lui.
Mostra anche che lui stesso desidera trovare una soluzione alternativa e quelli sono il momento in cui diventa anche possibile iniziare a proporgliela.
Quelli in cui si apre sono dei momenti in cui accetta una forma di contatto con la propria debolezza, con una propria sofferenza.
Mostrarsi vicini a lui, proprio in quei momenti, e proporgli di prendersi cura di quella parte di lui che di solito rimane sepolta ha un gran valore, anche di rassicurazione, nel senso che gli dimostra che nonostante si sia comportato in un modo aggressivo non è tutto perduto, non ha distrutto ogni legame con gli altri e che anzi può avere la speranza di trovare qualcuno che accolga il suo messaggio.
Ecco, questa è una cosa importante da tenere a mente, perché gli episodi aggressivi talvolta fanno perdere la speranza che ci sia una parte in quel ragazzo che sia ancora capace di ascoltare, di comportarsi in un modo più docile.
Fortunatamente però nella maggior parte dei casi non è così, dentro questi ragazzi c’è spazio per un dialogo e per accettare una proposta di aiuto. Solo che, spesso, faticano a trovare le parole per formularla.