Differenza tra curiosità sessuale e orientamento sessuale: cosa rende complessa la sessualità degli adolescenti

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Curiosità sessuale e orientamento: due concetti spesso confusi

Capire la differenza fra curiosità sessuale e orientamento sessuale è fondamentale quando si ha a che fare con un’adolescente.  Vuol dire capire la differenza fra dei comportamenti di esplorazione, spesso funzionali alla crescita e che possono essere slegati dall’orientamento sessuale, e l’orientamento sessuale come un elemento della propria personalità che definisce radicalmente ciò che una persona ritiene attraente sessualmente e ciò che una persona desidera fare sessualmente; quest’ultime sono cose che tendono a rimanere piuttosto stabili nel tempo.

È una cosa su cui la confusione è piuttosto comune e che può portare, ad esempio, a percepire alcuni adolescenti come più fluidi sessualmente di quanto non siano in verità.

 È un tema che è importante affrontare serenamente dentro di sé, anche come forma di allenamento per riuscire a creare un dialogo proficuo e sereno con l’adolescente.  Si tratta uno dei tanti aspetti particolari che hanno a che fare col confronto sulla sessualità fra genitori e figli [su cui ho scritto un articolo di più ampio respiro: adolescenti e sessualità].

Qui voglio dare soprattutto uno spunto pratico, qualcosa che sia d’aiuto ai genitori per portare avanti il dialogo dentro di sé e con i figli.

Tra l’altro, in generale non è per niente facile capire sempre quale sia il significato delle azioni e dei pensieri delle persone. Quando si parla di intimità questo può diventare ancora più difficile, perché quello che si sente non è sempre facile da pensare e descrivere con cura. Inoltre, le persone fanno molto spesso fatica a farlo, fondamentalmente per vergogna.

Sappiamo bene che questo, con gli adolescenti, è il pane quotidiano.

Orientamento sessuale in adolescenza: definizione, basi biologiche e stabilità

L’orientamento sessuale è un modello duraturo di attrazione emotiva, romantica e sessuale e tende a rimanere stabile nel tempo.

Penso e spero che sia una cosa ormai nota che il nostro orientamento sessuale è qualcosa che viene dettato prima di tutto dalla nostra biologia. Questo è un tema piuttosto complesso e va molto al di là del semplice “si nasce in un modo o in un altro”.

Qua non intendo però entrare nei dettagli di cosa significhi pensare all’origine biologica dell’orientamento sessuale. È un tema che interessa ai genitori perché il loro ruolo è determinante nell’aiutare il figlio a prendersi cura della sua salute psicologica. Possiamo dire che la salute psicologica di una persona dipende in larga parte dallo sviluppo e il mantenimento di una buona capacità di ascolto di se stessa:

Man mano che passa il tempo ho bisogno di capire come sono fatto e come posso mettermi nelle condizioni di soddisfare i bisogni che avverto; anche la sessualità e una parte di queste cose da capire“.

Per quanto riguarda l’orientamento non è una cosa semplice e chiara per tutti allo stesso modo. Alcuni hanno bisogno, per così dire, di fare uno sforzo maggiore per interpretare loro stessi e capire i propri bisogni. Trovare nei genitori un ambiente che favorisce l’ascolto di sé può essere molto d’aiuto in questo processo.

Quindi, tenere a mente che l’orientamento ha basi biologiche può servire ai genitori per sintonizzarsi meglio con il compito di sostegno e guida in questo processo di conoscenza di sé (come avviene per tanti altri aspetti della vita dell’adolescente).

Chiarirsi le idee sul tema dell’orientamento vuol anche fare lo sforzo di avere un’idea realistica del proprio ruolo in queste dinamiche.

Tutti i genitori si chiedono, più o meno insistentemente, quanto della natura del figlio dipenda da come loro hanno fatto i genitori.

Per quanto concerne l’orientamento sessuale, per quanto ne sappiamo ora, lo stile genitoriale, le esperienze infantili, le persone che hanno fatto da modello al bambino e anche le eventuali esperienze traumatiche non determinano l’orientamento sessuale.

[Due esempio di studi:

  • articolo 1: lo stile genitoriale non determina l’orientamento ma può influenzare la sua espressione
  • articolo 2: esperienze traumatiche precoci non determinano l’orientamento ma possono influenzare la sua espressione]

Possono, certo, influenzare l’espressione dell’orientamento, rendendo più o meno libero il pensiero e la sperimentazione dell’adolescente.

Quindi, è importante

da un lato rispecchiare in modo positivo pensieri e sensazioni,  validando quello che l’adolescente sente come qualcosa di sensato e che ha valore.

Ad esempio,  sono comunissime le sensazioni di vergogna è colpa legate a quelle parti di sé che il ragazzo teme non essere in sintonia con le aspettative, diciamo “standard”, verso il suo genere. È importante aiutare una persona che ha questo tipo di dubbi a vedere che “diverso è normale” e non solo: bisogna rimarcare che è pure “bello”, che va bene.

È importante, insomma, fornire un rispecchiamento positivo.

Questa è una premessa necessaria per riuscire a dialogare sugli aspetti  più complessi della propria identità.

Poi, la nostra identità non si risolve in questo, cioè non si risolve nella totale approvazione di ogni aspetto di noi stessi.

Tutti corriamo il rischio di idealizzare alcune delle nostre caratteristiche, soprattutto se ci hanno complicato in qualche modo la vita. Negli adolescenti,  poi ,questo è ancora più comune. Se il messaggio “diverso è bello“, ad esempio, diventa “diverso è migliore“,  è possibile che è quella adolescente stia correndo il rischio di nascondere dietro ad un idealizzazione la fatica in più che gli è toccata in sorte.

Questa è una consapevolezza da acquisire,  perché un’identità  eccessivamente idealizzata e purtroppo più fragile e rischia di creare delle condizioni  che rendono più difficili l’essere sereni e felici.

Ad esempio,  sul tema dell’orientamento  è difficile aspettarsi  da tutti una completa apertura e capacità di identificazione. Per riuscire a distinguere le persone ostili,  da evitare quando possibile,  dalle persone ingenue o in difficoltà nella comprensione può essere molto importante.  Puoi aiutare a rendersi conto del fatto che alcuni rapporti potrebbero essere meno che ideali,  molto ambivalenti anche, e può aiutare ad essere veramente liberi di scegliere se coltivarli o meno,  senza essere per forza di cose sopraffatti  dalle emozioni negative che possono essere scatenate da questi rapporti.

So bene che questo è un tema delicato, perché alcuni sottolineano come chi appartiene ad un orientamento sessuale minoritario come quello omosessuale sia costretto a spiegarsi continuamente agli altri,  caricandosi sulle spalle un peso emotivo e sociale non semplice da portare e che questa distribuzione iniqua del carico emotivo rappresenti una forma di ingiustizia sociale

Io qui però non sto parlando degli aspetti sociali di questo tema (che è una cosa che non mi compete in cui forse non sono nemmeno particolarmente bravo). Il punto è poter preservare la propria capacità individuale di scelta:  “Se io sono sopraffatto dalle mie emozioni negative non posso nemmeno scegliere di portare quel carico,  giusto o ingiusto che sia. Rischio di sentirmi solo molto arrabbiato o molto triste“.

Come dicevo prima per alcune persone l’orientamento è una cosa abbastanza netta e il ruolo dei genitori è sostanzialmente quello di accompagnarle in una libera presa di consapevolezza.

Non è sempre così,  però.  Qui il ruolo degli adulti è ancora più fondamentale, perché la realtà che va rispecchiata è ancora più complessa: non bisogna fare finta di capire quello che può essere ancora incomprensibile e bisogna  invece imparare a tollerare gli aspetti incerti di sé.

A dirla tutta, questa missione, ahinoi, non è tanto compatibile con la fame di certezza che hanno gli adolescenti,  quindi non ci si deve aspettare qualche precoce rivoluzionaria consapevolezza. 

Bisogna sostanzialmente essere disponibili al dialogo e avere il coraggio di lasciare in sospeso le domande a cui tentare di rispondere sarebbe come tirare il dado. Si possono però, proporre dei criteri di valutazione alternativi :  “quello che fai senti ti danneggia in qualche modo?  ti aiuta invece a sperimentare qualcosa di nuovo?  ti aiuta a fare delle esperienze importanti,  come sentirti amato da un’altra persona?

Curiosità sessuale e sperimentazione in adolescenza: una componente naturale

A proposito di questo discorso,  la curiosità sessuale, particolarmente quella agita,  può creare una certa confusione nell’adolescente e nei suoi genitori.

Vediamo prima di tutto di che cosa stiamo parlando di preciso.

Curiosità e sperimentazione: una componente naturale dello sviluppo

Possiamo definire la curiosità sessuale come un insieme di pensieri, emozioni, sensazioni e comportamenti che hanno lo scopo di esplorare aspetti della propria identità sessuale che non sono ancora ben definiti. Si tratta di una fase di normale e sana sperimentazione sessuale.

Detto così,  ho l’impressione che ci sia il rischio però che sembri una cosa più astratta di quanto non sia.  Sicuramente è qualcosa che può passare per il bisogno di  immaginare, ad esempio all’interno delle fantasie sessuali, qualcosa che non si è sicuri di desiderare o di voler fare.

Stiamo però parlando di adolescenti, cioè di persone che si trovano in una fase della vita in cui fare esperienza concretamente, agire può essere una via di conoscere le cose molto più disponibile rispetto all’astrazione.

[Alcuni adolescenti sono più in difficoltà, da questo punto di vista, e sviluppano problemi di comportamento (uso di alcol/sostanze, condotte pericolose, ipersessualità agita…) che li espongono a rischi molto immediati]

Qui bisogna tentare di sintonizzarsi con il significato individuale dell’esperienza fatta da uno specifico adolescente.

Es. 1:

  • Ad esempio ci può essere un ragazzo che si scoprirà poi omosessuale che in un certo momento del suo sviluppo sente di dover cercare esperienza eterosessuali, anche solo per soddisfare delle aspettative prevalentemente sociali: “è quello che fanno tutti”, potrebbe dire. Un un ragazzo che ha questi vissuti può sentirsi però insoddisfatto dai legami che stringe e sentire il bisogno di vedere se con un maschio le cose vanno diversamente. In questa persona, la sperimentazione sessuale è fondamentale. Serve a capire se stesso e a capire come debba essere un partner per soddisfarlo.

Es. 2:

  • Ci sono però anche ragazzi eterosessuali (e che nel tempo rimarranno eterosessuali) che possono trovare in esperienze omosessuali una sicurezza: “faccio qualcosa di intimo con te perché con te mi trovo al sicuro e sento di poter sperimentare amore e vicinanza che altrimenti non saprei come ottenere”. Il valore di questo tipo di esperienza è diverso da quella che ho descritto poco sopra, perché non siamo di fronte ad una vera sperimentazione attorno all’orientamento. Siamo davanti alla ricerca di una via personale per addestrarsi a cercare amore, sentirsi desiderati, belli, mettendo temporaneamente da parte il confronto con l’altro sesso che si può trovare più angosciante.

Direi che questi esempi, così diversi, devono soprattutto spingerci a pensare: “pensiamo veramente di essere in grado di riconoscere al primo sguardo  qual è il vero significato di un’esperienza di sperimentazione?

Gli adolescenti fanno continuamente dell’esperienze che impongono loro una qualche dose di sofferenza. Questo insegna tra l’altro a sviluppare la capacità fondamentale di tollerare la sofferenza. Questa è una parte ineliminabile della crescita.

Quando gli adolescenti lasciano vedere le loro incertezze agli adulti, espongono questi adulti, genitori in primis, a un po’ del dolore che provano loro stessi.  La tentazione di intervenire precocemente, allo scopo di risparmiare a loro e anche a se stessi un po’ di questa sofferenza può essere molto forte.

Tabella riassuntiva: orientamento sessuale vs curiosità

CaratteristicaOrientamento SessualeCuriosità Sessuale
NaturaAttrazione duratura (emotiva, romantica, sessuale).Esplorazione temporanea, spinta dalla conoscenza.
StabilitàTende a essere stabile nel tempo.Transitoria o situazionale.
BaseProfonde basi biologiche e involontarie.Comportamentale, motivata da dubbi o aspettative.
ImpattoDefinisce l’Identità (Chi Sei).Contribuisce alla Sperimentazione (Cosa Fai).

Due esempi di incomprensione

Ovviamente, nel lavoro mio e dei colleghi di TuoPsicologo, ci capita di vedere spesso situazione di questo tipo.  Faccio l’esempio di due di questi interventi precoci.

Esempio 1: Se davanti al coming out di un figlio gay si reagisce affermando o ipotizzando “si tratta di una fase“, si rischia di non capirsi e di chiudere anticipatamente la comunicazione con lui.

Nel caso in cui quel ragazzo si confermi essere gay,  rischia di avvertire l’idea di una fase come un rifiuto della sua identità sessuale. È come se sentisse in fondo non mi va bene quello che mi stai dicendo e preferisco pensare che sia temporaneo.

Anche nel caso in cui, però, dovesse successivamente emergere che l’idea di quel genitore non era poi così assurda e che l’orientamento sessuale stabile del figlio sarà diverso, metterlo in dubbio precocemente fa comunque più male che bene.  Può essere utile vedere i fatti in questo modo perché la realtà presente di quel ragazzo è comunque quella che lui sta tentando di esprimere a parole nel momento in cui si svolge il coming out. Se noi proviamo a leggerci dentro sempre e comunque una previsione valida per l’eternità, forse siamo noi che mettiamo un modo di ascoltare da adulto dentro le parole di un’adolescente, che vanno sempre ascoltate nel significato letterale tenendo a mente che però bisogna andare oltre a quello.

Puntualizzo: molto spesso la comunicazione letterale basta e avanza e il coming out è solitamente un evento che si porta dietro lunghe anticipazioni, dubbi, timori, pensamenti e ripensamenti. Questa fatica va valorizzata con l’ascolto. Verrà il tempo di intendersi con più precisione sul vissuto e l’idea di sé di quel ragazzo quando l’intensità emotiva si sarà un po’ diluita.

Altro dubbio: quindi se ascoltiamo tutto e ci facciamo andare bene tutto quasi prendendolo alla lettera, possiamo sentire di avere la coscienza pulita e di non doverci pensare più? …sappiamo che non è così. La posizione dell’adulto davanti al tentativo di autodefinirsi dell’adolescente è quella di qualcuno che, avendo il vantaggio dell’esperienza e della maturità, è facilitato nello sforzarsi di tollerare un grado maggiore di complessità, una complessità che l’adolescente deve probabilmente ancora conquistarsi. Fondamentalmente la questione è: “Quello che pensi e quello che fai ha senso, ma non è detto però che rappresenti il 100% di quello che sei. Ci sono più sfumature di quelle che adesso riusciamo ad affrontare insieme”.

Non è molto semplice dire in astratto che cosa significhi rappresentare questa complessità,  se non correndo a rischio di fare dei discorsi che sembrano ricchi di belle intenzioni, più che di pratiche che siano d’aiuto nella vita quotidiana. 

Direi che il succo del discorso è che

  • non bisogna accontentarsi di una narrazione definitiva troppo presto
  • bisogna invece saper cogliere le emozioni che l’adolescente tenta di esprimere e che però non riesce a capire del tutto
  • alla fine, bisogna aiutarlo a vedere quello che prova con più chiarezza. A volte chiederà ho bisogno di una conferma,  ma a volte chiederà anche di essere messo in guardia dai pericoli.

Quando penso a questo genere di questione mi viene in mente spesso il discorso a cui accennavo prima, cioè alla tentazione che ci può essere di pensare in modo consolatorio “diverso è sempre e comunque meglio“. 

Non è che sia un pensiero così negativo, intendiamoci. L’importante è che non nasconda la speranza di non dover fare i conti con il dispiacere di non aver i vantaggi dell’anonimato garantito dalla cosiddetta normalità.

È utile che davanti al figlio che si trova ad affrontare questi temi, i genitori abbiano in mente una sorta di schema ideale. Uno schema che recita, ad esempio:

  • Devo aiutare mio figlio a capire che bisogna imparare ad accettarsi senza correre però il rischio di sentirsi onnipotenti, 
  • Questo tipo di consapevolezza, però, non glielo posso imporre.

La cosa dolorosa, particolarmente per i genitori quando si trovano nella stessa posizione, è quella di stare a lungo tempo a sentire

  • un figlio che lascia intravedere il fatto che si disprezza (non si accetta),
  • oppure che arrabbiatissimo e la lotta contro tutto e tutti… perché il mondo così come è fatto gli fa male (soffre di non essere accettato).

Come se ne esce?
La risposta antipatica è che bisogna sostanzialmente stare lì e tollerare di ascoltare. Si farà notare qualcuna di queste considerazioni dolorose solo quando il ragazzo mostrerà di essere vicino ad accettarle. Una vecchia  norma di buona condotta psicoanalitica, diciamo così, dice che un’interpretazione va data idealmente quando  una persona è già arrivata da sé alle stesse conclusioni.

Esempio 2: l’altro spunto di riflessione pratica che vorrei proporre a che fare con l’esplicitazione molto diretta che alcuni genitori fanno in merito ai propri dubbi sull’orientamento sessuale del figlio: “ma non è che ti piacciono i ragazzi / le ragazze? Ma sei sicuro?

Vediamo già che anche qui si possono applicare tutte le le riflessioni fatte fino ad adesso.

Cioè,  questa è una domanda che è capace di far venire qualche dubbio, perlomeno sull’impressione di sé che si dà agli altri anche a quegli adolescenti canno un’idea tendenzialmente chiara del loro orientamento!

Per quanto riguarda invece i ragazzi che questa chiarezza non c’è l’hanno….  la domanda non è d’aiuto! Posta così, amplifica il dubbio senza dare in cambio nessun indizio. La cosa importante cioè e semmai dare qualche elemento che aiuti a leggere meglio i propri pensieri e desideri.

Molto spesso quando i genitori fanno direttamente una domanda del genere, quelli che vengono in primo piano sono i loro dubbi, il loro bisogni di capire come mai non sia ancora arrivata una ragazza o un ragazzo a casa, il bisogno di comunicare “ti vedo turbato ma devi sapere che sono me puoi contare” o anche l’ansia di anticipare una comunicazione che sarebbe partita a un certo punto dall’adolescente…  ma che gli richiede più tempo.

Insomma ci possono essere delle intenzioni anche molto positive, in realtà, dietro una domanda del genere ma l’effetto rischia di essere quello di tirare un pacco regalo sulla testa del festeggiato. “Grazie, ma è meglio se non me lo dai così“.

Il ruolo dello psicologo

Il tema di cui stiamo parlando  è qualcosa di spinoso perché è qualcosa che è “soggetto a verifica”. L’orientamento e lo sviluppo della sessualità sono tasselli importanti del quadro più generale dello sviluppo dell’adolescente.  Una cosa che implica che si stia lì ad aspettare di ricevere qualche segnale positivo.

Se vissuta serenamente, la definizione dell’orientamento sessuale è un’importante segnale di crescita, di definizione maggiore dell’immagine ancora un po’ incerta dell’adulto che sarà.

La sperimentazione, se lasciata libera, può diventare uno strumento di conoscenza di sé, vissuto nei giusti tempi e con tranquillità, capace di aiutare a rispondere alle tante domande complesse che l’adolescente si fa e riporta, in un modo o nell’altro, ai suoi genitori.

Insomma non si tratta di temi in sé problematici, mentre può essere problematica l’ansia che possono generare nell’adolescente o nella famiglia, sia che questo avvenga per questioni interne,  cioè come ci si capisce e ci si parla all’interno della famiglia,  sia per questioni esterne, come molto semplicemente avviene per le dinamiche sociali che possono rendere più difficile abbracciare l’orientamento omosessuale.

[Qui ho scritto invece delle situazioni in cui la comunicazione si interrompe: mio figlio non mi parla (più)]

Questo è un campo di intervento particolare per lo psicologo, che  si trova ad avere a che fare con problematiche di natura emotiva non nel senso di disturbi da curare ma di situazioni attraverso cui accompagnare le persone cosicché riescano a vivere meglio.

Insomma lo scopo può essere quello di aiutare tutti a capirsi meglio, concedendosi il tempo di farlo e senza farsi male nel frattempo.

Io e i colleghi che lavorano con me in TuoPsicologo siamo psicologi dell’adolescenza a Padova e online con esperienza nell’accompagnare gli adolescenti nell’esplorazione del loro orientamento sessuale e delle difficoltà che possono emergere relativamente a questa delicato compito. Se cerchi un aiuto per tuo figlio o se senti il bisogno di ricevere supporto, come genitore, nel sostenerlo al meglio, valuta di contattarci.