Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Ci sono vari motivi per cui le ragazze si occupano e preoccupano del loro corpo più dei ragazzi. Si può approcciare questo tema da più punti di vista.
Come aiutare una ragazza che non si piace: corpo e illusioni
Il primo di questi motivi, ad esempio, riguarda il fatto che il corpo parrebbe essere più importante per le ragazze rispetto ai ragazzi, dal punto di vista psicologico, dal punto di vista sociale culturale e via di questo passo.
U altro aspetto importante è che quando le ragazze parlano del corpo stanno parlando anche e soprattutto di propri stati emotivi.
Questo non accade attraverso un discorso consapevole (del tipo “Non mi vedo bene perché non sto bene con me stessa”) ma attraverso una via indiretta, cioè provando ad utilizzare il corpo come strumento di risoluzione di problematiche emotive.
Quando una ragazza parla del proprio corpo può esprimere sia emozioni positive che emozioni negative, più frequentemente di quanto non accada con i ragazzi.
Va detto, inoltre, che le emozioni negative hanno un ruolo particolarmente importante in questa dinamica perché sono legate al fatto che entrare nei propri panni, cioè in un corpo definito con delle specifiche caratteristiche che si riconoscono come personali è un’esperienza che non può che essere almeno in parte dolorosa.
Come è noto, cioè, ciascun adolescente deve fare i conti con l’acquisizione del proprio corpo adulto, punto di arrivo di un processo di sviluppo che implica non solo l’acquisizione di tutte le capacità proprie del corpo sviluppato (es: la capacità riproduttiva), ma anche che, ad un certo punto, sarà necessario smettere di fantasticare di poter diventare qualcosa di diverso da quello che si è (es: più alte, più filiformi, con i fianchi più stretti, etc.).
Se tutto va bene, in questo processo, si arriva a riconoscersi di avere delle qualità positive, ma allo stesso tempo diventa necessario riconoscersi di avere delle qualità che si considerano negative.
Per poter arrivare a riflettere ragionevolmente serenamente sul fatto che “questo è il mio corpo e questo in qualche modo mi devo tenere” deve essere avvenuta una maturazione, fatta
- della capacità di appropriarsi man mano del proprio corpo, reale
- il che implica di essere stati sufficientemente capaci di mettere da parte tutte le speranze di diventare chissà cosa, le piccole e normali illusioni che accompagnano la crescita,
- e da cui, sempre con la crescita, si inizia a prendere le distanze, prendendo consapevolezza della loro dimensione illusoria e, quindi, a disilludersi, facendo i conti col il fatto che non tutti i sogni si concretizzeranno.
In breve, la maturazione della rappresentazione del proprio corpo passa per l’accettazione del fatto che non si sarà esattamente si spera di essere.
Come aiutare una ragazza che non si piace: emozioni negative
Sopportare le emozioni negative implicate nel fatto di prendere atto di non poter avere un determinato corpo in vuol dire imparare ad accettarsi.
Significa anche accettare, passo passo, l’idea di essere un soggetto, un’adolescente, che sta imparando a conoscersi.
“Se io mi do l’obiettivo di conoscere chi sono e mi rendo conto che per me è importante, vuol dire che non possono essere qualsiasi cosa, che domani non posso diventare né una fotomodella, né Wonder Woman solo schioccando le dita. Però, nonostante io non avrò a disposizione una consolante immagine ideale di me, questo non significa nemmeno che io non sarò niente di che: sarò io, qualcuno che avrà parti positive e parti negative, come è normale che sia“.
O, pensando in termini più immediati:
“Non sopporto il mio naso o il mio seno grande/piccolo, perché se avessero la forma che desidero allora sarei perfetta e non avrei motivo al mondo di essere scontenta di me“.
Insomma, ci sono poche cose che sono in grado di tenere una persona con i piedi per terra come il fatto di constatare di abitare il proprio corpo, dato che costringe a fare i conti con aspetti men che ideali di sé.
Come aiutare una ragazza che non si piace: presentarsi agli altri
Questo passaggio è ancora più importante per un adolescente che ha il compito di prendersi carico di una gestione autonoma di questo corpo e delle sue nuove potenzialità.
Questo significa certamente usarlo per fare delle cose che nel caso dell’adolescenza sono delle cose nuove, ad esempio quelle che riguardano la sessualità, ma, contemporaneamente, anche il fatto di pensare al proprio corpo come al proprio stabile biglietto da visita:
“Il mio corpo è il modo in cui io mi presento agli altri. Non è l’unico però mi rappresenta in una misura piuttosto significativa“.
Questi processi psichici che portano una persona ad abitare il proprio corpo come casa propria si traducono inevitabilmente in dubbi, in certezze, in tentativi di prevedere come si sarà un domani.
Si tratta, come abbiamo visto, di cose che per loro natura sono difficili e dolorose, ma è anche vero che sono cose a cui normalmente si sopravvive.
Detto questo, bisogna tenere però anche conto del fatto che ci sono alcune adolescenti il cui corpo comunica delle emozioni troppo dolorose e così invadenti da assorbire tutta la loro attenzione (o perlomeno la maggior parte della loro attenzione).
Questo sovraccarico emotivo del corpo può da tradursi in dei tentativi di gestire queste emozioni che avvengono prevalentemente in modo indiretto:
“Gestisco e combatto il mio corpo allo scopo di combattere le emozioni che il mio corpo mi fa provare“.
Le strade intraprese dalla ragazza possono essere varie:
- si può sentire l’istinto di tenere nascosto quel corpo, con degli abiti che confondano le forme,
- anche attraverso la strategia di stare in casa più il più possibile, di non farsi vedere dagli altri,
- oppure può succedere anche l’opposto, cioè sentire di volere esibire quel corpo ma che per esibirlo deve essere perfetto (o giù di lì). Alcune ragazze, quindi, sono così assorbite da quello che vedono nello specchio da tentare di correggere la loro percezione: ad esempio attraverso delle diete, dei dimagrimenti molto severi oppure tentando di intervenire in modo eternamente insoddisfacente dall’esterno con il trucco e vestiti e cose di questo tipo.
È come se dietro a queste due configurazioni ci fossero dei vissuti diversi:
- nel primo caso quello di una ragazza che si sente sconfitta e depressa,
- nel secondo caso quello di una ragazza che è come se fosse arrabbiata di non aver ricevuto un equipaggiamento sufficiente e del tutto intenzionata a di modificare quel corpo fino a che non lo piegherà alla propria volontà.
L’immagine che queste adolescenti hanno del loro corpo comunica la loro insoddisfazione,
un sentimento così difficile da sopportare che per essere meglio gestito deve essere relegato ad un aspetto specifico della loro persona, che nel caso del corpo è appunto l’aspetto esteriore.
E questo ha il vantaggio implicito di garantire una migliore gestibilità di queste emozioni dolorose:
“Mi occupo di qualcosa che sento essere in una qualche misura ora esterna a me, cioè il corpo, perché sento che non sarei in grado di prendermi carico di tutta me stessa e soprattutto potrebbe essere piuttosto doloroso il fatto di sentirmi fragile quando provo a farlo“.
Se si tiene conto di questo punto di vista, l’idea di aiutare una figlia che non si piace assume delle sfumature particolari: diventa più chiaro come possa diventare poco utile provare a parlare con lei del suo corpo nei termini di affannarsi a comunicarle “quanto sei bella, quanto mi piaci, quanto sei speciale tesoro mio!“.
Quella ragazza potrebbe essere molto poco propensa a vedere la propria bellezza.
Questo non significa però che sia del tutto sorda ad ogni intervento: con lei però si può parlare di come sta, di come questo corpo esprima delle emozioni cui può fare un po’ fatica a dare parola.
Insomma, c’è spazio per comunicare l’idea che è prendendosi cura delle proprie emozioni che potrà dare una sfumatura più positiva alla propria immagine di sé.