Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Perché mai bisognerebbe avere paura di affrontare alcune situazioni della vita?
Sentirsi imbarazzati, esitare, temporeggiare, procrastinare insomma.
È utile pensare che le emozioni siano al centro di queste situazioni.
Le situazioni difficili da affrontare, cioè, sono tipicamente situazioni emotivamente dense.
Paura di affrontare le cose
Molte situazioni di questo tipo sono legate alle emozioni che nascono all’interno di un rapporto fra persone a cui si dà valore
Si tratta di situazioni come:
- Chiarire un rapporto sentimentale in cui non ci si sente capiti o che si ha paura di affrontare.
- Parlare con un amico da cui ci si è sentiti trattati male o a cui si si sente di non riuscire a far capire quanto gli si vuole bene.
- Farsi valere sul lavoro o mettersi nella posizione di farsi riconoscere il proprio lavoro.
Altre hanno un’impronta relazionale meno chiara:
Ci si può trovare, ad esempio ad accorgersi di non riuscire a gestire facilmente alcuni piccoli problemi della vita quotidiana, come chiamare un elettricista nel momento in cui se ne ha bisogno.
Anche queste situazioni, però, spesso nascondono una componente relazionale decisiva.
Nel piccolo esempio dell’elettricista, ci sono alcuni elementi critici che possono scatenare il desiderio di evitare l’appuntamento, come il fatto di trovarsi davanti ad un estraneo che ha una competenza, che conosce una cosa di cui non si sa nulla o quasi.
Dal punto di vista psicologico, una situazione del genere può toccare diversi nervi scoperti, in base alle sensibilità personali:
- Alcune persone possono aspettarsi di sentirsi mortificate all’idea di mostrare la propria mancanza di competenza davanti a qualcuno percepito come superiore, anche se, sul piano razionale, si tratta di qualcosa che è limitato ad un campo ristretto. Dal punto di vista emotivo, però, è come se questa superiorità venisse esasperata e resa assoluta, anche solo per un ansiogeno instante, e si finisce per non chiamare per evitare il confronto.
- Altre persone si sentirebbero in una posizione di debolezza, esposte e finirebbero per avere
paura di venire raggirate e maltrattate da qualcuno che può fare di loro quello che vuole, almeno nel suo campo. Si tratterebbe, insomma, di mostrare una quota intollerabile di fragilità. - Per altre persone ancora la questione fondamentale è quella di vergognarsi di mostrare di non sapere le cose. Meglio tenersi l’impianto fulminato che mostrarsi carenti.
A complicare le cose si aggiunge poi il fatto che si tratta spesso di situazioni emotivamente piuttosto sfaccettate, in cui un elemento fra quelli che ho descritto può essere percepito come dominante in base alle proprie caratteristiche di personalità.
Affrontare le situazioni: meccanismi psicologici
Cioè ci sarà sempre una parte di ansia nell’anticipazione della situazione, di ansia legata alla reazione
degli altri e una componente di vergogna e insoddisfazione verso se stessi, talvolta
di depressione, ma una tenderà a prevalere, nell’esperienza soggettiva.
Chiamarla “ansia anticipatoria” torna utile fino ad un certo punto. Certo, si anticipa che si starà male in una situazione di cui si ha paura, ma l’aspetto fondamentale è: “Cosa mi farà stare male? Di cosa ho paura?“.
L’esempio dell’elettricista è così (apparentemente) banale che si può anche non farci molto caso.
Si inizia a porsi il problema quando si verificano situazioni simili con persone che hanno un peso rilevante nella propria vita.
Ecco, il punto è che i meccanismi psicologici sottostanti possono essere gli stessi, nelle situazioni apparentemente banali e in quelle sicuramente importanti.
Con questo intendo dire che, una volta che ci si è accorti di quale sia l’elemento critico di queste occasioni, è utile distogliere l’attenzione dalle situazioni in sé e iniziare concentrarsi invece sulle proprie caratteristiche psicologiche personali.
Cos’è che mi fa soffrire in particolare?
Proprio il bisogno di fuggire davanti a questa sofferenza, però, rende più difficile individuarla con precisione.
Quando non si riescono ad affrontare quelle situazioni della vita su cui si sente in difficoltà
si crea una sorta di dialogo fra la parte di sé che desidera fuggire e la parte di sé che desidera affrontare le situazioni avvertite come spaventose.
È come se nessuna delle due parti riuscisse a raggiungere l’obiettivo che si è prefissata, perché l’altra si mette di traverso.
Si può, insomma, pensare alla situazione come ad un conflitto fra diversi bisogni emotivi.
Qui si sarebbe tentati di dire che bisogna sbarazzarsi di quella sgradevole parte impaurita di sé, ma sarebbe un errore.
Provare a eliminarla e basta vorrebbe dire provare ad una parte di sé che ha obiettivi ragionevoli:
- non trovarsi in situazioni umilianti,
- non sentirsi incompetenti,
- non sentirsi alla mercé degli altri.
Non è pensabile di riuscire a rinunciare ad umanissimi desideri come questi.
“Evitare le situazioni che fanno soffrire” è una delle strategie fondamentali di gestione della sofferenza psicologica, una specie di elemento ricorrente che assume forme diverse nelle “psicologie” di persone diverse.
C’è da dire, però, che le persone che pensano più spesso a se stesse come qualcuno che evita le situazioni dolorose tendono ad essere quell che soffrono di ansia sociale, cioè chi ha consapevolezza di quanta paura sente a causa dell’incontro con altre persone e in situazioni che lo mettono stressanti, come accade al lavoro.
Quello che si può cercare di fare, in ogni caso, è di prendersi cura di sé fino al punto da considerare umilianti o pericolose le situazioni che meritano di essere etichettate così… ma non più di quelle!