Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Quando è il momento giusto per parlare di sessualità ai figli adolescenti?
Il momento giusto per parlare di sessualità con i figli adolescenti e quando la sessualità inizia a diventare un tema per loro nella mente e nel corpo, cioè quando con la pubertà il corpo e la mente dell’adolescente si preparano alla sessualità.
Se il discorso sul sesso nello specifico può essere nuovo, bisogna pensare che qualcosa che si inserisce in una cornice che esiste già, cioè la cornice di tutto quello che il bambino ha imparato sull’espressione delle emozioni, sul rapporto con gli altri e sulla manifestazione dell’affetto per gli altri.
Penso che una risposta a questo tipo di domanda debba chiarire un in particolare però è che credo che sia particolarmente importante: bisogna aspettarsi che un’adolescente chieda qualcosa o mostri qualche forma di interesse per il sesso per aprire il discorso? Bisogna aspettare l’accenno alla prima ragazza o ragazzo, o che proprio che la porti in casa per presentarla?
A queste domande risponderei un “no” piuttosto sicuro.
Non bisogna avere timore di anticipare alcunché, soprattutto perché è molto probabile che quella adolescente si sia già anticipato le cose per i fatti suoi.
I cambiamenti corporei dell’adolescenza suggeriscono già da soli l’idea del sesso all’adolescente.
I pensieri di natura sessuale arrivano senza bisogno che nessuno li presenti dall’esterno.
I cambiamenti fisici suggeriscono all’adolescente che inizia un’altra fase della sua vita, in cui il suo corpo è sempre di più corpo da adulto, che fa le cose che fanno gli adulti. Soprattutto, con questo corpo nuovo arrivano nuove sensazioni come l’attrazione amorosa e le sensazioni e i pensieri sessuali nei confronti degli altri.
L’adolescente poi contribuisce attivamente a mantenere accesi questi pensieri
- da un lato fantasticando sulle persone per cui sente queste emozioni nuove, come fare ad avvicinarle, come sarebbe starci insieme, cosa potrebbero dire di lui
- poi, la masturbazione accompagnata da fantasie, oggi ovviamente accompagnata dalla scelta di video online, che può essere uno degli spazi in cui l’adolescente rappresenta se stesso e il proprio piacere sessuale nel modo più diretto… (spesso però senza riuscire a percepire la continuità fra fantasie masturbatorie e il resto dei suoi pensieri).
È come se tutto questo insieme di pensieri gli servissero per anticipare “come fare“, come fare a stare con l’altro in senso generale, oltre che strettamente sessuale.
Può essere utile pensare che tutte le curiosità degli adolescenti su come si faccia a fare sesso vadano intese in senso ampio: cioè è come se gli adolescenti si chiedessero appunto “come faccio a stare con l’altro”. Una cosa molto interessante del sesso e che per accedervi quella adolescente deve sentirsi sufficientemente desiderabile per l’altro e contemporaneamente capace di soddisfare i desideri dell’altro. Il sesso cioè si presta molto bene per rappresentare l’ingresso al mondo degli adulti in un senso più ampio.
Come dicevo, tutto questo avviene spontaneamente nella mente dell’adolescente, assumendo diverse forse; ma non sono delle cose a cui pensa di certo da solo. Banalità delle banalità, pensiamo al ruolo che ha Internet in tutto questo discorso e come sempre più precocemente ragazzi (e bambini) abbiano accesso a ogni forma di contenuto sessuale.
Credo che sia importante prendere questa precocità come un dato di fatto, e prenderla di petto.
Senza che diventi necessariamente il tema di un incontro solenne, è utile che il sesso entri nei discorsi che si fanno con l’adolescente, dato che si tratta di un tema che l’adolescente ha già ben presente nella propria mente.
Qui ci si potrebbe osservare che il modo di parlare di sesso con un adolescente all’inizio della pubertà non potrà che essere diverso da quello che si proporrebbe ad un ragazzo più grande: ed è verissimo. [Un’occhiata ad un interessante documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Centro Federale Tedesco per l’Educazione alla Salute (BZgA) suggerisce proprio di pensare all’educazione sessuale formale come ad un percorso che segue un individuo durante tutto il corso dello sviluppo: ogni età ha i suoi temi]. Spesso i genitori si pongono il problema di un “discorso sul sesso” ai figli quando sembra essere il momento giusto o quando è diventato necessario, perché stanno iniziando le prime frequentazioni romantiche.
Il discorso dei genitori non può essere sostituito dai progetti di educazione sesuale fatti a scuola, perché ha una funzione diversa (a breve vedremo quale). In quest’ottica qui, il motivo più importante per chiedersi quando parlarne è di non preoccuparsi di irrompere nella mente del ragazzo con contenuti che lo turberebbero.
È molto più frequente che questa reticenza sia l’espressione del normale imbarazzo che accompagna questo tema.
Come superare l’imbarazzo di parlare di sesso con i figli?
Per superare l’imbarazzo di parlare di sesso con i figli è importante capire quale sia la sua origine.
In qualche misura, questo imbarazzo degli adulti è necessario che ci sia. Non è cioè che si può evitare del tutto e sentirne almeno un po’ può voler dire che si è capaci di toccare sul serio degli argomenti privati.
Non è una buona idea tentare di parlare di questo argomento in modo completamente asettico perché non sono di certo l’anatomia, né le meccaniche del rapporto in sé a spaventare l’adolescente.
Nel momento in cui si prova a raccontare il sesso a un adolescente, è inevitabile che ne emerga una propria visione personale.
Con questo non voglio dire che sia necessario entrare nei dettagli delle proprie abitudini ed esperienze, non è questo il punto. Intendo dire che parlando di questi argomenti si darà naturalmente più attenzione a un aspetto che a un’altro, tentando di spiegare con le parole un’attività che è fatta soprattutto di sensazioni e che quindi è difficile da tradurre in termini razionali.
Quando si parla delle cose in questo modo, è difficile non sentirsi esposti, perché è probabile che una buona parte di quello che si dirà ha a che fare con proprie opinioni e impressioni su cosa sia il sesso e su quale sia un buon modo di affrontarlo. Credo che buona parte dell’imbarazzo che si può provare non nasca tanto dall’argomento in sé è, ma proprio dal fatto che per parlarne ci si espone ed è come se si rischiasse di sentire di essere esposti ad un giudizio esterno.
“Andrà bene quello che sto dicendo?”.
Parlare del sesso non può che rievocare i contenuti del sesso stesso, cioè il fatto che in quella situazione si mettono in gioco i propri desideri e più si è in grado di essere in contatto con i propri desideri, più è probabile che le cose vadano bene.
I genitori cioè rischiano di aggrovigliarsi sull’argomento, viverlo male o limitare la discussione ad aspetti superficiali perché parlare di sesso con gli adolescenti li costringe ad un autoesame: “qual è il mio rapporto con il sesso? Sono soddisfatto e sereno di come vanno le cose?“.
Prima di iniziare a parlare può essere quindi utile chiarirsi le cose fra sé e sé e chiedersi: “che cos’è che gli voglio comunicare io? qual è il messaggio che per me è importante che gli passi?“
Tanto, un po’ si parte già sconfitti… nel senso che bisogna avere chiaro in mente che è un argomento così vasto e profondo che non si può che dare una risposta parziale! Un pezzo di strada la dovrà fare l’adolescente da solo, per capire quale sarà il suo rapporto col sesso.
Certo, tutto questo sarà più facile per lui se avrà un punto di partenza, quello che gli forniscono i genitori.
Una piccola nota: non credo che questo discorso si possa risolvere pensando “non ha senso fare le cose tanto complicate, il sesso è una cosa normale della vita e bisogna parlarne in modo schietto e basta“. Io ho molta simpatia per questa visione e questo approccio, ma penso di sapere anche che non è quello di tutti ed è giusto che sia così. Non è necessariamente un approccio migliore di altri, però, semplicemente perché anche questo propone un punto di vista specifico sull’argomento. Ad esempio questa visione delle cose può non entrare bene in sintonia con chi ha bisogno di descriversi il sesso come un’esperienza magica, onirica, poetica, soprattutto romantica e che ha bisogno di essere contattato su quel canale per riuscire ad incamerare effiacemente delle informazioni.
Il primo discorso: come avviare la conversazione su sesso e affettività.
Per avviare una conversazione su sesso e affettività quindi non serve aspettare che succeda qualcosa di particolare, che arrivi un segnale che suggerisca che l’adolescente è attento al tema del sesso.
Bisogna pensare che molto probabilmente lo è già. È utile chiedersi che cosa gli si voglia comunicare in particolare E farsi la domanda: “perché è importante che lo sappia?“. Poi, fondamentalmente, è importante fare attenzione a non far confondere il discorso con altre cose. Anche solo una verifica a scuola particolarmente importante potrebbe portare altrove l’attenzione dell’adolescente e fornirgli l’opportunità di scappare da un tema che potrebbe mettergli addosso un po’ di agitazione. Il momento giusto si può creare anche solo dicendo: “vieni ti voglio parlare di una cosa“, senza bisogno di altre giustificazioni.
È importante non farsi scoraggiare troppo se un ragazzo dice: “Queste cose le so!“, né farsi tentare dal contrattacco, provando a coglierlo in castagna verificando le sue reali conoscenze.
Non è un esame e sappiamo benissimo che ci sono tante persone che hanno una sessualità serena e gioiosa senza aver avuto l’esperienza di parlare di sesso con i genitori.
Parlarne però è un progetto che crea un’opportunità in più che dà degli strumenti di lavoro mentale a quel ragazzo. Lo aiuta cioè a pensare ed affrontare con meno ansia una cosa a cui pensare non è tanto facile, sia perché come dicevo prima è fatta soprattutto di sensazioni e sia perché è un argomento su cui la società e la cultura di appartenenza del ragazzo (e della famiglia!) gli comunicano una serie di indicazioni
- su quello che va bene o che non va bene
- su quello che è giusto o che è sbagliato
- su quello che è sporco o che è bello
e sono tutte cose che aiutano ad orientare ciascuno di noi da un lato e dall’altro rischiano di sovraccaricarci di senso di colpa e renderci più difficile essere felici.
Faccio un esempio banale (ma credo sia importante partire proprio dalle cose banali). Un ragazzo può chiedersi: “visto che in un rapporto sessuale ci si espone in un modo diverso da quello solito, cioè ci si mostra di più alle altre persone, quale deve essere il livello di intimità relazionale con la persona con cui faccio sesso?” “Insomma, quanto devo pensare al sesso, ai sentimenti e all’affetto come delle cose intimamente legate?“.
Questa è una di quelle valutazioni che non possono che essere estremamente personali.
Quello che ciascun essere umano cerca nel sesso è molto legato a quello che per lui vuol dire soddisfare i propri bisogni emotivi. La situazione sessuale ideale per lui è qualcosa che soddisfa bisogni come
- sentirsi bello
- sentirsi sicuro
- sentirsi capace di soddisfare un partner
- ovviamente di sentirsi amato.
Ciascun essere umano cerca questo tipo di riscontri in un modo un po’ diverso.
Ad esempio ci sono delle persone che preferiscono avere rapporti solo con qualcuno che conoscono intimamente e con cui c’è una relazione stretta e solida. Per altre persone che hanno per così dire dei confini più permeabili e per cui il sesso è anche un gioco piacevole che non è necessariamente legato a chissà quale profondità senza che questo però voglia dire che si tratta di esperienze superficiali.
Bene, tutto questo in breve deve portare a pensare che un adolescente non lo sa ancora come è fatto lui e che cosa cerca nei rapporti sessuali.
Parlargli di sesso può essere l’occasione per dargli degli strumenti per capire meglio queste cose su di sé. Non tanto per dirgli “si fa così!” facendogli cadere dall’alto una visione del sesso che deve applicare su di sé ma perché è inevitabile che quell’adolescente legga nelle parole del genitore una coerenza con un suo modo di essere cioè una coerenza con le altre cose di lui che conosce. Questa è la coerenza che quell’adolescente deve cercare di replicare; cioè: “devo tentare di capire qual è un modo di fare sesso che funziona bene per me e che mi fa sentire appagato e sereno; gli altri aspetti della mia personalità mi suggeriscono già come fare ed è una cosa che devo provare a capire sulla base di come mi conosco io“.
Questo tipo di approccio può aiutare un adolescente più introverso a liberarsi dell’obbligo artificiale di “darsi da fare” con quante più ragazze possibile perché potrebbe accorgersi che non gliene importa nulla. Può aiutare anche un adolescente che ha molta facilità a creare connessioni con altri a non correre il rischio di scambiare questa sua capacità per superficialità e a farsi le domande giuste: “Ma io queste ragazze/questi ragazzi li tratto bene? Sono contenti di essere stati con me anche se ci frequentiamo per poco? Queste esperienze mi lasciano qualcosa?“.
Linguaggio e Terminologia: usare le parole giuste.
So benissimo che non è un tema semplice e, descritto così, può sembrare che lo scopo sia quello di dover organizzare chissà quale conferenza, ma non è quello il punto. Il fatto di fare attenzione prima a quello che si vuole comunicare non ha l’obiettivo di essere veramente esaustivi. Quello è assurdo e impossibile, è un obiettivo che non si raggiunge nemmeno se ci si dedica una settimana di totale full immersion. (Sospetto oltretutto che in ogni caso non sarebbe l’approccio più indicato).
Il punto è riuscire a fare attenzione a non vivere con eccessiva ansia il momento in cui si parla ai ragazzi.
Di norma, so che i colloqui con i genitori che faccio io o che può fare un mio collega di TuoPsicolog sono importanti perché sto parlando con le persone che conoscono meglio il ragazzo che vedremo. Quindi, so che me lo sapranno descrivere in modi che per lui stesso saranno difficili da replicare.
È normale che succeda questo, cioè che le persone con cui abbiamo un rapporto molto profondo sappiano cogliere dei lati di noi che noi vediamo con meno chiarezza.
Dove voglio arrivare? Semplicemente al fatto che è facile che i genitori abbiano già un’idea di quali siano le cose importanti da comunicare a quello specifico ragazzo, loro figlio. La cosa a cui devono fare soprattutto attenzione, in realtà è tutto quello che rischia di mettere i bastoni fra le ruote in questo percorso.
Ad esempio, se io genitore mi rendo conto che c’è qualcosa che mi mette a disagio di questo tema è bene che mi ingegni per trovare un compromesso, cioè un modo di parlarne che per me sia accettabile e che non mi metta eccessivamente in confusione… oppure delegare questo pezzo all’altro genitore!
Poi, bisogna fare attenzione che le cose che si dicono siano effettivamente in sintonia col ragazzo che si ha davanti e che non rischino di suonare come una specie di lezioncina, cioè come qualcosa che implica una perdita di contatto e che sarebbe percepita come parole inutili da parte dell’adolescente.
Questo tipo di discorsi, più profondi, può essere anche l’occasione per capire se non ci si sta capendo bene per qualche motivo. Ad esempio, se si vede che l’adolescente si irrita si infastidisce e non accetta di dialogare sul tema, lì c’è una rottura della comunicazione che va capita perché, per quanto imbarazzante possa essere l’argomento è normale che la vita in famiglia sia fatta anche di queste cose qui.
Ci si può chiedere ad esempio se per qualche motivo il tema “sesso” sia troppo forte per quel ragazzo
- perché c’è qualcosa che lo turba nello specifico?
- perché si sente troppo indietro troppo lontano dalla possibilità di farlo, troppo piccolo, per cui diventa penoso parlare di una cosa a cui sente di non avere accesso?
Mancanza di autostima nell’adolescenza. Come riconoscere la mancanza di fiducia in sé e aiutare davvero(Il punto davanti a una difficoltà del genere potrebbe diventare proprio quella di fargli vedere che più sente addosso questa pressione è questa fretta più difficile che riesca ad ascoltarsi e a far sì diessere capace di tornare in pari con i suoi coetanei. [Si tratterebbe, insomma, di una questione legata all‘autostima])
Ma le possibilità qui sono veramente molte perché ho chiaro che con alcuni ragazzi si possono fare questi discorsi solo a singhiozzo nominandoli sopportando che vengano troncati e riprendendoli successivamente.
Se si trova troppo attrito, è importante comunicare a quel ragazzo qualche idea su quello che si pensa che lo metta in difficoltà di nuovo per dargli degli strumenti di pensiero… ma è altrettanto importante non insistere ansiosamente perché accetti di ammettere di avere delle difficoltà: deve sentirsi prima di tutto sicuro, per parlarne.
Questo di cui ho parlato finora è il quadro generale che riguarda il quando e il come approcciarsi al discorso sul sesso con gli adolescenti. Ci sono però tanti aspetti specifici di cui può essere importante parlare.
Di nuovo: lo scopo non può essere quello di fare una trattazione esaustiva dell’argomento. Bisognerà selezionare le cose più rilevanti per quel ragazzo, accettare di sacrificare qualcosa di importante per riuscire a passare un messaggio chiaro e poi, ovviamente, mica si ha una sola cartuccia da sparare: si può riprendere il tema in futuro.
Entriamo nello specifico
Sessualità, Affettività e Amore: il legame tra corpo ed emozioni.
Non esiste una educazione sentimentale degli adolescenti slegata da un discorso sul corpo. Sicuramente ci sono adolescenti che sperano di poter relegare la sessualità a questioni puramente di testa o di istinto. Questi tentativi di gestire il discorso “sesso” non funzionano, o funzionano a metà, perché danno un quadro solo parziale dell’argomento.
Parlare del corpo
- non vuol dire solo sapere delle cose che vanno imparate, tipo come funziona la fertilità, l’eccitazione o le malattie.
- Vuol dire riconoscere che molta della nostra vita non è sotto il nostro controllo consapevole e attivo.
Gli adolescenti sperimentano che attrazione e eccitazione arrivano anche quando sono ospiti non graditi o quando colgono alla sprovvista.
E qui bisogna guardare in due direzioni.
Bisogna che ciascun adolescente impari ad essere sufficientemente in sintonia con le proprie sensazioni senza averne troppa paura, imparando ad accettare quello che si pensa, si sente e anche le proprie fantasie, in particolare quelle di carattere sessuale, come una parte naturale di sé. Una parte di sé che ci sarà comunque e con cui bisogna fare i conti.
Un istante di digressione. Nel libretto delle Nozze di Figaro, l’opera di Mozart, l’adolescente Cherubino canta “Non so piú cosa son, cosa faccio / Or di foco, ora sono di ghiaccio / Ogni donna cangiar di colore, / Ogni donna mi fa palpitar”.
Ecco un’immagine molto semplice, forse anche un po’ ingenua se confrontata con gli adolescenti di oggi, ma in una manciata di versi viene riassunto molto efficacemente il gran caos che costituisce la normalità dell’adolescente che sente tutte queste cose nuove e non ci capisce un accidenti.
C’è un messaggio importante da mandare davanti al subbuglio che prova l’adolescente: “Non cacciare via questa roba dalla tua testa: sono tutte informazioni su di te. Per poterlo fare devi imparare piano piano a non prendere le cose che ti vengono in mente o su cui fantastichi alla lettera, altrimenti ti spaventi troppo. Ti spaventi perché nelle fantasie sessuali, un po’ come succede nei sogni, è normale che le persone si rappresentino in un modo più vivido e diretto di quanto non siano abituate a fare nella vita di tutti i giorni. Il rischio di avere paura di sentirti sbagliato inutilmente è dietro l’angolo, insomma“.
Quell’adolescente deve capire che quei pensieri sono come i primi indizi trovati da un detective che indaga su se stesso. Per capirci qualcosa deve raccoglierne altri: deve fare esperienza. È importante che sia curioso e che sia anche libero di chiedere confrontandosi con gli amici (che vivranno suppergiù gli stessi guai che vive lui) e confrontandosi con gli adulti, che hanno il vantaggio di averle già vissute e elaborate meglio queste cose e lo svantaggio di essersi un po’ dimenticati quanto vivide fossero quelle sensazioni quando erano molto giovani.
Il rischio opposto all’eccessivo timore è quello di concentrarsi unicamente sul mondo delle sensazioni, accogliendole come se fossero le previsioni di un oracolo illuminato. Cioè, ci sono degli adolescenti che si orientano a fare tutto quello che passa loro per la testa, come se non ci fosse mai un’utilità ad aspettare e porre dei limiti alla propria volontà. Questa è una cosa importante da imparare, perché alcuni ragazzi sono particolarmente tentati di buttarsi a capofitto nelle esperienze quando devono trovare un modo di gestire la normale ansia collegata a queste esperienze. Bisogna che imparino a non fare, se lo scopo è di fare per non pensare.
(A questo proposito, abbiamo tutti presente delle persone che usano la sessualità non perché la gesticano con vera libertà, ma perché hanno bisogno di usarla come sostituzione delle relazioni. Come se conquistare un’altra persona fisicamente valesse come sostituto di tutte le part della relazione con lei.
L’orientamento sessuale in adolescenza
Cos’altro non si decide nella propria vita sessuale? L’oggetto del proprio interesse.
L’orientamento sessuale in adolescenza è un altro di quei temi vastissimi con cui si potrebbe riempire tranquillamente buona parte della vita professionale di uno psicologo, per quanto intenso e importante è il passaggio.
Qui mi limito a portare l’attenzione su poche cose che in un certo senso sono rilevanti per la vita di qualsiasi adolescente.
Ci sono due rischi opposti quando si parla di orientamento sessuale con un ragazzo: uno è quello di farlo troppo e l’altro è quello di farlo troppo poco.
Troppo poco vuol dire dare pochi indizi all’adolescente in merito a quello che si pensa, finendo per dargli troppo modo di temere di deludere il genitore.
L’esempio più semplice è quello dell’adolescente che si scopre con chiarezza omosessuale e teme divenire rifiutato da genitori che magari sono semplicemente molto discreti quando si tratta di faccende sessuali.
Un altro motivo molto importante per fare lo sforzo di esprimere i propri pensieri con chiarezza e che qualsiasi adolescente ha bisogno di capire quali sono i pensieri dei genitori con cui potrebbe essere in disaccordo e pensare a un modo per creare un dialogo con loro. Confronti di questo tipo possono riguardare ad esempio l’atmosfera culturale diversa sperimentata da genitori e adolescenti, ovviamente nati in periodi diversi e figli di esperienze diverse. Questo può influenzare la facilità a pensare a determinati argomenti.
Ad esempio, un genitore potrebbe liquidare come “non necessario” suggerire il proprio orientamento in modi che lui considererebbe vistosi… Ma quel genitore non ha magari dovuto sperimentare lo stress dei continui coming out a cui è costretto un ragazzo omosessuale. Quel ragazzo potrebbe aver voglia di rispondere al genitore: prova tu a doverti esporre costantemente in qualcosa di intimo, senza sapere come reagirà l’altro? Tu cosa pensi che faresti?
Per un genitore non è per nulla semplice rispondere ad un problema del genere, perché si tratta di farsi guidare dal figlio attraverso problemi che non si è mai dovuto porre prima (e che spesso, per amore del figlio e ben intenzionato a porsi).
Davanti a questi confronti, molti adolescenti si incartano e non sono certo solo i ragazzi gay a farlo. Gli adolescenti possono sentire di doversi conquistare diritto di parola con i genitori, attribuendo loro il ruolo posticcio di avversari un po’ ostili… spesso perché sono gli adolescenti a sentire di non riuscire a stare al passo.
Il caso specifico dell’orientamento sessuale rende particolarmente evidente come il discorso dei genitori sul sesso in realtà non si apre e chiude nello spazio di tempo che si dedica per parlare in modo diretto dell’argomento.
Il discorso sul sesso è soprattutto qualcosa che viene prima e che è fatto di una miriade di micro-eventi della vita quotidiana: commenti ai film che si guardano insieme in famiglia, ai pensieri che si esprimono su fatti di cronaca o sulle cose che accadono ad altri parenti o conoscenti, le riflessioni che si fanno a voce alta e anche gli insegnamenti che si danno in modo diretto.
Parlare dell’orientamento sessuale è una degli aspetti che danno delle ragioni ad un ragazzo per pensare che i genitori sono disposti ad affrontare discorsi delicati che non se ne è troppo spaventati.
Ma anche che gli si lascia il suo tempo. Cioè, bisogna mostrare di essere disposti a parlare di cose delicate ma non gli si può fare il terzo grado. Non gli si può fare l’interrogatorio sulla sua vita privata e sulle sue sensazioni.
Tornando allo specifico dell’orientamento: è normale che si abbia voglia di chiedere “Ma ti piacciono le ragazze o i ragazzi?”, ad esempio, però bisogna domandare a se stessi
- se è qualcosa che si chiede perché si ha l’urgenza di comunicargli in modo inequivocabile “guarda che con me puoi parlare”
- o se ad esempio si ha il desiderio di sapere come è fattoa (particolarmente da quando è meno inaccessibile in quanto “grande”).
Queste indagini sono parzialmente incompatibili con l’adolescente: gli si chiede di definirsi nel momento in cui può fare particolarmente fatica a farlo, perché l’adolescenza è per sua natura un momento in cui si cerca di definire se stessi con maggiore coerenza.
Questo significa che l’orientamento sessuale è sempre qualcosa “in divenire” in un adolescente? No, non intendo dire questo. Già in adolescenza molte persone hanno una globale chiarezza in merito al loro orientamento sessuale (soprattutto se è particolarmente orientato al polo eterossessuale o omosessuale per così dire “puro” o perlomeno dominante) e invitarle a metterlo in discussione può farle sentire molto poco ascoltate.
Il punto è che rappresentarsi davanti agli altri è un altro paio di maniche. Affermarsi e pensare a se stessi come soggetti che hanno una sessualità può non essere semplic per un’adolescente. È qualcosa che vuol dire: “Mi riconosco il diritto di considerarmi grande“. Questo non può che entrare in conflitto con quella parte di quel ragazzo che sente di essere invece piccola e immatura.
[Ho scritto un articolo più approfondito su orientamento sessuale e curiosità sessuale in adolescenza]
Quindi? Concretamente come devo parlare di orientamento sessuale a mio figlio?
È impossibile dare una formula universale su una cosa del genere perché vuol dire far incontrare la sensibilità di genitori ragazzi e fratelli.
Quando si parla con qualcuno che è nato nelle famiglie più accettanti e serene sul tema dell’orientamento sessuale ci si trova comunque davanti a qualcuno che, affrontando la fatica di dichiarare il proprio orientamento sessuale sta affrontando il problema di mostrarsi ai suoi genitori nelle sue differenze rispetto a loro… che una delle cose che rendono più faticose l’adolescenza!
Quando si tratta di affrontare queste difficoltà può essere molto più rassicurante per un ragazzo sapere che i genitori si sforzano di mettersi nei panni delle altre persone e riconoscerne le fatiche quando necessario, che trovarsi davanti a dei genitori che hanno letto i libri giusti e si sono posti il problema dell’atteggiamento correttamente inclusivo da tenere… ma che fanno un po’ più fatica a immaginarsi di come sia viverlo sulla propria pelle.
È questione di empatia.
È impossibile escogitare a tavolino un modo per rassicurare l’adolescente sul fatto di potersi esporre, si avrà sempre a che fare con un piccolo conflitto.
Questa normale incomprensione fra genitori e figli adolescenti, caratteristiche di ogni famiglia, è amplificata nelle vicende delle famiglie con genitori eterosessuali è un figlio omosessuale.
Questo accade perché tutte le differenze possono amplificare la paura di non essere capiti!
Ma è proprio questa la sfida da gestire.
Per riuscire ad affrontare il tema dell’orientamento, bisogna chiedersi:
- “che cos’è che faccio io che suggerisce che sono disposto ad ascoltare?”
- “Cos’è che rischia di dare l’idea opposta?”
- “se mio figlio sembra in difficoltà nel parlarmi è perché ha bisogno che io gli lasci spazio o perché gli ho dato motivo di pensare che accoglierei male un discorso sull’omosessualità?
Contemporaneamente, anche il ragazzo deve farsi delle domande:
- “cos’è che voglio che i miei genitori scoprano di me?“
- “quanto desidero andare nei dettagli?“
- “su cos’è che voglio che si allineino a me e su cosa sono disposto a riconoscere che sono fatti così come sono fatti?“
- “cosa posso spiegare loro di me stesso, insegnandoglielo se fossi intenzionato a farlo?“
Ricevere dritte pratiche senza porsi queste domande alla base è aria fritta.
Anche se so che in tante famiglie la domanda “ma non è che ti piacciono le persone del tuo stesso sesso?” viene fatta con le migliori intenzioni… questo non significa che non sia fatta anche un sacco di ansia! Un’ansia che finisce per rendere più difficile esporsi all’adolescente.
Quale può essere l’alternativa? Se ci si accorge che si pensa che un adolescente sia omosessuale e si ha paura che non sia in grado di parlarne è utile chiedersi: “lui è in grado di affrontare l’argomento?“.
Se vedo che fa fatica, ad esempio perché ogni volta che ci si avvicina al tema per qualsiasi motivo lui scappa cambiando discorso allora come posso fare?
Di solito com’è che faccio a parlare con lui delle cose difficili?
Questo è un argomento su cui le famiglie raccontano di approcci molto diversi. Qualcuno prende il tema molto alla larga, come si potrebbe fare esprimendo a voce alta dei pensieri che riguardano la questione dell’orientamento particolarmente con un approccio positivo. Ad esempio nel periodo in cui sto registrando questo video c’è da poco stato al cinema un film che si chiama Together in cui c’è una coppia di due maschi gay che ha un ruolo piuttosto centrale. Non so cosa avesse in mente in particolare il regista o lo sceneggiatore ma sembra che abbia scelto una coppia omosessuale per rappresentare un’intesa sentimentale particolarmente forte fra due persone: siamo così importanti l’uno per l’altro che siamo praticamente una cosa sola.
Per alcuni ragazzi parlare di sesso è una cosa che si fa facendo il giro largo, cioè parlando di me stesso prima di tutto attraverso qualcos’altro che mi rappresenta. Parlando di una cosa come un film un genitore rappresenta la volontà di parlare e gli dà anche l’occasione per collegarsi per aggiungere un commento sul film stesso. Commento in cui il ragazzo più o meno consapevolmente metterà delle considerazioni su di sé.
In altre famiglie invece ci può essere un genitore che si assume il compito di essere il primo a dare voce ai discorsi importanti.
Le cose da dire per forza
Una parte di quello che ho detto finora può essere inteso come qualcosa che riguarda nello specifico il caso per ragazzo che si riconosce come omosessuale e che inizia a chiedere un riconoscimento dagli altri. Però questo è anche un esempio di come si può approcciare il discorso sulle cose intime più in generale. Anche per parlare in generale dell’intimità può essere fondamentale chiedersi prima di tutto quali siano i presupposti per riuscire ad aprire il discorso con uno specifico ragazzo.
Come psicologi vediamo continuamente quanto per alcune persone la cosa più rassicurante sia il fatto di essere diretti, schietti ed evitare allusioni e impliciti che genererebbero solo ansia, mentre per altre persone un approccio prevalentemente indiretto e un velo di ambiguità sono la protezione necessaria per riuscire a parlare delle cose importanti.
Il sesso rappresenta un argomento particolare però perché ci sono delle cose che vanno dette per forza.
Tutto quello che gli accade rimanda al ragazzo che non può andare avanti facendo finta che il sesso non riguardi anche lui. Di nuovo, i pensieri e le sensazioni corporee lo spingono lì e ci sono adolescenti che fanno una gran fatica nel tentativo di ritardare la presa di consapevolezza di quanto il sesso sia sostanzialmente già entrato a fare parte della loro vita.
Fanno così perché sono spaventati dalla crescita. Ad esempio possono essere spaventati dal fatto di doversi considerare soggetti capaci di autonomia, quindi soggetti che devono rinunciare alla sicurezza della dipendenza dai genitori conosciuta nell’infanzia.
Ci sono diverse cose che possono essere utilizzate per scavalcare la paura della crescita.
- Ad esempio, il il fatto di avere rapporti senza curarsi della possibilità di contrarre malattie o di generare un figlio [comportamenti a rischio],
- pensieri ossessivi che hanno lo scopo di cacciare via la preoccupazione del sesso rendendola un tabù,
- interventi sul corpo e sull’aspetto che hanno lo scopo di negarne la natura sessuale. Ad esempio, mettendo vestiti che nascondono le forme ma anche prendere molto peso o perdere molto peso possono avere questa funzione perché possono ammorbidire i tratti della virilità e prosciugare le rotondità che rimandano più tipicamente al femminile; anche l’autolesionismo può avere questa funzione (“sento male, così sento qualcosa che è più forte dei miei pensieri sessuali“, ad esempio).
- Alcuni adolescenti possono concentrarsi intensamente su interessi o passioni, negando il ruolo del sesso nella loro vita.
Ecco è bene tenere a mente che queste cose possono essere rappresentative di un normale periodo di elaborazione ma possono anche essere dei meccanismi in cui gli adolescenti si incagliano.
Parlare di gravidanze in adolescenza?
Una delle cose di cui direi che è necessario parlare e il legame fra sesso e la possibilità di una gravidanza.
È importante parlarne perché la possibilità concreta di fare sesso non vuol dire aver raggiunto una maturità e non vuol dire nemmeno vivere serenamente la maturità.
Il fatto di poter fare un bambino costringe l’adolescente a pensarsi come soggetto maturo.
Come dicevo, questa può essere una cosa che spaventa moltissimo un’adolescente tanto da spingerlo a coltivare dentro di sé la fantasia che lui un bambino non c’è l’avrà perché è una cosa da grandi. È un pensiero ovviamente irrazionale che sta dietro a certe forme di mancanza di cautela nel proteggersi da parte degli adolescenti che hanno rapporti sessuali.
La possibilità concreta di avere dei figli e qualcosa che sposta l’adolescente dalla posizione esclusiva di figlio, poi per aprire alla possibilità di rivedersi nei panni dei genitori.
Fare attenzione a non incorrere in una gravidanza prima che i tempi siano maturi vuol dire porsi indirettamente il problema di quale sia il valore di avere dei figli e quale debba essere l’ambiente adatto in cui farli nascere, quali devono essere i presupposti nel rapporto con l’altro. (Ovviamente è qualcosa che porta l’adolescente a pensare fra sé e sé a cosa abbia fatto pensare ai suoi genitori che erano pronti ad avere lui).
È una cosa che può suggerire un’identificazione più approfondita dell’adolescente con i suoi genitori e lo può aiutare a vestire, piano piano, i panni dell’adulto.
Metodi contraccettivi e prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili
Sempre per quanto riguarda le conseguenze reali dell’attività sessuale, l’adolescente va aiutato a conoscere e rappresentarsi in modo realistico quello che deve fare per essere sicuro.
Se non si danno queste informazioni o non ci si assicura che siano state date nel tempo a scuola, si lascia molto più spazio all’ansia dentro a quel ragazzo. Cioè, anche se l’accesso che i ragazzi hanno a Internet rende più ridicolo e buffo pensare ai tempi di giornali come il “Cioè” in cui adolescenti anonime chiedevano se si potesse rimanere incinte con un “bacio profondo” e cose del genere, non bisogna pensare che questo tipo di pensieri dipendano solo da ingenuità e ignoranza.
Negli adolescenti, sono pensieri che sono la normale espressione delle preoccupazioni che girano attorno alla crescita. Se si danno delle informazioni concrete su questi temi, si sta dando almeno un appiglio, che magari non sarà immediatamente utilizzabile, ma lo potrà diventare in futuro quando quel ragazzo sarà più maturo.
In un discorso sulla protezione da gravidanze precoci e malettie e sessualmente trasmissibili l’informazione minima da dare potrebbe essere “usa il preservativo perché l’unica cosa che vi protegge da entrambe“.
Anche qui pensate più all’obiettivo che a soffermarvi sui dettagli. Pensate cioè che la maggior parte di noi quando usa un farmaco comune come la tachipirina conosce l’effetto che gli fa, ma se se dovesse spiegare perché faccia quell’effetto lo saprebbe spiegare in modo superficiale oppure per nulla.
Quindi: certamente, parlare con gli adolescenti di prevenzione può essere una buona occasione per comunicare qualche dettaglio in più su perché il salto della quaglia non sia una buona strategia per evitare una gravidanza… ma improvvisarsi educatori del sesso potrebbe non essere una buona idea.
Potrebbe essere più importante ed efficace tentare di comunicare una sorta di cultura del rispetto per se stessi e per l’altro, per cui una ragazza che si trovi davanti ad un ragazzo che le propone di non usare il preservativo non deve avere dubbi sul fatto che sia legittimo offendersi, arrabbiarsi oppure semplicemente avere chiaro che bisogna calmare i bollori e rimandare al momento in cui col preservativo sarà disponibile.
In modo simile per un ragazzo avere preservativo a disposizione può non essere solo una cosa prudente da fare, ma un gesto di cura e una responsabilità di cui andare fiero… visto che quello che se lo deve infilare e lui! Gli adolescenti sono più interessati a questo genere di responsabilità di quanto non si pensi normalmente.
Fermiamoci un attimo: vedete come questo tipo di narrazioni diventa immediatamente tinto dai modelli che ciascuno di noi ha in mente? Ecco, i genitori devono pensare a qual è la storia che vogliono trasmettere al figlio, qual è l’atteggiamento verso la vita che gli vogliono comunicare. Un discorso del genere ha più possibilità di passare, rispetto a “regole tecniche” di buon senso slegate dal significato del discorso.
Quando questa cornice è chiara allora faranno più presa anche dettagli più specifici come le pratiche a cui stare attenti per non inciampare in una gravidanza e il fatto che le malattie sessualmente trasmissibili sono una realtà di cui tenere conto, a cui bisogna pensare seriamente ad esempio perché con alcune c’è il rischio di portarsele dietro per tutta la vita.
Se si passa all’adolescente il messaggio “devo fare attenzione a proteggere me e proteggere gli altri“, insomma, è molto più facile che attecchisca anche il discorso sul “come faccio“. Se ci si limita a parlare del “come“, l’altro pezzo lo deve fare l’adolescente da solo e questo può non essere facile per tutti i ragazzi che come abbiamo visto sono influenzati da ansie e fantasie che li possono spingere verso comportamenti dannosi.
Le prime esperienze sessuali: gestire ansie e paure di adolescenti e genitori.
Per quanto riguarda invece la gestione dell’ansia delle prime esperienze sessuali anche qua il ruolo del genitore è sostanzialmente quello di aiutare l’adolescente ad affinare le armi contro l’ansia.
È un po’ una semplificazione, ma teniamo sempre a mente che c’è una parte di quella adolescente che ha paura di non essere ammesso a pieno titolo nel regno dei grandi. Molta dell’ansia della prima volta è legata a questo: si attribuisce al partner -cioè si proietta su di lui- la propria paura di non essere capaci, adatti. Fare brutta figura con l’altro significa fare brutta figura prima di tutto davanti a se stessi. Cioè, magari il partner sessuale sarebbe anche benissimo disposto a non dare tanto peso alle normali incertezze di quando si fa una cosa per le prime volte però se l’adolescente è molto focalizzato sulla propria ansia, rischia di attribuire al partner il ruolo di giudice pronto ad umiliarlo o a decretarne l’incapacità.
Spesso è utile portare l’attenzione degli adolescenti sul fatto che il rischio di fare una figuraccia o di non riuscire è appunto una sfida contro loro stessi. Si può fare questo facendo vedere loro quanto possono essere focalizzati su queste loro paure, il che rischia di trasformare il tutto in una specie di gara… mentre, si può ricordare loro, se hanno scelto quella persona probabilmente c’era l’intenzione di stare bene insieme anche sul piano fisico, allargando i confini dell’intimità.
Insomma sappiamo benissimo, e sanno anche loro, che non è proprio frequente che quella prima volta sfoci in un amore eterno… ma almeno un pochino di amore (affetto?) di solito c’è! Fosse anche limitato al fatto di condividere qualcosa di privato.
Di nuovo, è necessaria una puntualizzazione: certamente non tutti gli adolescenti fanno così. Alcuni, perfino molti, si buttano a capofitto su un’occasione di prima volta senza che ci sia molto modo per loro di creare questa rassicurante cornice di sentimenti. Rimproverarli per questo comportamento solitamente è inutile e dannoso. Per alcuni, il modo migliore per arrivare a prendersi carico anche della parte emotiva-relazionale è quello di vincere prima una specie di gara con se stessi: io ce la posso fare.
L’importante è come sempre è che nessuno dei due aspetti, quello emotivo e quello sensuale, prenda troppo spazio a discapito dell’altro. Cioè è importante che non ci sia una difensiva conservazione della propria purezza solo allo scopo di evitare uno scoglio ansiogeno, senza che ci sia una vera funzione di attesa della maturazione; però non ci deve essere neanche una riduzione del sesso a ginnastica, come succede ad alcune persone che rischiano di usare il sesso per nascondere a se stesse gli aspetti relazionali. Un po’ come se fosse un semplice segnare una tacca sull’agenda e tutto si limiti a quello.
Educare al consenso e al rispetto
Visto? Torniamo al fatto che questo approccio, cioè ragionare su un quadro generale prima di impartire delle istruzioni, funziona per diversi alle argomenti collegati alla sessualità.
Ad esempio prima abbiamo visto come parlare della prima volta possa essere qualcosa di molto diverso dalla consegna di un manuale di tecnica, senza però perdere concretezza. Se aumentare il tasso di intimità in una relazione vuol dire porsi il problema di come approcciare anche la sfera emotiva di un’altra persona, si vede che anche partendo da aspetti molto concreti della sessualità in realtà si sta già parlando di questioni educative di più ampio respiro.
Ad esempio può essere più o meno implicito nel discorso della prima volta il discorso sull’educazione al consenso e al rispetto dell’altro.
Su un argomento del genere può essere importante fare qualche riflessione a voce alta con l’adolescente.
Da un lato, c’è l’esigenza di chiarire in modo inequivocabile che il sesso è qualcosa che si fa solo se se ne è convinti in prima persona. Credo che questo vada comunicato in modo chiaro agli adolescenti, pure con la consapevolezza che la vita non è sempre così semplice. Ad esempio in una relazione stabile questi confini si possono sfumare e un partner si può concedere anche più di frequented di quanto non ne abbia del tutto voglia senza che per questo ci sia alcun presupposto per un abuso; semmai c’è una coppia in cui almeno in quel momento la comunicazione non ha funzionato granché. Però, non può essere questo il punto di partenza per un’adolescente. Giocherà con i suoi confini quando li avrà chiari.
Ricordo un docente della scuola di psicoterapia che ho frequentato che una volta ha detto una cosa che mi è rimasta molto in testa, cioè che all’inizio della carriera bisogna attenersi alle cose semplici, ad esempio adottare uno stile terapeutico un po’ più classico e magari meno personale fino a che non si avrà acquisito una sicurezza sufficiente per concedersi degli adattamenti. Oltre a essere un’indicazione di grande buon senso, il messaggio implicito -almeno quello che ho colto io!- era “datti il tempo di capirti e poi le cose ti verranno naturali!”. Anche con la sessualità credo che valga un discorso molto simile.
L’altra faccia della questione è meno facile da affrontare, credo oggi in particolare. Oggi alcuni adolescenti sono così attenti a questa questione del rispetto dell’altro, soprattutto direi in termini di maschi che devono essere rispettosi delle femmine da finire per essere paralizzati. Fanno cioè fatica ad autorizzarsi a prendere l’iniziativa e rischiano di non essere capaci di leggere dei segnali di disponibilità nella partner. Questa attenzione ovviamente ha dei lati positivi e può spingere a creare rapporti più consapevoli e capaci di contemplare la gestione delle emozioni.
Sicuramente io stesso vedo parecchi maschi adolescenti molto attenti ai bisogni emotivi delle ragazze e non le bestie infoiate che delle volte descrivono gli adulti, magari pensando ad un’altra generazione. Il grossissimo svantaggio di questo atteggiamento e che alcuni adolescenti avranno la tentazione di travestire con il messaggio “devo essere rispettoso” il messaggio “io non vado mai bene e non sono desiderabile“. Trovano una giustificazione per la loro paura, insomma.
Le prove della propria desiderabilità si ottengono anche facendo delle prove, anche risultando un filino inopportuni a volte. Se un se un ragazzo queste prove non le fa si inchioda. Qui non sto parlando di assalti alla carovana, stiamo parlando del semplice proporre un bacio ma anche una cosa così rischia di sovraccaricarsi enormemente di ansia, come se quel ragazzo stesse proponendo qualcosa di oltraggioso nel momento in cui tenta di capire se la ragazza che ha di fronte desidera essere baciata e può desiderare essere baciata da lui.
Ritorniamo alla questione di prima: perché vale la pena tentare di fare un discorso complesso sulla sessualità, che non si limiti a dare qualche istruzione?
Molto spesso nelle famiglie ci si incarta solamente perché i genitori hanno una testa e figli ne hanno un’altra e se i genitori non interpretano correttamente i bisogni emotivi e i comportamenti dei figli, fanno loro dei discorsi che non centrano nulla con loro e i figli rischiano di uscirne frustrati e con il pensiero (spesso errato) di non poter comunicare quali sono i loro bisogni. Come se fossero roba sbagliata o di cui vergognarsi.
Autostima e sessualità adolescente. Usare il sesso per piacere agli altri
In tanti dei miei contenuti parlo della costruzione dell’autostima in adolescenza. Ho scelto questo termine perché, anche se è ahinoi troppo generico, manda un messaggio chiaro: nella vita di tutti i giorni bisogna costantemente autorizzarsi a pensare e a fare le cose e se ci si blocca in questo processo è un guaio.
La sessualità, soprattutto intesa come parte delle relazioni con un’altra persona, offre un’occasione importante di costruzione (o demolizione!) di questa autostima.
Per gli adolescenti è troppo presto per vivere davvero con disinvoltura la sessualità. Quando sono liberi di parlare viene fuori che hanno la testa piena di immaginazione, di dubbi e di risposte fantasiose. Cose che potrebbero anche essere revisionate da una ricerca su Google fatta con un po’ di criterio… Ma spesso non riescono a farla questa ricerca, perché è un tema così emotivamente carico che sostanzialmente sono capaci di cercare solo le conferme di loro paure.
Ad esempio, quando gli adolescenti dicono “i ragazzi vogliono solo arrivare al dunque” o “le ragazze vogliono solo quelli che sono in cima alla scala sociale” e li descrivono come una massa uniforme e un po’ minacciosa, non stanno facendo una specie di saggio sociologico sul mondo che hanno attorno. Stanno comunicando delle preoccupazioni che sono travestite da riflessioni o pensieri.
Le cose di cui ho parlato finora servono per aiutare l’adolescente a mettere sempre più da parte queste angosce e a leggere con più chiarezza la realtà. Cioè: dentro di me la paura che succeda x, y, z e che io quindi non sia capace di piacere, ottenere attenzione, ottenere amore e così via.
Il sesso stesso può diventare un’arma tremenda per procurarsi delle superficiali rassicurazioni.
Ci sono ragazze che sanno di poter ottenere molto rapidamente l’attenzione ai ragazzi rendendosi disponibili e ragazzi che fanno girare la loro vita intera attorno alla costruzione dell’immagine del capace conquistatore, ad esempio. Sappiamo, inoltre, come la tecnologia si offra come potente strumento per accaparrarsi facilmente nuove occasioni di rassicurazione in merito all’interesse dell’altro.
Il sexting può essere un esempio di questo. Attenzione: non stiamo parlando di rompere le scatole o di fare la morale a degli adulti che si mandano delle foto stimolanti e che sanno quello che fanno, stiamo parlando di adolescenti cioè dei soggetti che hanno bisogno di capire i confini, i confini di quello che per loro va bene e anche in termini di effetti che producono le loro azioni sugli altri. Qui ci vuole un pochino di prudenza prima di liquidare tutto come “normale sperimentazione”, perché dopo sono loro a doversi gestire la mortificazione che possono provare se si pentono di aver mandato in giro delle foto intime. Vanno aiutati a pensarci prima, quando necessario.
Di solito, quando si parla con rispetto di queste cose agli adolescenti, cioè riconoscendo i buoni motivi per cui le vogliono fare cioè sentirsi belli, sicuri e godersi l’interesse dell’altr, li si trova molto ben disposti ad ascoltare qualche parola sui possibili guai in cui rischiano di cadere. Se ascoltano è perché lo sanno già che c’è qualcosa che li metti in agitazione e talvolta qualcosa di cui si possono pentire, solo che spesso sono dei pensieri che li angosciano così tanto che fanno fatica a metterli in parole. Il ruolo degli adulti è quello di dire delle cose non sempre piacevoli cosicché i ragazzi li possano gestire al meglio. Bisogna aiutare i ragazzi a pensare, insomma.
Una cosa particolarmente importante da segnalare: se si hanno dei sospetti che un adolescente si sia svendendo per raccogliere l’approvazione degli altri è importante fargli vedere che se fa così rischia di mettersi da solo il cartellino del prezzo e che si tratta di un prezzo troppo basso e autosvalutante. Se si riesce a trovare il modo giusto di parlarne, spesso si viene ascoltati, perché gli adolescenti lo sentono che c’è qualcosa che non torna di quei comportamenti che pure raccontano loro stessi come liberi e disinibiti, eccetera.
Certo è che se si corre il rischio di suonare come dei moralisti, non si ha scampo in questo tipo di dialogo, perché quello che succede è che si finisce per rappresentare a quell’adolescente un giudizio che non può tollerare. Se non lo possono tollerare è perché di solito sono loro stessi a essere poco morbidi su queste cose.
C’è una parte degli adolescenti che è fortemente tentata di di ridurre il mondo a un “si fa/non si fa” che garantisce una chiara divisione fra buoni e cattivi, fra chi ha successo e chi è uno sfigato. Queste sono cose su cui i rimproveri tendenzialmente vanno messi da parte e, anzi, un po’ di divertita complicità fa fare molta più strada.
Genitori e sessualità: come trasmettere i propri valori senza giudicare.
Insomma, per il sesso vale lo stesso discorso che si fa per tanti altri aspetti della vita degli adolescent: alla fine della fiera il lavoro se lo devono smazzare loro ma questo non vuol dire lasciarli completamente soli. Il ruolo dei genitori nell’educazione sessuale è quello di fornire una base di partenza che permetta loro di pensare meglio. È sostanzialmente quello di essere un interlocutore disponibile ad aiutare a risolvere dubbi preoccupazioni e problemi
Cosa fare se l’adolescente non vuole parlare di sesso con i genitori
Se un’adolescente non vuole parlare di senso con i genitori non lo si può però forzare. Solitamente quello che sta dicendo è che è troppo presto il discorso lo disturba troppo.
Sono cose su cui non si possono decidere i tempi per un’altra persona, perché quello che accadrebbe e parlare a qualcuno che è impegnato a sentire, capire e ricordare il meno possibile.
Certo, è utile fare dei periodici promemoria a quel ragazzo, accennando al discorso per vedere se è più pronto o anche solo per mandargli il messaggio che è importante che non faccia finta che questa parte della sua vita non esiste.
Qui ho descritto situazioni in cui può essere negata l’importanza del sesso oppure il sesso può essere usato in modo inefficace per ottenere rassicurazioni sul piano emotivo.
Cercare aiuto professionale: quando rivolgersi allo psicologo
A questo proposito, rivolgersi ad uno psicologo può essere la cosa da fare quando l’approccio al sesso di quell’adolescente è problematico. In questi casi il discorso del sesso aggiunge un tassello a quello che si sa dell’adolescente che si ha di fronte.
Di solito è uno degli elementi di una serie di osservazioni che si fanno su di lui e che può suggerire che quel ragazzo sia particolarmente inibito e abbia bisogno di sciogliersi, oppure che è troppo impulsivo e ha bisogno di fermarsi e pensare. Oppure non sa mettere un confine con gli altri oppure ancora ha un rapporto con la sessualità che è stato turbato da un evento traumatico.
Altre volte sono i genitori a contattare lo psicologo per chiedersi quanto spingersi oltre nelle loro esplorazioni, o come approcciare un ragazzo su questi temi. Questo può essere un lavoro interessante e spesso importante perché è come se i genitori utilizzassero quello di cui parlano con lo psicologo per darsi la spinta a diventare più efficaci e soddisfatti nel dialogo con l’adolescente.
In ogni caso è una fetta piuttosto importante della vita e può essere una buona idea trovare un buon modo per occuparsene.
Io, dott. Matteo Albertinelli, e i colleghi che lavorano con me in TuoPsicologo siamo psicologi dell’adolescenza a Padova e online. Ci occupiamo quotidianamente del rapporto fra adolescenti e la loro sessualità. Se cerchi un aiuto per tuo figlio o vuoi essere supportato nel rapporto con lui, valuta di contattarci.