Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Partirei innanzitutto dalle cose scontate, ossia che arrabbiarsi con i figli è inevitabile e in ciascun figlio ci sono degli aspetti che non possono che far che innervosire i suoi genitori.
Aggiungerei poi che arrabbiarsi a volte è utile, nel senso che aiuta un ragazzo a chiarirsi quali parte di lui siano accettabili o inaccettabili per sé e per gli altri.
È come se quell’arrabbiatura gli consegnasse in mano l’opinione del genitore e di conseguenza lo spingesse, lo costringesse a farsi una propria opinione.
[In questo articolo si parla prevalentemente di quando i genitori si arrabbiano con i figli e sentono che questo complichi il rapporto con loro. Altrove ho scritto dell’ansia materna e dell’ansia davanti ai cattivi voti scolastici.]
Scatti di rabbia verso i figli: esperienze intense
Queste esperienze emotivamente intense sono fondamentali per l’adolescente perché è proprio quel tipo di esperienze a spingono a dare una forma precisa alla propria immagine di sé.
Un adolescente attraverso questa esperienza può iniziare a dirsi:
“Ah sì, mi dici questo? E io (invece) la penso così!”
Questo permette all’adolescente di formarsi un repertorio di esperienze da cui attingere per rappresentare a se stesso il significato di un’esperienza:
“Cos’è che vuol dire questo per me? Io come mi rappresento
me stesso?“
Questo tipo di arrabbiature dei genitori non sono problematiche, anzi sono utili nell’ottica della crescita di un adolescente (ma anche di un bambino, seppure con dei dosaggi diversi).
Ci sono però delle esperienze emotivamente intense e fortemente cariche di rabbia che funzionano in un modo diverso, o meglio, che hanno un effetto diverso nell’adolescente: fa fatica ad elaborarle.
Scatti di rabbia verso i figli: difficoltà di elaborazione
Ci sono esempi di scatti di rabbia che possono essere così intensi da infrangere una sorta di barriera di tollerabilità.
Con questo intendo dire che bisogna tenere a mente che la capacità di tenuta psicologica di un adolescente non è la stessa di un adulto, nel senso che si tratta di una competenza psicologica che sta finendo di sviluppare.
C’è un altro aspetto degli scatti d’ira molto intensi che è ancora più importante:
gli scatti d’ira di un genitore possono esporre un adolescente ad un elemento che è estraneo a lui ed è proprio questa estraneità a renderlo difficile da elaborare.
Quell’adolescente, cioè, può non riuscire ad identificare efficacemente il senso di quell’esperienza.
Le esperienza emotivamente intense di cui si può identificare efficacemente un senso sono dei componenti della propria vita mentale che sono molto più facili da gestire rispetto alle tracce di esperienze emotive molto intense.
Esperienza emotive molto intense possono abitare nella mente come delle schegge impazzite che creano caos nella propria esperienza di vita mentale.
Altra precisazione importante: parliamo di reazioni intense in cui la componente emotiva è preponderante rispetto ai fattori esterni.
L’arrabbiatura, cioè, dipende solo in parte da cose come il comportamento particolarmente provocatorio del ragazzo, dal fatto che lui si stia mettendo in pericolo o dal fatto che nel momento in cui si nasce la discussione si ha poco tempo a disposizione.
Possono avere un ruolo secondario anche faccende che mettono legittimamente in agitazione genitore, come il fatto che l’adolescente abbia un rapporto negativo con la scuola e questo potrebbe compromettere le sue possibilità future.
Le componenti determinanti che producono una forte arrabbiatura dentro ad un genitore sono le cose che hanno a che fare dalle situazioni in cui l’adolescente fa o dice qualcosa che per la storia di vita e la personalità di quel genitore è difficilmente tollerabile.
La percezione di essere messo davanti a qualcosa di insopportabile significa sostanzialmente trovarsi davanti a qualcosa di difficile da gestire sul piano emotivo.
Scatti di rabbia verso i figli: educazione o frustrazione
La conseguenza di uno scatto d’ira che nasce da una situazione del genere è qualcosa di diverso da quelle arrabbiature che nascono attorno a un qualcosa per cui si sente di dover dare una punizione.
Si tratta di un’arrabbiatura che nasce dall’urgenza di intervenire sul piano educativo, ad esempio:
“Non devi tornare tardi senza dirmi dove vai altrimenti non avrei più fiducia. La settimana prossima quindi non esci.”
Il genitore potrà essere fuori di sé, lo stesso il ragazzo, però quella arrabbiatura comunica un messaggio che in qualche misura semplice da elaborare.
In un litigio del genere ci sono comunque tante cose importanti in gioco, come l’inevitabile rapporto di dipendenza dai genitori e lo spazio di autonomia di quel ragazzo, ma sono occasioni in cui è verosimile che si possa creare un dialogo.
Ad esempio, molto banalmente, quell’adolescente può pensare che sua mamma e suo papà siano ingiusti perché lui adesso è grande e deve poter decidere autonomamente quando uscire.
Quell’arrabbiatura della mamma o del papà sarà occasione perché lui riesca a pensare quali sono i confini della propria autonomia,
- non solo nei termini dell’orario di ritorno che può estorcere al genitore: “ritorno all’una invece che alle due, ma non torno a mezzanotte come vorresti.”
ma anche usando quell’arrabbiatura come occasione per confrontarsi con i genitori sui parametri entro cui una persona può dirsi matura.
- Può prendersi la responsabilità delle proprie azioni e sentirsi rispettato in questa autonomia
- ma anche tutelato dall’attenzione dei genitori.
Insomma nemmeno quando dal punto di vista emotivo il messaggio è chiaro non è che le cose siano semplici.
Ci sarà una inevitabile conflittualità ma anche qualche lezione da imparare.
Ci sono sfuriate genitoriali da cui l’adolescente fa più fatica ad imparare, però.
Pensiamo a un episodio di partenza simile a quello appena fatto, cioè un ragazzo che non rispetta un accordo sull’orario di ritorno e un genitore che gli dice:
“Sei un idiota irresponsabile, ti odio perché mi fai stare in pensiero.”
Tralasciando quanto poco realistiche siano queste parole specifiche, la questione è di fare mente locale sul fatto che
- alcune parole possono consegnare all’adolescente la frustrazione del genitore,
- senza che però l’adolescente sia in grado di decodificare facilmente il messaggio che vi è contenuto
- può anzi percepire queste parole come parte di un messaggio che non è pensato per lui.
L’adolescente può non capire che quella rabbia sia legata alla paura che possa succedergli qualcosa di male e che non si voglia, ad esempio, un figlio che si mette nei guai.
L’adolescente in questione rischia di percepire solo ma esprime prevalentemente una paura, una frustrazione sul piano personale del genitore.
Quello che rischia di poterne ricavare quell’adolescente è solo un’esperienza di mortificazione personale.
- Rischia di arrabbiarsi con il genitore arrabbiato
- ma senza imparare molto da quella conflittualità
- ma solo per autodifesa contro accuse che non capisce in che modo lo riguardino.
Scatti di rabbia verso i figli: ricucire?
È anche vero che incidenti di questo tipo siano normali, una volta ogni tanto, come sono normali le esperienze dirette o indirette di riparazione che tendono ad arrivare dopo.
Mostrare spontaneamente un po’ di senso di colpa, in questi casi, serve a mostrare al ragazzo che si è trattato di qualcosa di eccezionale.
“Prima non ci ho visto più, ma questo non vuol dire che normalmente io non ti voglia bene. Anzi.“
Se diventa una modalità di espressione molto frequente o prevalente, diventa molto più difficile parlarne.
Si sta consegnando nelle mani di quello delle scelte un’esperienza emotiva di cui è molto difficile occuparsi per lui.
Una rabbia che l’adolescente non sa spiegarsi cosa c’entri con lui è un’esperienza emotiva che lui può percepire come estranea e che proprio per questo rischia di disorientarlo.
Se si ripetono spesso, alcuni adolescenti possono essere spinti a chiudere i canali comunicativi con i genitori, a scopo autoprotettivo.
In altri casi, questo tipo di esperienze può iniziare ad annidarsi dentro a all’adolescente e iniziare a condizionare il modo in cui lui fa esperienza delle emozioni e il modo in cui lui costruisce la propria immagine di sé.
Quel ragazzo, ad esempio, può iniziare ad assumersi l’intera responsabilità di queste litigate e a pensare che un genitore fa bene ad arrabbiarsi, perché lui se lo merita (anche se magari non riesce ad afferrare perché).
E questo è più facile che accada soprattutto se in quell’adolescente ci sono delle fragilità che non era possibile anticipare e che possono manifestarsi sotto forma di sentimenti depressivi, di bassa autostima o chiusura.
[Effetti del genere si hanno anche quando un genitore è particolarmente ansioso, ad esempio.]
Insomma, si tratta di un tema importante perché la mente del genitore è qualcosa di strettamente collegato alla mente del figlio.
In ciascuno c’è un pezzetto dell’altro che lo aiuta a capire chi si è e come comportarsi. Nella mente del figlio, però, il pezzetto del genitore gli serve come fonte di ispirazione su cui modellare la propria personalità.
Quindi, per così dire, il pezzetto del genitore nella mente del figlio ha un effetto perfino più grosso del pezzettino del figlio nella mente del genitore.
Insomma, per concludere, ci sono diversi ottimi motivi per pensare che la serenità di un genitore sia qualcosa di particolarmente importante.