Figlio opportunista: come riconoscerlo e quando preoccuparsi davvero

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Poche cose sono dolorose come il dubbio che il proprio figlio stia sfruttando il rapporto affettivo solo per ottenere qualcosa. È come vivere un amore non ricambiato: ci si sente usati, emotivamente ed economicamente, da qualcuno che dovrebbe invece cercare un legame autentico.

Il figlio si fa avanti solo quando ha bisogno di qualcosa? Cerca il contatto solo se c’è qualcosa da guadagnare? È comprensibile che un genitore inizi a chiedersi: “Gli sto facendo del bene? E io, mi sto rispettando in tutto questo?”

Figlio che chiede solo quando ha bisogno: richiesta sincera o manipolazione?

Quando un figlio è emotivamente presente solo per ottenere qualcosa, può sorgere il dubbio: è una manipolazione o una reale richiesta di aiuto? Permettere questi comportamenti rischia di insegnargli che sfruttare gli altri funziona. E lascia i genitori in una posizione di sofferenza cronica.

Comprendere le dinamiche psicologiche alla base è fondamentale per non confondere una il cattivo comportamento con una vera intenzione manipolatoria. Fortunatamente, la manipolazione consapevole è più rara di quanto si pensi.

Quando tuo figlio non ricambia l’affetto: cosa significa davvero?

Pensiamo almeno nella parte fortunata del mondo, quella che gode di buone condizioni economiche. Se la fiducia non fosse un elemento fondamentale dei rapporti umani, 
  • non dovrebbero esistere cose come il commercio online (mando del denaro e non deve arrivarmi a casa un sasso)
  • oppure, ancora più banalmente, in tutti i bar che hanno dei tavoli all’esterno sarebbe richiesto di pagare la consumazione prima di ricevere le bevande, altrimenti il proprietario dovrebbe avere paura che tutti, dopo aver consumato, scapperanno alla velocità della luce senza pagare.

Insomma la fiducia è una cosa fondamentale per le più semplici delle operazioni di tutti i giorni.

Dico questo soprattutto perché spesso i genitori sono genuinamente preoccupati di avere davanti un figlio che compie delle continue reiterate violazioni di queste norme di base della convivenza umana. È una cosa che è particolarmente grave all’interno di rapporti che si suppone siano i rapporti più intensi e importanti della della vita.

Mi sento usato da mio figlio: cosa c’è dietro questo comportamento?

Molti genitori raccontano di sentirsi trattati con freddezza e calcolo, come se il figlio non avesse empatia. Ma nella maggior parte dei casi, non si ha a che fare con un disturbo antisociale o di psicopatia, cioè di persone che effettivamente stravolgono le regole della convivenza sociale.

Nella mia vita professionale di psicologo, è normale trovarmi davanti sono delle le dinamiche di manipolazione normale che appartengono invece alla normalità e alla quotidianità. Cose che, fortunatamente, hanno più a che fare con un disagio che si esprime attraverso modalità relazionali immature o difensive.

Figlio che approfitta dei genitori: solo soldi o bisogno d’amore?

Spesso dietro una richiesta insistente di denaro o favori c’è qualcosa di più dell’abuso della fiducia e dell’amore degli altri. Ci sono sotto delle dinamiche psicologiche spesso più sottili.

Alcuni figli usano la dolcezza come moneta di scambio, ma in realtà stanno cercando – in modo distorto – di comunicare un bisogno emotivo.
Anche quando ci si trova davanti a dei figli che pretendono arrogantemente soldi dai genitori o che usano la tenerezza solo allo scopo di ottenere qualcosa come appunto il denaro, vestiti, altri acquisti.
Questo è un punto su cui si rischia di far confusione: qual è veramente il punto è ottenere quegli oggetti? Sì certo, gli daranno piacere, però spesso è ancora più importante il fatto che richiedere cose gli dà un occasione per comunicare i suoi bisogni affettivi. Per vie traverse, per così dire.

Talvolta, non sanno come chiedere amore senza provare vergogna

Dare tutto a un figlio che non restituisce nulla: come uscirne


Questa dinamica è comune anche nel primo accesso alla psicoterapia: un adolescente viene “per far contenti i genitori” (o per farli stare zitti) ma pretende in cambio qualcosa. Non è cinismo, è difesa. È il modo che ha per proteggersi dal mostrarsi fragile e in difficoltà.

All’apparenza, sembra che non ci sia nessun investimento sul colloquio da parte di quel ragazzo. Arriverà al colloquio trascinando i piedi. Quello che sta facendo, molto spesso, è trovare una meravigliosa strategia per non pensare ai suoi bisogni, ad un proprio stato di difficoltà.
Trova un modo di chiedere aiuto, senza sentirsi però inadeguato.
Ha bisogno di poter pensare a se stesso come qualcuno di abbastanza forte che, tutto sommato, non c’ha bisogno di sto colloquio.
Questa è molto spesso una piccola manipolazione un piccolo travestimento della verità che è molto utile accettare: se ci si lascia manipolare un po’, gli si darà l’occasione di esprimersi più chiaramente.

[Ho scritto un articolo proprio sui ragazzi che non vogliono andare dallo psicologo]

Figlio manipolatore o in difficoltà? Come capirlo davvero

L’esempio dell’adolescente che accetta di andare dallo psicologo solo se viene “ripagato” con un regalo ci deve far pensare una cosa: dietro a quella richiesta di denaro fatta con arroganza o con mille parole dolci c’è di più.

Ad esempio c’è l’espressione di un rimprovero verso i genitori: “c’è qualcosa di quello che tu fai sentire a me che non mi va bene allora faccio sentire io a te qualcosa di spiacevole“.

In altri casi c’è una richiesta di attenzione: “Adesso rompo sul serio così ti occupi di me e vedi quanto male sto“.

Insomma, c’è qualcosa che quel ragazzo non riesce a dire in altro modo, perché sarebbe troppo conflittuale farlo.

Figlio egoista o solo insicuro? Le differenze da conoscere

Un comportamento che sembra opportunista può essere un tentativo goffo di chiedere qualcosa di difficile, come dubbi sulla propria immagine di sé:

  • ho paura di non andarti bene
  • ho paura di non essere il figlio che vorresti e di questo non riesco a parlarti
  • come reagisci se io mi comporto male?

“Se ti do l’impressione di volerti estorcere soldi o regali avrò la conferma che tu non vuoi un bambino cattivo. Tu mi rifiuti se mi comporto male. Come ti senti tu se io ti faccio sentire come una persona che deve fare delle cose per me e basta? Accetterai di comportarti come voglio io che ti comporti?
Guarderò come gestirai la situazione, per essere io a imparare come gestirla”.

Se le cose vanno bene, insomma, il genitore aiuterà il figlio a imparare come si fa a dire di no davanti a delle richieste non accettabili (…come quelle che fa lui stesso)!

…e perché fa così? Sostanzialmente perché ha bisogno di acquisire una competenza che lui non ha, proprio come dire di no ad una richiesta.
Questo tipo di competenze sociali non è per nulla semplice da acquisire, perché richiede ad esempio di dover saper gestire il senso di responsabilità o colpa che si può provare davanti quando ci si sente spinti a dire di sì davanti alla richiesta di un altro.

Quando la manipolazione dei figli è reale – e quando no

Gli adolescenti si fanno domande come

  • ma devo vivere per gli altri?
  • devo rimanere un bambino obbediente per tutta la mia esistenza?
  • devo fare esattamente quello che mi chiedono i miei genitori?

(Questo è parte del famoso discorso di “testare i limiti”, così importante in adolescenza: quanto posso permettermi di fare quello che desiderio io e quanto è ragionevole ascoltare gli altri?).

Alcuni ragazzi sentono un fastidio particolarmente forte davanti a tutto cioè che avvertono come pressione esterna e il comportametno manipolatorio può essere l’unica risorsa che pensano di avere a disposizione. Una sorta di manifestazione di forza.

Stai insegnando a tuo figlio che può approfittarsi di te?

Capire che dietro a quei comportamenti c’è una richiesta di carattere emotivo significa dunque avere un atteggiamento esclusivamente comprensivo?
No, anzi. Il rischio è di trasmettere un messaggio pericoloso: “Se ti comporti così, funziona“.
In queste situazioni, nessuno si rende conto del fatto che il proprio comportamento rende più difficile essere capiti:

  • i figli esprimono bisogni in modi che contrariano e fanno soffrire i genitori, che quindi fanno fatica ad ascoltarli;
  • i genitori da un lato rischiano di non accorgersi quali siano le richieste che fanno sentire “attaccati” i figli e, se non affrontano l’atteggiamento manipolatorio confermano indirettamente l’idea dei figli che quello sia un modo valido di comunicare.

Figlio che prende e non dà: cosa succede se lo lasci fare

Tutte le questioni che stiamo vedendo, sono questioni di natura relazionale.

Ci troviamo davanti a dei ragazzi che tentano di carpire informazioni

  • su loro stessi,
  • sui genitori
  • e sul rapporto che li unisce

e lo stanno facendo in un modo che nasconde le reali intenzioni che non riescono ad esprimere direttamente e mostra forza proprio lì dove temono di essere deboli. “Non posso chiedere allora mi impongo“.

Come fermare i comportamenti opportunistici nei figli

Esempio:

In una psicoterapia con dei ragazzi che sono particolarmente caratterizzati da queste dinamiche, se si riesce a entrare nel vivo della questione, le cose cambiano.
Perché mi devi dire una cosa per un’altra?

Perché mi nascondi delle informazioni che sai benissimo che sono importanti?

Perché ti comporti come se dovessi prendermi in giro e io dovessi essere così brocco o da caderci o così insofferente nei tuoi confronti da far finta di nulla? Buoi vedere che pensi di doverti prendere con la forza qualcosa che non riesci ad avere altrimenti?!

Spesso, quando si arriva a parlare di queste cose in modo diretto c’è un gran sollievo. Certo, non prima di aver passato un po’ di montagne russe e spesso è quello che in un certo senso deve succedere anche a casa.

Cosa può fare un genitore se il figlio lo sfrutta emotivamente

È fisiologico che da queste situazioni nascano delle incomprensioni.

Questi momenti di conflitto sono il punto fondamentale.

Se non si rimane su quel su quel conflitto e non si sfrutta la situazione per capire quali sono le intenzioni dietro, prendendo sul serio quello che dice il ragazzo in quel momento, allora tutto si blocca e riparte da capo.

Cioè, paradossalmente, proprio nel momento in cui si è comportato peggio e c’è meno voglia di ascoltarlo quello probabilmente è il momento in cui emergerà qualcosa di più del perché si sta comportando così e e in cui bisogna dargli più ascolto.

È per questo che è così importante non darsi immediatamente per vinti e temere di avere davanti un ragazzo incapace di affetto: proprio nel momento in cui fa cascare le braccia è proprio lì che è più ricettivo.
Proprio mentre si sta comportando male è più facile che accetti di sentirsi dire:

Ah è questo che stavi tentando di fare! tu ti stavi comportando in questo modo per vedere se io mi occupo veramente di te e se mi interessa un rapporto con te.
Certo che stai facendo un bel guaio perché in questo modo i rapporti si logorano…

Fa’ pure un allenamento con me renditi conto che al di fuori della famiglia eh questa cosa non sta non sta in piedi e rischi e di combinare dei guai“.

Come dire no a un figlio senza sentirsi in colpa (e come rimanere sopresi da lui)

Essere franchi e avere il coraggio di restare nel conflitto, contestando il figlio è qualcosa che lui stesso desidera.
È molto probabile che inizi già a intuire che è importante che impari come comportarsi, nella vita, altrimenti rischierà di avere problemi in cose come i rapporti sentimentali e l’amicizia.

Il ruolo dei genitori, in questi casi è soprattutto quello di scoprire il gioco, invitando il ragazzo ad avere il coraggio di dire quello che vuole in modo diretto. A pensare invece di agire.
In questo modo, lui troverà il vantaggio di diventare capace di trovare soluzioni e compromessi più funzionali a gestire il rapporto con gli altri: ci sono rapporti in cui si può chiedere di più e rapporti in cui a volte sarà necessario sopportare di più. Altri rapporti, invece, vanno troncati, perché saranno inutilmente frustranti perché non c’è la possibilità di essere ascoltati dall’altro.
Non bisogna illudersi che l’altro debba avere in ogni caso la capacità di capirci: quello l’adolescente se lo può permettere appunto con i genitori, che si impegnano a capirlo e ad aiutarlo.

E i genitori, che ricompensa avranno di tutta questa fatica? Svolgendo questa funzione di specchio e responsabilizzando maggiormente il figlio, di solito, hanno una conferma: non è così cattivo come sembra. Anzi, quando riceve aiuto, i toni tendono a cambiare presto.