Mia figlia soffre di attacchi di panico

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Se gli attacchi di panico e l’ansia più in generale sono una delle forme di espressione di una sofferenza psicologica più diffuse, le ragazze che soffrono di attacchi di panico meritano una attenzione specifica.

Mia figlia soffre di attacchi di panico: perché le ragazze?

Parlo di ragazze proprio perché è utile avere un’attenzione diversa nel caso in cui siano delle adolescenti femmine o degli adolescenti maschi a presentare questo tipo di problema.

Il perché necessità di un approfondimento più fine, però ha una sua utilità partire anche da dei dati molto concreti.

Uno dei dati più significativi è quello che vede i disturbi d’ansia essere molto più rappresentati nelle femmine che nei maschi; è più probabile cioè che sia una ragazza a soffrire di attacchi di panico altre manifestazioni ansiose rispetto ad un ragazzo, e, inoltre, a soffrirne per un tempo più lungo e con più possibilità di ricaduta.

Cambia in un certo senso anche la qualità con cui viene sperimentata tipicamente l’ansia; nelle ragazze cioè, è più forte una sensazione soggettiva di angoscia, un’angoscia che non sembra essere immediatamente specificabile e non è tanto una paura di qualcosa, ma una sensazione di pericolo legato uno stato interno di disagio.

Allo stato attuale non possiamo dire di essere in grado di rispondere alla domanda:

perché è diverso il modo di sperimentare l’ansia e la forma dell’ansia nei maschi che nelle femmine?

però alcuni punti fissi non possiamo dire di non averli, per fortuna.

E allora alcune riflessioni che sono utili e che si possono fare a partire dai dei dati concreti le possiamo fare: il primo che l’ansia ha una funzione di segnalare una sofferenza della mente.

Un po’ come avviene con una febbre che segnala un infezione, l’ansia può segnalare il fatto che la mente si sta arrovellando per tentare di gestire delle emozioni forti e dolorose che per il momento non sono state gestite.

Nel caso degli attacchi di panico, che sono la manifestazione d’ansia più forte a cui possiamo assistere, è come se ci si trovasse davanti ad un cortocircuito.

La mente non riesce a gestire la problematica emotiva cui è stata sottoposta e va in una situazione di allarme a cui corrisponde anche una forte attivazione corporea che non fa che confermare quella allarme.

Parallelamente però l’ansia ha anche una funzione protettiva, nel senso che testimonia proprio il fatto che la mente si sta tentando di occupare del benessere del soggetto che prova ansia.

Questo non è piacevole, come non è piacevole avere la febbre, però è necessario che ci sia, nel senso che non possiamo prendere per scontato chiaramente che un ragazzo o una ragazza sia attrezzata per occuparsi di una difficoltà emotiva. L’ansia testimonia la tensione interna che quell’adolescente prova nel tentativo di trovare una soluzione alle proprie difficoltà.

Nel tentativo di gestire una soluzione del genere, la mente di un ragazzo o di una ragazza può impegnarsi a tentare di non pensare, a tentare di espellere un pensiero o un ricordo di una situazione dolorosa.

Mia figlia soffre di attacchi di panico: pensieri dolorosi

In realtà ogni forma di difesa dal contatto con un pensiero doloroso rischia di trovarsi disarmata nel momento in cui quel contatto diventa inevitabile.

Spesso i pensieri fonte di angoscia sono legati a delle situazioni ricorrenti, come ad esempio

  • la sensazione di essere in una situazione di fragilità nel momento in cui ci si trova fuori di casa [cioè una situazione in cui l’uscire è percepito in sé come problematico e non la paura di uscire per stare con gli altri],
  • o la sensazione di essere esposti ad una vergogna ingestibile quando ci si trova esposto allo sguardo degli altri in una situazione di confronto pubblico, diciamo, come tipicamente possono essere delle interrogazioni a scuola.

Quello che vediamo accadere in questa situazione è che è molto più facile trovare negli adolescenti maschi un tentativo di gestire questi pensieri angosciosi attraverso dei tentativi inconsapevoli di espulsione.

Esempi di questo tipo sono l’abuso di alcol e all’abuso di sostanze (anche la cannabis) oppure dei comportamenti pericolosi.

Faccio cioè delle cose che mi consentono di annebbiarmi e non pensare oppure che mi permettono di prendere quella sovraeccitazione interna legata alla nascita dell’ansia e trasformarla in un comportamento eccitante, dimenticandomi nel frattempo che si tratta di qualcosa di potenzialmente pericoloso.”

Il fatto che le ragazze invece siano più portate a gestire l’ansia, trattare l’ansia come una faccenda interna, di una sofferenza soggettiva con cui confrontarsi cioè, diventa un fattore protettivo.

Questo significa che si espongono ad una sofferenza soggettiva più alta, dei coetanei maschi, però allo stesso tempo possono segnalare più facilmente a loro stesse che questa sofferenza esiste.

Quello che intendo sottolineare è che è più facile interpretare una manifestazione ansiosa come un’espressione di sofferenza che tentare di interpretare un abuso alcolico frequente, reiterato come un’espressione di sofferenza.

Quando si vede, ad esempio, un adolescente maschio che beve tanto, spesso il primo istinto è quello di redarguirlo e forse intimargli di non farlo più e non di pensare alla possibilità che alcuni di quei ragazzi possono farlo anche per mettere a tacere lo spunto ansioso che sentono nascere dentro di loro.

Un altro aspetto protettivo è che una ragazza se riesce a vivere l’ansia, appunto, come ansia, si trova in un certo senso sullo stesso campo su cui va combattuto quel nemico.

Visto che si tratta di difficoltà di tipo psicologico, cioè, sono proprio le risorse di tipo psicologico quelle a cui sarà necessario appoggiarsi.

Se le ragazze vivono il disagio in termini più chiaramente psicologici, il “canale degli strumenti psicologici” diventerà per quella ragazza stessa più immediatamente disponibile.

Quella ragazza potrà pensare più facilmente:

C’è bisogno di cambiare qualcosa dentro di me e non c’è bisogno di pensarci il meno possibile a quella sofferenza.”

Un pensiero del genere la orienterà più facilmente ad un cambiamento interno, che è necessario.

Magari quella ragazza magari immaginerà questo cambiamento in un modo diverso da come avverrà effettivamente, ma questo è un altro discorso: spesso questi cambiamenti assumono una sfumatura autopunitiva nell’immaginazione di un adolescente:

Devo essere più bravo, deve imparare a non preoccuparmi, devo imparare a fregarmene.

Sostanzialmente, invece, l’elaborazione psicologica di un problema che fa scaturire ansia di solito passa per per una resa.

Ci si arrende cioè al fatto che quella cosa a si fa fatica a pensare è una parte di sé che si fa fatica a digerire, con cui non si vorrebbe avere niente a che fare.

Mia figlia soffre di attacchi di panico: ragazze che affrontano l’ansia

Come scrivevo più sopra, al momento non è possibile stabilire con assoluta chiarezza quali siano i motivi che stanno dietro all’esistenza di percorsi psicologici diversi nei maschi e nelle femmine per quanto concerne l’ansia.

Probabilmente ci sono delle motivazioni di tipo biologico e probabilmente nel senso di differenze su come è organizzato il cervello di un maschio e il cervello di una femmina.

Fanno in un certo senso parte della biologia anche l’elaborazione della propria identità di genere, che suggerisce pensieri diversi e modalità di elaborazione psicologica diverse nei maschi e nelle femmine.

Fanno però molto probabilmente parte della costruzione di queste differenze anche i ruoli culturali che sono attribuiti all’interno di un popolo ai maschi e alle femmine.

Come a dire che il contesto in cui siamo inseriti richiede una certa maschia forza ai ragazzi e che questo sicuramente è una cosa che in un certo senso aiuta. Allo stesso tempo può rendere più complicato accettare di vivere nelle difficoltà emotive e ed affrontarle come tali.

Le stesse difficoltà nelle ragazze non sono solo tollerate: alle ragazze è e in un certo senso richiesta una maggiore disponibilità verso il mondo emotivo. È un po’ come se una parte del nostro mondo avesse attribuito alle ragazze e alle donne il compito di occuparsi degli affetti, forse anche perché, per via di esperienze come il ciclo mestruale e le gravidanze, le donne sono maggiormente esposte rispetto ai maschi a delle esperienze affettivamente molto intense e di cui devono prendersi carico proprio con strumenti emotivi.

Sia avere degli sbalzi di umore che prendersi cura di un neonato sono cioè delle esperienze affettivamente intense che vanno affrontate con degli strumenti affettivi, degli strumenti psicologici.

È possibile che tutto questo esponga quindi le adolescenti in misura maggiore a quelle specie di picchi di emotività fuori controllo che sono gli attacchi di panico?

Questo è probabile, però allo stesso tempo sembra che le adolescenti abbiamo un accesso facilitato anche alla via per liberarsene, cioè non di tentare di fare come se queste cose non esistessero, ma di cercare dentro di sé una migliore gestione delle difficoltà emotive.

Questo tra l’altro si trasforma spesso in una richiesta esplicita più facile da formulare da parte delle ragazze di parlare con uno psicologo, di intraprendere dei percorsi di psicoterapia.

Questo ovviamente può segnalare il manifestarsi del raggiunto limite della tolleranza soggettiva di quella ragazza, ma può anche voler dire che quella ragazza sa che può darsi la possibilità di provare ad affrontare quello che sta vivendo e di tentare di superarlo.

Insomma probabilmente se non credesse alla possibilità di farcela proverebbe a nascondersi, invece di tentare di affrontare queste difficoltà.