Come riconoscere un hikikomori

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

[Video con sottotitoli]

Riconoscere un hikikomori può essere più difficile di quanto non verrebbe da pensare.

È vero però che esistono alcune caratteristiche chiave che fanno subito pensare di essere davanti ad un hikikomori.

Ad esempio,

  • È una persona che evita i contatti sociali con estranei e/o conoscenti e/o amici e/o parenti fino a rinchiudersi in casa o in una stanza.
  • Tipicamente si tratta di un adolescente maschio che lascia la scuola.
  • Tipicamente occupa il proprio tempo con interessi che hanno a che vedere con il digitale, dai videogiochi ad usare il telefono guardare video serie e film o per coltivare una passione.

Quando si va nello specifico, però ci si rende conto che ci sono moltissime sfumature diverse di cui tenere conto.

Come riconoscere davvero un hikikomori

Ad esempio ci sono hikikomori che sono in seria difficoltà con le relazioni sociali ma che riescono a tollerarle in alcuni ambiti in cui sono obbligatorie, come la scuola o il lavoro, limitando al minimo i contatti.

Ad esempio ci sono hikikomori giovani adulti, adulti e di entrambi i sessi.

Tutti i vari elementi che caratterizzano una persona in ritiro sociale vanno interpretati, perché abbiano un senso.

Si rischia frequentemente di pensare che il computer o il telefono siano uno strumento che invita una persona a diventare un hikikomori, quando in un certo senso potrebbe essere più vero il contrario.

Nella maggior parte dei casi gli strumenti che consentono di coltivare passioni e di collegarsi ad internet sono uno dei pochi se non l’unico collegamento con il mondo sociale con cui sono stati tagliati i ponti.

Sono strumenti che non solo consentono di coltivare una propria vita mentale vivace, ma che consentono anche di fare esperimenti di contatto con gli altri, spesso protetti da un prudente anonimato.

Limitarsi al dato “gli hikikomori sono sempre su internet“, da questo punto di vista, rischia di essere fuorviante.

Per rispondere sul serio alla domanda “come riconoscere un hikikomori?” dobbiamo prima di tutto chiederci cosa vogliamo fare con la risposta.

Se quello che ci interessa è soddisfare una curiosità intellettuale, ad esempio, un profilo sociale dell’hikikomori e della forma tipica in cui si presenta può essere utile.

A questo scopo è ancora valido molto di quello che è stato sottolineato dallo psichiatra che ha creato questa categoria, Tamaki Saito (e che ha a che fare con quell’immagine che percepiamo come un po’ stereotipata che ho descritto all’inizio e di cui ho parlato più approfonditamente in un altro articolo). Tutto questo ci può servire per interrogarci sulle famiglie dei nostri giorni, sulla scuola e anche sulle difficoltà dell’acquisizione di un’identità maschile oggi.

Riconoscere e aiutare un hikikomori

Se quello che ci interessa, però, è aiutare qualcuno che sospettiamo sia un hikikomori, abbiamo bisogno di punti di riferimento diversi.

Alcuni fatti che colgono la nostra attenzione e ci fanno pensare a qualcuno in termini di “hikikomori”, come l’abbandono scolastico o il ritiro dalle relazioni sociali vanno ricondotti a quello che quella persona sta provando e sui problemi che questo gli causa.

Da questo punto di vista, quello che è più importante è capire che il ritiro è una protezione pesante e fragile.

Costa moltissimo a chi sta ritirato, ma è necessaria come riparo da un mondo sociale verso cui ci si sente inadeguati.

L’hikikomori deve sopportare prima di tutto un forte sentimento di vergogna e paura della propria inadeguatezza.

[Ho scritto articoli specifici sia sulle difficoltà legate all’autostima negli adolescenti adolescenza, sia negli adulti].

Il primo approccio non può essere quello di mettere in discussione il ritiro, una protezione che è appunto pesante ma necessaria ad evitare un malessere intenso sul piano emotivo.

Va invece rispettata, per preoccuparsi di aiutare l’hikikomori a stare bene.

I tempi e le forme personali dell’uscita dal ritiro saranno una conseguenza di una visione di sé più generosa.