Mio figlio rientra sempre tardi e non rispetta gli orari

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

[Nel video il dott. Albertinelli e la dott.ssa Pontani discutono di quando gli adolescenti non rispettano le regole, la funzione psicologica di questa disubbidienza e come comportarsi.]

Partiamo dall’ovvio, cioè che le uscite autonome di un adolescente, particolarmente quelle notturne, possono dare mille pensieri.
Può essere una cosa che produce ansia nei genitori, perché non si sa quello che fa o con chi lo fa o se è in gradi di tutelarsi a sufficienza. Insomma, se si caccerebbe in dei guai incredibili oppure no.

Mio figlio rientra sempre tardi

Perdere la testa per i figli è tutt’altro che una cosa rara e le uscite autonome hanno una certa capacità di far scaturire un’ansia abbondante dalla mente dei genitori.

Parliamo di ansia perché dobbiamo chiederci se quella che si prova è una preoccupazione opportuna, utile, prudente, insomma “normale, oppure se è una deformazione di questa preoccupazione normale.

Sarebbe assurdo pensare che non sia molto importante potersi preoccupare per un adolescente che sta fuori casa.

Chiedersi se sia pronto, se sia capace di non combinare guai o quali limiti imporgli sono domande difficili da farsi:

  • Come si fa ed essere sicuri di essere nel giusto?
  • Come si fa a non sbagliare e dover correggere il tiro, su queste decisioni?
  • Soprattutto, come si fa a stare più di tanto tranquilli quando gli adolescenti possono essere così turbolenti anche quando va tutto bene?

Questi sono dilemmi caratteristici di ogni genitore che tenti di riflettere con cura sulla propria linea educativa e sul bene del figlio.
Le uscite notturne, hanno a che vedere con il difficile tema delle regole e dei confini personali.
Tema difficile perché, ad esempio, è noto che in adolescenza le infrazioni delle regole condivise possono essere la norma.

Mio figlio non rispetta gli orari: e le regole?!

Primo e fondamentale principio per valutare queste infrazioni: sta giocando oppure no?

Moltissime delle cose che gli adolescenti pretendono a gran voce, come il fatto di avere libertà di orari nell’uscire la sera, hanno una sorta di scadenza. Sono cioè importantissime quando vengono richieste, ma non bisogna pensare di doverle prendere alla lettera.

Il fatto che un ragazzo pretenda di non avere limiti alle sue uscite serali non vuol dire che ha un’idea irrealistica del mondo, come se si potesse fare sempre e solo quello che si desidera senza dover tenere conto dei doveri (come la scuola).

È spesso soprattutto una questione di tono, di trattare “una cosa che è importante per me me in questo periodo della mia vita come se fosse questione di vita o di morte“.

Quello che gli adolescenti cercano, facendo così, è soprattutto il dialogo con i genitori. In un modo più o meno conflittuale, certo.

Le sue abitudini e richieste di adesso non sono non qualcosa che adotterà per sempre, ma qualcosa di cui ha bisogno adesso perché in questo momento.

Ad esempio, un adolescente può pensare che da un certo punto in poi i ragazzi grandi, autonomi, capaci di stare al mondo e farsi rispettare, sono quelli che non devono chiedere il permesso di uscire. Non chiedere il permesso di uscire allora può assumere il significato di chiedere: “Sono grande vero? È così che si fa?”. Sono cose che chiede ai genitori e a sé stesso, essenzialmente.

È il periodo in cui può ammirare un certo tipo di coetaneo, ad esempio quelli che godono di una libertà che all’adolescente sembra illimitata, magari più grandi, e vuole essere come lui per avere le sue stesse caratteristiche. Cerca, insomma, un modo per crescere.

Cosa vuol dire se vole stare fuori fino a tardi?

Insomma, il punto è: per alcuni adolescenti in particolare violare le regole, tornare dopo l’orario prefissato, non avvisare o comportarsi come se stare fuori mattina, pomeriggio e sera fosse un diritto che nemmeno il più crudele dei genitori dovrebbe negare è la norma.

Lo fanno ispirandosi a quello che fanno gli altri, o meglio, alle caratteristiche che secondo loro deve avere qualcuno di grande, maturo, indipendente, cresciuto. È questo che li attira di alcuni personaggi, che siano amici o cantanti di cui imitano le pose, l’atteggiamento o i discorsi.

Questa non è una cosa che si può evitare. È un conflitto che bisogna sopportare e soprattutto gestire.
È come se quell’adolescente stesse chiedendo:

Ora che è finita l’epoca in cui potevo credere ciecamente a voi genitori e devo fare affidamento su di me, come faccio a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato? Come faccio a capire quando mi posso prendere un po’ di libertà in più e quando è bene che mi sforzi di essere ragionevole?

Come faccio a distinguere le amicizie vere da quelle che mi faranno male? Come faccio a distinguere la disciplina, che è una cosa utile, dalla paura del mondo, che invece mi costringe a rimanere piccolo?

Ecco, tutto questo io ho bisogno di saperlo ma non lo posso chiedere veramente, perché devo sentire che alla fine sono io a decidere, altrimenti rimarrei piccolo. Ho bisogno di sentire cosa ne pensate dei miei modelli, perché devo distinguere le critiche che mi fanno crescere da quelle che dipendono solo dal fatto che siamo diversi e siamo nati in mondi che funzionano in modo diverso.

Dunque, cara mamma, caro papà, vi faccio fare una fatica bestia, perché è probabile che vi ascolti, ma piuttosto che ammetterlo mi strangolo da solo“.

E come reagiscono i genitori se sono preoccupati che il loro caro figlioletto non abbia sufficiente sale in zucca? Si preoccupano, si allarmano e, a volte, contrattaccano.
Ripeto: la preoccupazione è utile e ci deve essere. Però, se un ragazzo è così scontroso, è difficile essere sereni nel valutare il suo comportamento e prendere decisioni di conseguenza.

[Questo è un tema su cui alcuni genitori si rendono conto di essere in difficoltà perché sentono che una forte emotività rende difficile le valutazioni: è il caso di situazioni in cui si sente di preoccuparsi in modo eccessivo, anche quando razionalmente si riconosce che non ce ne sarebbe motivo o delle situazioni in cui si vive uno stato di “esaurimento-burnout” in cui ci si sente così emotivamente sovraccarichi da non avere spazio per le richieste di un figlio. In psicologia, però, solo di rado ha senso pensare “è tutta colpa del genitore/del figlio/del contesto…”, mentre è utile pensare che si sommino diversi fattori insieme. Qui di seguito mi concentrerò sulla componente che riguarda le difficoltà poste dal comportamento dei figli.]

Quando intervenire?

In questo genere di cose, c’è bisogno di distinguere il normale bisogno di sperimentare attraverso azioni concrete, che è uno strumento normale di crescita psicologica in adolescenza e le infrazioni che sono invece un ostacolo alla crescita.

Bisogna, insomma, distinguere fra

  • le cose su cui vale la pena di lasciarlo stare e mordersi la lingua, come un abbigliamento bizzarro e idee provocatorie, oppure dei rientri tardivi ma sempre accompagnate da un senso di colpa autentico: sono cose in linea con quelle che fanno i coetanei e che rappresentano un tentativo di crescere
  • e le situazioni in cui è necessario intervenire perché il ragazzo da un lato prova a costruire delle strategie di crescita, mentre da un altro ne demolisce i presupposti.

Le sperimentazioni vere e proprie sono utili perché sono cose piccole, simulazioni. Hanno una funzione autoprotettiva.
Il criterio è, appunto, che si tratti di prove, di infrazioni innocue.

Se un adolescente si atteggia a membro di una gang, ma è una questione di musica, abbigliamento e linguaggio che usi con gli amici, questa è una prova innocua e anche utile. Quel ragazzo sta facendo una simulazione delle caratteristiche che deve avere una persona della sua età per vedere se stessa come matura e credibile.

È probabile che, con il tempo e l’esperienza, si renda conto di stare facendo una sorta di grande gioco e che, quando si sentirà sicuro abbastanza, potrà concedersi di essere un po’ più se stesso e meno uno stereotipo. Il criterio è, appunto, che si tratti di prove, di infrazioni innocue.

In questi casi bisogna discutere, segnalargli qualche punto critico (“Ma ti sembra bello voler dare l’impressione di essere un delinquente?!”) ma, sostanzialmente, lasciarlo fare senza troppe preoccupazioni. Il processo si svolgerà serenamente per proprio conto, senza che gli adulti debbano intervenire troppo, se non per assicurarsi che quel ragazzo abbia in testa idee buone, che favoriscono l’autoprotezione di cui sopra (“È importante essere corretti ma farsi rispettare, avere senso del dovere ma non ignorare i propri desideri…” insomma, tutti i buoni principi che è fondamentale conoscere ma è necessario sperimentare sulla propria pelle per capire come metterli in pratica).

Infrazioni delle regole: figli che danno problemi, figli che escono di notte

Altri adolescenti, invece, hanno bisogno di sicurezze più concrete, più immediate e incontestabili.

Quello che solitamente si trova quando un ragazzo presenta dei comportamenti problematici che lo portano a non rispettare le regole minime stabilite dai genitori, mantenere un clima molto conflittuale in casa o arrivare ad avere problemi con la giustizia, è un adolescente molto insicuro.
Spesso si trova che questi ragazzi hanno bisogno di urlare a sé stessi che sono grandi e indipendenti, che non hanno bisogno di nessuno e sono perfettamente in grado di badare a loro stessi… quando, in realtà, hanno una profonda paura che tutto questo non sia vero.

La soluzione che trovano, allora, è di soffocare questa paura provando a provare a loro stessi il contrario.

Veniamo all’esempio delle uscite senza limiti o segrete.

Se un ragazzo si rifiuta ripetutamente di mettere dei limiti orari alle sue uscite, oppure esce di notte senza avvisare, sta molto probabilmente probabilmente cercando di convincersi che lui ha tutte le caratteristiche di qualcuno di grande, autonomo, capace di decidere per se stesso.

È probabile che, fuori casa, trovi un mondo rassicurante di coetanei che si danno reciproche conferme, cioè si rassicurino l’un l’altro di fare cose giuste, “da grandi” o da persone che non hanno paura del mondo.

Si può dare poi più o meno importanza alla piccola sfida che c’è nel fatto di uscire quando è buio di per sé. Cioè un ragazzo può sentire la soddisfazione di vincere qualcosa di cui hanno naturalmente paura sia i bambini (e guai ad essere accomunati a loro!) sia, in modo diverso, gli adulti stessi, che li ammoniscono che uscire di notte, quando non c’è nessuno è pericoloso. Gli adulti stessi tendono ad esercitare un minimo di prudenziale buonsenso, quando escono la tarda sera/notte, ma questa prudenza può insospettire l’adolescente: non vorrà mica dire che ho paura?

Al di là dello scenario mentale specifico del singolo adolescente, uscire di notte “senza regole” è una cosa che tende a dare coraggio agli adolescenti che lo fanno. E, facendolo, saltano a pie’ pari il problema di affrontare i dubbi sulle loro fragilità.

Ovviamente, questo diventa un problema in quanto ciascuno di noi ha difetti e fragilità, quindi è un problema che non è possibile evitare del tutto. L’adolescente ha proprio il compito di trovare una collocazione di queste caratteristiche negative dentro la sua personalità globale.

Un altro aspetto fondamentale di una situazione come quella dei figli che escono di notte senza limiti è il braccio di ferro che si viene a creare con i genitori: io disubbidisco alle regole e voi cosa sapete fare?

Di nuovo, il problema è che un adolescente che fa così tenta di dare a se stesso una prova della propria forza… ma alla fine, si ritrova ad essere più insicuro e più in ansia ancora, perché saper rispettare le regole suggerite dai genitori è importante almeno quanto saperle mettere in discussione e se non si sanno rispettare quelle diventa più difficile imporre delle regole a sé stessi. Se una persona non si dà delle regole, può finire di pretendere da sé stesso di poter fare qualsiasi cosa e, quindi, essere costantemente in lotta con un senso di delusione nei propri confronti.

Cosa fare con un figlio che rientra sempre tardi

Nei casi in cui ci si accorge che un adolescente prova ad evitare il tema delle regole, è inevitabile punire. Anzi, è una cosa necessaria che l’adolescente stesso si aspetta come parte del dialogo genitori-figli che gli insegna a crescere.

È come se avesse bisogno di essere aiutato a gestire i confini della propria libertà, a sentirsi sufficientemente indipendente anche se obbedisce a regole pensate per farlo stare bene.

I ragazzi che fanno faticaa tollerare questo tipo di confronto sono i ragazzi che uno psicologo vede più di frequente. È come se tutto il processo di crescita fosse più faticoso e dovessero essere portati a vedere che scomparire dal radar dei genitori non è una prova di forza.

È il contrario, a ben vedere: hanno bisogno proprio dello sguardo preoccupato dei genitori per sentire di fare qualcosa da grandi e così… finiscono per rimanere particolarmente dipendenti dai loro rimandi!

Se riescono ad acquisire la sicurezza necessaria, invece, la fiducia nelle proprie risorse, è probabile che tutta questa voglia di stare fuori tutta la notte senza dare più notizie di sé diventi molto meno importante.