Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Questo articolo è pensato per i genitori di adolescenti che hanno una paura irrazionale dello sporco.
Vedremo situazioni in cui questa paura rappresenta un problema, ad esempio sottoforma di disturbo ossessivo compulsivo, ma vedremo anche che si tratta di un fenomeno che comporta dinamiche che non sono estranee a nessuna persona. Ciascuno di noi, cioè, talvolta mette in atto dei meccanismi ossessivi; solo che, se non sono troppo invadenti sostanzialmente non ci si dà peso.
Prima di tutto bisogna tenere a mente che la paura dello sporco non si spiega sempre con gli stessi meccanismi psicologici.
Anzi ci scontriamo subito con un primo paradosso: se si parla di una significativa paura dello sporco a un professionista della salute mentale, è molto probabile che pensi appunto al disturbo ossessivo compulsivo come prima cosa. Le persone che navigano online prendo delle ricerche su se stesso o sul comportamento dei figli però incontrano quasi subito termini che sembrano portare verso altre direzioni.
Cos’è la misofobia e come si manifesta?
Riconoscere i sintomi della misofobia
Chi fa della ricerca sulla paura irrazionale dello sporco si trova a confrontarsi ben presto con il termine “misofobia” e termini vicini.
La misofobia è appunto la paura irrazionale dello sporco e della contaminazione.
Se ne possono distinguere due tipi specifici, misofobia o germofobia, cioè la paura dello sporco invisibile, come può essere per la maniglia di una porta che si “sa” essere sporca anche se non presenta macchie, ma che può essere fonte di paura per via dei germi che si suppone la abitino in gran quantità).
La rupofobia, invece, riguarda lo sporco visibile, come quello che dipende da una macchia visibile che spinge a ricostruirne le origini in termini catastrofici: a causare la macchia sarà sicuramente stato qualcosa di sporchissimo.
Ci sono diverse osservazioni da fare.
Questa classificazione serve soprattutto per permettere di osservare meglio l’esperienza di un’altra persona.
“Qual è lo stimolo su cui lavora la mente di mio figlio? Qual è lo stimolo su cui lavora la mente del mio paziente?“
Bisogna subito togliersi l’illusione però che possano esistere delle categorie così rigide. Sfido chiunque ad esempio a trovarmi un “rupofobico puro”. Soprattutto, è impossibile che molti pensieri sullo sporco non possono essere categorizzati in modo ambiguo e, in definitiva, appartenere contemporaneamente a più categorie.
Altra osservazione: si tratta veramente di una fobia?
La misofobia è qualcosa di simile ad esempio alla paura di prendere l’aereo c’è una cosa che spaventa, produce ansia, e da cui si vuole stare lontani?
Come suggerivo all’inizio, quello della fobia non è il meccanismo che spiega meglio questa paura dello sporco.
Molto superficialmente si può dire che il fobico è qualcuno che quando se ne sta lontano dalla cosa che gli fa paura si può concedere il lusso di dimenticarsela.
Quando una persona ha paura dello sporco di solito si vede però che non le succede così, cioè è molto più tipico che passi una gran quantità di tempo a girare attorno al pensiero di come quello sporco lo potrebbe intaccare, di quali sono le conseguenze di quello sporco e anche di come fare a liberarsene, a pulirsi.
Pensiamo al più classico degli esempi di questo tipo cioè la paura di toccare le maniglie perché queste maniglie possono essere sporche e sporcare quindi le mani. Se ci fate caso questo è il tipo di pensiero che tutti possono sperimentare ad esempio quando cioè ad aprire la porta di un bagno pubblico, particolarmente se molto frequentato come quello di una stazione di servizio. Qui mi si potrebbe obiettare che quella maniglia è obiettivamente sporca perché è stata toccata da decine di persone che hanno utilizzato il bagno e che non si sono ancora potute lavare le mani.
Dove sta il limite della quantità di sporco che consideriamo tollerabile? Qualcuno che ha una paura irrazionale dello sporco potrebbe dire che una qualsiasi maniglia è troppo sporca, non solo quella di una stazione di servizio, perché è stata toccata dalle mani di qualcun altro e non si può sapere che cosa ci ha fatto quest’altro con quelle mani.
Vedete che qua ci sono già delle implicazioni che vanno al di là dell’evento specifico?
Il senso (e molto spesso anche la cura di questo tipo di problematiche) parte dalla ricostruzione di questo senso: evitando lo sporco quella persona si sta proteggendo da qualcosa.
Tra un istante vedremo perché possa essere utile interpretare questo tipo di fenomeno in termine di fenomeni legati a un disturbo ossessivo compulsivo.
Dico altre due parole sulla questione della fobia, soprattutto per sottolineare nuovamente che perdersi in mille categorizzazioni puntuali può non essere la strada più efficace. Salzman, un autore che si è molto occupato di doc, faceva notare che la fobia può non essere una cosa troppo distante dal doc. Essere terrorizzati da qualcosa ed evitarlo, da un lato rappresenta una perdita di controllo (che come vedremo è un punto centrale del doc), ma è anche un tentativo di risolvere a monte il problema del controllo: “se io evito una certa situazione, non mi troverò a dovermi confrontare coi pensieri e le sensazioni che mi spaventano“.
Se si pensa che di solito le persone che hanno una fobia apparentemente illogica e insensata hanno spesso una storia dentro di sé sul significato di quella fobia, la differenza fra questi meccanismi diventa ancora più sfumata.
L’obiettivo di un genitore però non è quello di diventare una un’esperto a 360 gradi di salute mentale (anche perché ci sono molte domande in questo campo a cui nessuno è in grado di rispondere in modo soddisfacente). Lo scopo è di avere un’immagine coerente di quello che sta succedendo al figlio così da riuscire ad aiutarlo.
Misofobia e DOC: Il Disturbo Ossessivo Compulsivo da Contaminazione
Ossessioni: i pensieri invasivi sulla contaminazione
Come dicevo, Misofobia e Doc sono cose molto legate.
I pensieri misofobici, cioè, molto spesso sono pensieri di natura ossessiva. Sono cioè idee persistenti e intrusive, cioè pensieri che tendono a tornare ripetitivamente nella mente, generando ansia e sono pensieri che sono percepiti come spiacevoli e irrazionali.
In questi casi si parla di uno specifico tipo di disturbo ossessivo compulsivo, cioè il doc da contaminazione. Come abbiamo già detto, pensare a delle categorie così specifiche può essere fuorviante, perché è raro che una persona col doc non presenti diversi tipi di pensieri ossessivi.
Parlare di doc da contaminazione però può essere utile perché porta l’attenzione sulla presenza di vari tipi di pensieri sullo sporco, che può essere sia uno sporco concreto che uno sporco simbolico, morale.
Vediamo prima di tutto degli esempi.
Pensieri ossessivi sui germi e malattie (Germofobia)
Come abbiamo visto con l’esempio della maniglia, il prototipo dell’ossessione da doc da contaminazione è : “se tocco questo, mi contaminerò e mi ammalerò “
Ho paura cioè di toccare una cosa che sporca, anche se questa attribuzione di sporcizia è irrealistica, perché ho troppa paura delle conseguenze di quello sporco. C’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nello sporcarsi e quella paura può essere concretizzata in un pensiero come: “mi ammalerò“.
lo stesso tipo di pensiero può spingere a rifiutare il contatto fisico, ad esempio perché gli altri avrebbero le mani sporche.
Questi pensieri possono essere più o meno elaborati. Ad esempio: “Se tocco la maniglia della porta del bagno, prenderò una malattia e lo trasmetterò a tutta la famiglia.”
(Lascio immaginare quanto sia stato divertente il periodo della pandemia per chi ha questo tipo di difficoltà).
Se parliamo di adolescenti, in particolare, la forma di questi pensieri può rispecchiare la quotidianità della vita familiare e i mille pericoli che offre: “La mamma ha tenuto l’insalata vicino al pollo crudo, prenderò sicuramente la salmonella. Va disinfettato tutto/va lavata con amuchina, non importa se è già condita”.
Vedremo successivamente che il coinvolgimento della famiglia è un elemento particolarmente delicato, se si parla di un’adolescente.
Pensiamo ad esempio al fatto che la mamma che è accusata di essere poco attenta in cucina può essere accusata di essere poco attenta in altre situazioni strettamente legate alla pulizia, come il lavaggio dei vestiti. Lo stesso tipo di paura della contaminazione può nascere da una vicinanza ritenuta eccessiva fra la cesta dei vestiti appena lavati e la cesta dei vestiti da lavare, magari perché queste ceste sono una di plastica e l’altra di vimini, e solo per il fatto di non essere due contenitori d’acciaio ermeticamente sigillati, lasciano il dubbio di poter lasciare gli effluvi malevoli dello sporco liberi di espandersi.
Pensieri ossessivi sullo sporco bisibile e i fluidi corporei (rupofobia)
Per quanto riguarda la rupofobia, i relativi pensieri ossessivi sono piuttosto simili: “c’è una macchia sul pavimento. È sicuramente guano di colombo, lasciata da papà che come sempre non si toglie subito le scarpe quando torna da fuori. Porta sporco dovunque”
Chi vive questo tipo di situazioni in casa sa già che è il ragazzo può sentire così tanta ansia da iniziare a prendere a male parole sia il papà che la mamma che non lo rimprovera a sufficienza.
Pensiamo anche allo stimolo di partenza che in questo esempio è il guano di colombo, cosa sicuramente più frequente in alcune città rispetto ad altre. Ogni zona avrà le sue specifiche, intollerabili schifezze.
Il punto è la presenza di uno spunto visivo che viene interpretato in modo catastrofico.
“Se sfioro il bidone dell’immondizia, devo lavare i vestiti, perché ora sono contaminati”.
Questo può accadere non solo se su quel bidone ci sono delle incrostazioni, ma anche se è semplicemente di plastica bianca ingiallita dal tempo.
Stimoli simili possono essere una gocciolina di saliva vista in controluce quando qualcuno starnutisce senza chiudersi ermeticamente la bocca. Un altro esempio può essere anche solo la condensa lasciata da qualcuno che si è appena alzato da una sedia.
Ci possono cioè essere vari gradi di “realismo” in questa traccia di sporco che va evitata.
Pensieri ossessivi sulla contaminazione mentale (pensieri magici)
L’esempio della condensa lasciata su una sedia, cioè una cosa che evapora immediatamente e che è ben diversa da una cosa come l’impronta di sudore che può essere lasciata su un attrezzo in palestra, può dare un’immagine eloquente di quanto sia importante tenere a mente che è l’idea dello sporco, e non lo sporco in sé, a costituire un problema.
In alcune forme di doc da contaminazione può essere particolarmente presente la paura di uno sporco simbolico, più che materiale.
Si può provare ad esempio il bisogno di chiudere repentinamente un pop-up ammiccante che compare navigando su qualche sito Internet. Se quel pop-up è schiettamente pornografico ovviamente la reazione può essere anche più intensa.
Un esempio simile: si può provare ansia a prendere in mano il tablet di un amico semplicemente perché si sa a che guarda video porno, cosa che può aver raccontato anche solo di sfuggita. In un’esperienza del genere si possono mescolare a paura che il tablet sia sporco perché l’amico lo potrebbe aver tenuto in mano mentre si masturbava e il pensiero che sia sporco perché ha ospitato i contenuti porno, ad esempio. Cose che rimandano a più livelli di sporcizia, materiale e morale, di cui un ragazzo può avere paura.
Questo tipo di meccanismo può interessare altri tipi di pensieri, sempre caratterizzati da emozioni intense. Per esempio si può avere paura che una serie o un film in cui vengono mostrate delle situazioni violente contagi, nel senso di suggerire pensieri violenti a me che lo sto guardando.
Questo può accadere particolarmente nei casi in cui le azioni violente sono presentate in modo positivo, o quando lo spettatore viene spinto a identificarsi con chi le compie. Un esempio può essere la serie Dexter in cui il protagonista è un serial killer che uccide però solo persone che (dal suo punto di vista) se lo meritano.
Pensieri ossessivi di questo tipo possono iniziare a farci vedere con maggiore chiarezza qual è il nocciolo del problema: con lo sporco dobbiamo per forza ad avere a che fare perché parte integrante della vita.
- Questo è sicuramente vero dello sporco materiale, perché se non avessimo un minimo di tolleranza nei confronti della sua presenza non potremmo sopportare che a fine giornata siamo meno puliti che all’inizio della giornata.
- È ancora più vero per quanto riguarda le esperienze emotivamente cariche che riguardano dei bisogni che non possiamo esaudire schioccando le dita ma che dobbiamo gestire, trovando un modo di soddisfarli che sia compatibile con il mondo intorno a noi. Come abbiamo visto, il sesso e l’aggressività sono due ottimi esempi di emozioni che possono porre problemi di questo genere.
[Una forma di doc simile, che ha lo scopo di fare fronte allo stesso tipo di pensieri, è quella del doc religioso]
La nascita dei pensieri sessuali, ad esempio, mette spesso a disagio gli adolescenti perché li espone a una parte di loro che non conoscono ancora. Molte delle fantasie sessuali che hanno spontaneamente o anche la voglia di masturbarsi rappresentano contemporaneamente bisogni poco chiari ma che premono il bisogno di essere soddisfatti, finendo per trasformarsi in qualcosa che i ragazzi possono avvertire come sbagliato. “Non ci penso perché non va bene” quindi diventa paradossalmente una strategia di gestione del problema. Una strategia inefficace, però.
Può essere utile aggiungere che anche per molti adulti il sesso non è una cosa meno misteriosa e meno capace di spaventare, probabilmente proprio per il fatto che parla un linguaggio fatto di sensazioni e di pensieri simili a quelli dei sogni. Pensieri, cioè, di cui si fa fatica a ricostruire che cosa c’entrino con sé.
Quando le persone non sanno che significato dare a un’esperienza, in breve, tendono a reagire ansiosamente, cioè ad avere paura che ci sia qualcosa da cui mettersi al riparo.
Col tema dell’aggressività siamo lì-lì. L’aggressività è una di quelle cose che è presente ovunque, solo che solitamente viene espressa in modo così indiretto che non ci facciamo molto caso. Questo accade ad esempio col sarcasmo o qualche insulto più o meno velato. Solitamente la prospettiva di avere dell’aggressività da esprimere è qualcosa che mette piuttosto a disagio le persone. Figuriamoci se non accade con gli adolescenti, che passano metà del loro tempo a chiedersi se sono giusti o sbagliati, cattivi o buoni!
[Ho scritto uno specifico articolo sul doc aggressivo, per i ragazzi che sono in difficoltà con pensieri ossessivi di natura aggressiva]
Compulsioni: i rituali di pulizia e controllo
Avere un doc da contaminazione significa anche rispondere alle ossessioni sullo sporco con delle compulsioni capaci di eliminare l’ansia. La compulsione è appunto un’azione eseguita per neutralizzare l’ansia, in modo coattivo, cioè con la percezione che sia un passaggio obbligato.
In questo caso, l’esempio classico è lavarsi compulsivamente le mani.
[Ho dedicato un articolo a questo rituale]
Fare ripetutamente la doccia è, può essere un altro esempio.
L’aspetto fondamentale, in breve, è compiere un’azione che annulli lo sporco.
L’urgenza dell’azione può essere giustificata dall’intensità della paura. Si può avere ad esempio paura di aver toccato qualcosa che sporco di feci e allora diventa necessario lavare le mani con particolare cura.
L’irrazionalità dell’azione viene tradita dal fatto che si valuta quanto efficace e quel lavaggio secondo dei parametri personali.
Ad esempio, si può dover lavare le mani completamente sette volte di fila. Se si ha paura di aver perso il conto può essere necessario ripartire.
Un’altra piccola divagazione per capirsi meglio. Alcuni anni fa era uscito un film che si chiama Talk to me in cui alcuni adolescenti riuscivano a parlare con i defunti attraverso una serie di operazioni da compiere su una mano imbalsamata. Un rituale, insomma. Ci sono delle cose che permettono che questo rituale avvenga in sicurezza, ad esempio il fatto di non stringere la mano per più di 90 secondi. Ovviamente, nel film la regola non viene rispettata e iniziano a succedere dei disastri.
Questo film è solo uno degli esempi possibili di come come dentro ciascuno di noi ci sia la tendenza a pensare che facendo certe cose un certo esito è assicurato. Si potrebbe dire che i tanti film che si basano sui disastri che derivano da un rituale fallito o interrotto hanno a che fare con la paura di non essere capaci di controllare gli eventi.
Un esempio più banale, può essere quello della fiducia sfrenata che alcuni di noi hanno nel fatto che lasciare accesa in casa una luce accesa, visibile dall’esterno, abbia il potere di tenere lontani i ladri, come se si trattasse di vampiri che scappano automaticamente davanti all’aglio.
In chi ha un doc, questo meccanismo di ricerca del controllo sugli eventi per prevenire eventi dannosi è particolarmente forte e rigido.
Fare in modo che un oggetto contaminato non ne tocchi uno non contaminato, come nell’esempio dei due cesti nella lavanderia che ho fatto prima, o controllare religiosamente le scadenze dei cibi ha questa funzione qui, di esercitare un controllo che sia capace di governare la realtà esterna.
Possiamo dire però che il punto, di queste azioni, l’obiettivo finale, è soprattutto il controllo della realtà interna.
Curare la misofobia
Abbiamo visto che misofobia e doc da contaminazione sono cose strettamente collegate.
Abbiamo visto anche che il punto principale è quello di non entrare in contatto con l’idea dello sporco, più che con lo sporco in sé.
Molto spesso attorno all’idea dello sporco si costruisce una nuvola di caratteristiche morali, che riguardano una serie di direttive date a se stessi: “devo essere così (cioè non-sporco)”.
Negli adolescenti queste cose sono particolarmente delicate proprio perché è normale che gli adolescenti si chiedano che tipo di persone sono in realtà.
- “Mio figlio ha paura dello sporco” può voler dire soprattutto “mio figlio ha paura di essere una persona sporca”.
- Questa paura e così intensa e disturbante che ha bisogno di travestirla, di percepirla con meno intensità.
- Trasferire l’idea dello sporco moral sull’idea dello sporco fisico ne è un esempio.
E come se una persona che ha così paura di questa idea avesse l’ambizione di essere puro, perfetto, e utilizzasse il controllo della realtà, il fatto di non contaminarsi, di evitare tutto quello che mi può sporcare moralmente, per mantenersi appunto puro.
È come se una persona del genere giudicasse così negativamente la prospettiva di non essere puro da essere disposta a dei grandi sacrifici ad esempio ad essere sempre sul limite dell’ansia e anche di limitare molto la propria libertà, ad esempio con lavaggi ripetuti.
In adolescenza questo tipo di fenomeni può diventare il tentativo di trovare una strada piuttosto faticosa per crescere. “Voglio assicurarmi di poter diventare grande e di poter diventare una persona che mi piace, quindi mi metterò a lavorare sodo su questo facendo il possibile per mantenermi puro“.
Anche se è vero che in persone così e nelle loro famiglie può essere particolarmente presente una certa rigidità o attenzione alle regole, bisogna essere molto prudenti a parlare di cose del genere come cause della nascita di questi disturbi. Se fossimo in grado di prevedere con sicurezza quali sono le famiglie in cui un figlio con determinate caratteristiche svilupperà un doc, avremmo probabilmente messo già in piedi degli efficienti sistemi di prevenzione.
La verità e che sono fenomeni che capiamo in modo molto parziale, quindi non c’è motivo di colpevolizzarsi se si teme che il figlio sia rimasto contagiato da una certa rigidità che si è pronti a riconoscere a se stessi per primi. Basi pensare al fatto che, anche davanti a genitori con caratteristiche del genere, i ragazzi che non sviluppano un doc rimangono la maggioranza.
Questo è il tipo di cose che specifico sempre perché credo che non ci debba essere nessuna tolleranza nei confronti di un professionista che rischia di far sentire sbagliati i genitori, sia perché si rende loro più difficile il rapporto con chi si occuperà del figlio, sia perché sul piano scientifico si tratta di una baggianata.
[Ho scritto un articolo approfondito sul disturbo ossessivo compulsivo in adolescenza, dove si possono trovare altre considerazioni sui suoi funzionamenti e sulla cura]
La terapia del doc da contaminazione / misofobia
Ora, abbiamo provato a descrivere con chiarezza il meccanismo d’azione che sta dietro alla doc da contaminazione. La naturale conseguenza dovrebbe essere che la terapia della misofobia possa essere descritta come cose qualcosa di perfettamente coerente quei problemi per come li abbiamo descritti finora.
Come sempre, nel caso della psicologia e della psicoterapia, le cose non sono così semplici.
Ad esempio, ascoltando altri professionisti potreste trovare delle descrizioni piuttosto diverse dello stesso tipo di problemi. Descrizioni che non si soffermano molto sui contenuti dei pensieri che riguardano lo sporco, ad esempio, e che definiscono tutto il problema in termini di meccanismi e processi che “funzionano male” e che vanno in un certo senso rieducati, che vanno resi meno rigidi.
Tipi di descrizioni diverse tendono a rappresentare diversi approcci ai problemi sia da parte dei professionisti che da parte dei pazienti. Nel caso del disturbo ossessivo compulsivo questo è un tema enorme.
Ci sono pazienti con disturbo ossessivo compulsivo che sono molto ben disposti a lavorare duro e ad allearsi col terapeuta sulla costruzione di strategie che li aiutino prima di tutto a liberarsi dei sintomi.
Ci sono altre persone, con caratteristiche diverse, che è come se dicessero al terapeuta
- “i sintomi sono fatti miei e tu non te ne devi occupare“
- oppure “sono delle cose che mi fanno così male che non accetto ancora di parlarne a fondo“
- oppure “sento di averne così bisogno che per il momento voglio lasciarli lì“.
Queste persone di solito sono molto interessate a capire come il doc faccia parte della loro personalità, come il doc sia un tentativo a trovare una soluzione per i problemi della loro vita.
Facciamo finta che queste categorie di persone siano molto ben distinte fra di loro anche se sappiamo che ci sono molte sovrapposizioni che renderebbero più sottile il discorso. Bene, le persone più orientate a liberarsi dei sintomi tendono a rispondere meglio a terapie molto strutturate come la terapia cognitivo comportamentale.
La seconda categoria di persone quelle che hanno il bisogno di cambiare imparando delle cose nuove su di sé, dando al terapeuta e il ruolo di guida nella crescita personale, tendono a rispondere meglio ad una psicoterapia psicoanalitica ad esempio (che, per chiarezza, è il tipo di terapia di cui mi occupo io con i colleghi di TuoPsicologo).
Si può vedere che cura della misofobia può voler dire cose molto diverse per persone diverse.
[Per essere chiari: questo è un tema piuttosto discusso nel mondo della psicoterapia e su cui si è lontani dal dare risposte certe e definitive. Si può dire che una parte del mondo della psicoterapia vorrebbe suggerire che ciascun “disturbo” ha una propria cura specifica, mentre un’altra parte ritiene che sia più importante trovare la terapia giusta per un determinato tipo di persona, il che ha a che fare con il tipo di problema che ha ma, soprattutto, con la sua personalità. La mia posizione personale è più vicina a questo secondo approccio]
Per le famiglie è importante trovare qualcuno che le guidi in questo tipo di scelta.
Ammetto che ho la presunzione di credere di essere piuttosto trasparente su questo tipo di di questioni e di aver più volte inviato all’esterno dello studio i pazienti che ritenevo sarebbero stati aiutati meglio da altri colleghi.
[Una nota per sorridere: se avete seguito con attenzione questo articolo potreste aver già rintracciato in queste ultime parole un altro dei meccanismi ossessivi normali della quotidianità, cioè la disponibilità a fare un sacrificio apparente, come rinunciare all’illusione di essere capace di curare tutti, per guadagnarsi una superiorità morale sui colleghi che invece si credono dei “padreterni”.]
Ripeto, la cosa importante è avere chiaro il tipo di persona che si ha davanti e cosa potrebbe farle bene.
Questo è molto difficile da spiegare con chiarezza perché, come dicevo, si tratta soprattutto di esplorare alcune caratteristiche di personalità, più che definire con chiarezza un prototipo di paziente ideale per una specifica terapia.
Molti dei ragazzi che ho visto ed abbiamo visto utilizzavano meccanismi ossessivi per fermare la crescita, per così dire, cioè per ritardare la presa di consapevolezza di aspetti emotivi e corporei della crescita che erano troppo disturbanti in quel momento. Per altri si trattava invece di essere molto disturbarti all’idea di dover comunicare e analizzare con precisione le loro ossessioni. A quello si è potuti arrivare, per così dire, “per vie traverse”, cioè aiutandoli a vedere come queste ossessioni esprimevano in un modo forte, spaventoso, dei problemi molto più banali e condivisibili di quanto non sembrasse a prima vista. Questi ragazzi avevano cioè bisogno di prendere familiarità piano piano con questi aspetti di sé (es: la sessualità).
Il ruolo della famiglia
Il fatto che la misofobia o doc da contaminazione siano un modo particolare di esprimere difficoltà comuni o perlomeno comprensibili penso sia un punto fondamentale.
Penso sia così perché molto spesso le famiglie si allarmano molto davanti a all’aspetto inconsueto di questi sintomi e rischiano di sentire in modo particolarmente gravoso il peso del pensiero di aver fatto in qualche modo male al figlio.
La vistosità dei sintomi è una cosa che fa sentire spesso molto mortificati i ragazzi stessi. Tra l’altro questo accade in un’età in cui è particolarmente importante potersi sentire come gli altri, o almeno al pari degli altri.
Avere un dialogo sereno fra psicologo e genitori, che possa di conseguenza favorire un dialogo sereno in famiglia è fondamentale.
È importante cercare un equilibrio efficace fra la normalizzazione di questi sintomi e la capacità di trattarli come qualcosa su cui lavorare.
Cioè vanno trattati come qualcosa che non è tanto spaventoso da non riuscire a parlarne, senza che questo voglia però dire che si fa finta che il fatto che ci sia o che non ci sia è indifferente.
Un approccio diretto e gentilmente schietto molto spesso è importante con gli adolescenti, perché parlare con chiarezza delle cose vuol dire prenderli per mano e aiutarli a formarsi dei pensieri personali. Se non si parla loro delle cose difficili, invece, si rischia di lasciarli soli in preda alle loro paure.
Quindi, come genitori è importante avere chiaro qual è la funzione che quei sintomi svolgono per il ragazzo per non esserne inutilmente spaventati e per essergli d’appoggio.
Una caratteristica specifica di un figlio adolescente con doc e il fatto che, per così dire, elementi caratteristici dell’adolescenza si mescolano con quelli del doc.
Cioè, per qualsiasi genitore è difficile capire quanto prestarsi alle richieste dei figli, partendo dal banale chiedere di essere accompagnati in auto in ogni luogo e ad ogni orario. In questo caso si aggiunge il fatto di essere coinvolti nei rituali.
In un certo senso, va applicato a questo caso specifico lo stesso tipo di ragionamento che si può applicare a qualsiasi altra richiesta: “mio figlio quanto è in grado di sopportare la frustrazione di un no? Quanto è in grado di usare quel mio no per crescere?“
Qualsiasi adolescente ha bisogno di essere appoggiato sulle cose su cui non ce la fa da solo, e queste cose vanno fatte con lui o per lui.
Parlando di rituali, bisogna tenere a mente il fatto che assecondare il ragazzo rischia di mandargli il messaggio che i rituali sono una cosa essenziale per fargli superare l’ansia.
Idealmente quindi bisognerebbe evitare di rinforzare le compulsioni, ad esempio rifiutandosi di lavare continuamente vestiti contagiati o pulire ripetutamente oggetti quando viene richiesto.
Anche in questo caso come in molti altri, l’ottimo è però nemico del bene. Cioè, molti genitori si lamentano giustamente del fatto che è impossibile sottrarsi del tutto a ogni forma di partecipazione a questi rituali. Insistere sul fatto che è qualcosa che va fatto ad ogni costo e rischia di trasformarsi in una fonte di inutile frustrazione per i genitori.
Solitamente è molto più realistico scegliere un comportamento da cui si riesce almeno a partire, cioè qualche forma di collaborazione a cui quel ragazzo riesce a rinunciare senza avvertire troppa ansia.
Non è solo una questione di imposizione o addestramento: “devi fare così perché te lo dico io fino a che non impari“.
Il punto è quello di creare un’alleanza: “lasciando a te la responsabilità di questo comportamento ti aiuto a vedere che funziona e svolge per te. Se me ne occupo io, va a finire che tu puoi portarti a casa solo un sollievo temporaneo dall’ansia che però a lungo andare non aiuta”.
Una distinzione cruciale: misofobia (DOC) vs. psicosi
Abbiamo visto qual è il significato prevalente della paura dello sporco e come si può lavorare su di esso.
Come dicevo all’inizio per quanto questo tipo di spiegazione sia il primo a cui andare, non è l’unico.
Un tratto caratteristico del doc da contaminazione è che il ragazzo riconosce che la paura e il rituale messo in atto per metterla a tacere eccessiva, irrazionale, sproporzionata rispetto al pericolo reale. Per quanto sia fonte di disagio il fatto di essere preda di questa irrazionalità, al ragazzo in questione è molto chiaro che si tratta di qualcosa di irrazionale che si sente molto fortemente spinto a fare. La distinzione fra realtà e preoccupazione è molto chiara.
Ci sono persone per cui questa distinzione diventa sfumata o del tutto assente. Si tratta di persone per cui la convinzione di essere contaminate diventa la realtà. Non c’è più distinzione fra la convinzione e la realtà. La differenza fra misofobia e psicosi sta in questo. Non si tratta più di una paura irrazionale, ma di una perdita di contatto con la realtà.
Solitamente non mi piace parlare online di psicosi, data la delicatezza della argomento e dato il rischio di mettere addosso alle alle persone delle paure che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno motivo di esistere.
Questa è una differenza a cui mi pare importante accennare, però, perché visto che alcune persone possono non riconoscersi precisamente nelle descrizioni, ad esempio del doc, che trovano online, è bene chiarire che i professionisti devono servire anche a questo.
A fare chiarezza.