Come accettare la solitudine

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

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Siamo sicuri che se ci si domanda di accettare la propria solitudine il vero problema da porsi sia proprio quello della solitudine?

Quello che intendo dire è che quando ci si sente soli è necessario, preliminarmente, chiedersi come ci si è trovati ad essere soli.

Da cosa dipende la solitudine

La solitudine è una condizione complessa e ne esistono forme diverse.

La solitudine può dipendere da condizioni di vita che la rendono obbligatoria.

Un esempio significativo è quello di chi sperimenta solitudine dopo un trasferimento in un luogo lontano da casa, particolarmente se all’estero. Nel nuovo contesto bisognerà sopportare inevitabilmente dei periodi anche lunghi di isolamento mentre si costruiscono, più o meno faticosamente, nuove reti sociali.

Esperienze simili, ma più circoscritte, si verificano ad esempio quando si cambia qualcosa di importante nella propria vita, come l’ambiente di lavoro.

Questi casi sono caratterizzati non solo dal fatto che, col passare del tempo, la solitudine tenderà ad essere rimpiazzata da nuovi contatti sociali, ma soprattutto da un importante elemento che rimane fisso, al di là delle condizioni particolari del momento.

Chi vive questo tipo di situazioni, cioè, mantiene intatta la propria capacità di socializzare e può continuare a coltivarla attraverso i rapporti a distanza con le persone care, come familiari e amici.

La situazione di chi viene messo di fronte alla solitudine dal proprio carattere è piuttosto diversa.

Ci sono, cioè, persone che si trovano in una condizione di solitudine per questioni che hanno a che fare soprattutto con la loro capacità di stare con gli altri e il loro desiderio di stare con gli altri.

Solitudine accettabile, solitudine inaccettabile

Chi in qualche misura desidera una buona esperienza di solitudine, desidera qualcosa che ha a che fare con il desiderio di limitare gli stimoli esterni, soprattutto quelli che derivano dagli altri, per riuscire ad ascoltare meglio se stesso, capirsi e anche creare qualcosa di proprio che porti la propria firma.

In questa declinazione della solitudine, la presenza degli altri è messa in pausa ma in qualche modo rimane accessibile, anche solo sotto forma di dialogo interiore con qualcuno che, se solo si volesse, sarebbe disponibile al dialogo.

Questo tipo di solitudine non è difficile da sopportare, perché si sente che si tratta di qualcosa da cui è possibile riemergere quando se ne ha il desiderio.

L’esperienza di una solitudine sofferta è diversa, soprattutto da quest’ultimo punto di vista.

Chi avverte la solitudine come qualcosa in cui si rimane incastrati è qualcuno che tende spesso a percepire gli altri come fuori dalla propria portata.

È come se gli altri non si riuscissero a raggiungere.

Meccanismi psicologici della solitudine

Le forme di questa solitudine sono diverse e variano in base al sentimento da cui origina l’allontanamento dagli altri (o degli altri).

L’esperienza di alcune persone è caratterizzata dalla sensazione di non riuscire a sopportare la presenza degli altri perché non ci si sente capiti da loro. In questi casi si può dire che è come se non si riuscisse a sopportare la vicinanza degli altri perché stare con loro implica la percezione di essere

  • obbligati a simulare,
  • a rendersi accomodanti e disponibili,
  • e, soprattutto, attenti a non dare fastidio

Questi sentimenti sono frequenti nelle persone in cui prevalgono sentimenti depressivi. In questi casi gli altri diventano prevalentemente un peso, qualcosa di cui occuparsi senza riceverne indiero piacere. Anzi, solitamente la percezione è quella di venire prosciugati dalla loro presenza.

Altre persone sentono un senso di oppressione all’idea del confronto con gli altri.

Si sentono minacciati, soprattutto dalle opinioni degli altri e finiscono per stare lontani da loro per evitare le critiche.
L’esperienza di chi vive questa situazione è caratterizzata ad esempio da

Tutte queste esperienze sono essenzialmetne legate all’anticipazione di un giudizio negativo: si teme continuamente che gli altri pensino che si è stupidi, inadeguati, infantili, etc. e si impiegano molte risorse per evitare di mettersi in situazioni imbarazzanti.

Questi sentimenti sono frequenti in chi soffre di ansia sociale e chi si sottrae in modo anche radicale all’attenzione degli altri tramite una forma di ritiro sociale.

Un altro tipo di sentimenti frequentemente legati alla solitudine, strettamente connesso a questa paura del pensiero altrui, è quello dei sentimenti legati alle opinioni negative su di sé.

Ne sono caratterizzate le persone che hanno una così scarsa considerazione di se stesse che finiscono per avere paura di mostrare la faccia, sottraendosi al contatto con gli altri per paura di essere inadeguati e di uscire sconfitti dal confronto.

Questi sentimenti sono frequenti in chi è caratterizzato da una bassa autostima.

Come superare l’angoscia della solitudine?

La solitudine creata da queste situazioni in un certo senso è più difficile da accettare, perché nasce da una mancanza.

Nasce dalla stanchezza che si prova davanti all’idea di doversi continuamente adattare agli altri, dalla paura del confronto o dalla sensazione di non essere adeguati a presentarsi davanti agli altri.

La sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di desiderato ma irraggiungibile che scaturisce da esperienze del genere crea un ostacolo significativo alla possibilità di accettare la solitudine.

Come si può accettare la solitudine se questa è direttamente collegata a esperienze emotive dolorose che la generano e la riempiono di tristezza?

Prima di pensare a fare i conti con la solitudine, in questi casi, è necessario pensare a prendersi cura delle parti di sé che la generano.

Solo quando queste genereranno meno sofferenza allora anche l’esperienza della solitudine sarà più sopportabile.