Mancanza di autostima nell’adolescenza. Come riconoscere la mancanza di fiducia in sé e aiutare davvero

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Come aiutare un adolescente con bassa autostima?

Quando un genitore inizia a pensare che il proprio figlio stia vivendo una situazione di mancanza di autostima nell’adolescenza solitamente si trova alla fine di un percorso di riflessione.

Situazioni di mancanza di autostima in un figlio adolescente non sono facili da cogliere: il ragazzo spesso nasconde la cattiva opinione che ha di sé e si presentabassa come un adolescente che sta solo un po’ sulle sue, o che sta vivendo un periodo particolare.

Questo “periodo” tende però a durare diverso tempo e qualcuno, a casa, inizia a preoccuparsi.

Il genitore, allora, si trova a collegare fra di loro una serie di osservazione che fanno proprio pensare che ci sia qualcosa che non va, anche se il ragazzo non vorrebbe darlo a vedere.

[Nel video parlo della reazione degli adolescenti alle critiche (che è un tasto particolarmente dolente per gli adolescenti con bassa autostima)][video con sottotitoli]

Perché l’adolescenza è un periodo critico per l’autostima?

Durante l’adolescenza, il corpo cambia, i rapporti si complicano, l’identità definisce in modo più stabile.
Cercare di definire un’immagine stabile di se stessi, nella propria mente e attraverso il confronto con gli altri può essere molto impegnativo.

L’autostima, ancora fragile, viene messa alla prova da giudizi esterni, aspettative scolastiche, confronto con i coetanei e dai modelli che trova suoi social.

Un adolescente si deve formare un’opinione su tutte queste cose e capire come si sente rispetto a questi temi. Un lavoro enorme! Basta poco perché un ragazzo cominci a pensare di “non essere abbastanza”.

Nessuno di noi ama sbagliare e gli adolescenti sono costantemente esposti agli errori, a mille cose che li fanno dubitare di loro stessi.

Come riconoscere la mancanza di autostima in un adolescente?

Timido, inibito nei rapporti con gli altri:

  • non prende l’iniziativa con amici (o non esce mai di casa)
  • sente di non avere possibilità di successo in una relazione romantica)
  • rinuncia alle sfide.

I fallimenti hanno un impatto molto forte su di lui: lo fanno sentire un incapace, sfigato.

Le critiche -anche quelle fatte con affetto, per spronarlo un po’- sono percepite come accuse:

Non sei abbastanza, non sei in grado di farcela.”

Il ragazzo può iniziare presto ad impegnarsi ad anticipare quali attività  saranno dei fallimenti (può dirsi che sarà la maggior parte) e a tentare di evitarle.

Se sta molto male tenta di limitare le occasioni che possono farlo sentire in difficoltà, cercando l’approvazione dei genitori o di qualche amico sicuro. Questo è il motivo che può spingere le persone attorno a lui ad iniziare a considerarlo un “solitario”.

In questi casi bisogna domandarsi se siamo di fronte a dei veri e propri problemi di socializzazione.

A scuola –e la scuola è un contesto molto importante per cogliere le difficoltà degli adolescenti–  può

  • essere spaventato dalle verifiche, occasioni di fallimento
  • essere spaventato dal confronto con i compagni, che avverte come migliori di lui (non solo sul piano scolastico)

Va aggiunta una cosa importante:  non sempre l’adolescente che soffre di una mancanza di autostima è così appartato e remissivo. A volte, al contrario, si presenta con una facciata di fragile spavalderia e anche aggressività. Lo fa per dirsi “sono il più forte che c’è”. Ovviamente, si tratta di un azzardo: questa sicurezza esagerata, esibita ad alta voce, serve  a soffocare la paura di avere una marcia… in meno.

Molto spesso i genitori si accorgono di questa stonatura, ma se provano a confrontare l’adolescente son dolori.

Ci sono due motivi:

  • prima di tutto, il ragazzo viene chiamato a confrontarsi con qualcosa di molto doloroso (“Tu in realtà sei molto meno spavaldo di quello che vuoi far credere perché ti senti fragile”), e questa è un’idea da cui sente il desiderio di proteggersi.
  • l’adolescente stesso non è consapevole del motivo per cui si comporta in modo tanto spavaldo.

Perché?

Quali sono le cause più comuni della bassa autostima nei ragazzi?

Né l’adolescente spavaldo né quello timido e insicuro adottano volontariamente queste strategie di evitamento dell’ansia (che emerge quando una qualcosa minaccia la loro autostima) e della sofferenza (che emerge quando sono portati, ancora una volta, a mettere in dubbio loro stessi).

Ogni cosa che mi metto a fare fallisce perché non sono bravo.”

Sì, sembra che io sia riuscito a combinare qualcosa, ma è una balla, sono riuscito ad ingannare tutti.”

Sono cose che vanno al di là della volontà, del controllo e sono avvertite dall’adolescente semplicemente come parte di sé.

Tutto può iniziare a partire da un evento scatenante (qualcosa di emotivamente molto provante, come un lutto) o situazione che genera uno stato di allerta diffuso e continuo (es: situazione dolorosa in famiglia).

Più spesso, però, una situazione di mancanza di autostima nell’adolescenza  si costruisce negli anni, lentamente. L’adolescente accumula una serie di indizi su di sé che gli confermano quella che ai suoi occhi è una vergognosa, fondamentale inferiorità.

L’autostima si costruisce sulla base di una serie di esperienze di conferma della propria bellezza, efficacia, bontà; il genere di descrizioni affettuose che fanno di sé le persone importanti della propria vita. Prima di tutti: i genitori.

È quindi colpa dei genitori?

No.

La costruzione dell’autostima è qualcosa di complesso. Non sono rari i racconti di giovani pazienti che dicono di essersi sentiti, col tempo, sempre più avviliti, nonostante siano stati trattati sempre con affetto, rispetto e sostegno.

Paradossalmente, quando un adolescente soffre di un’autostima fragile, il ricordo di questo affetto può essere doloroso: “Guarda cosa sono diventato, con tutto quello che hanno fatto per me.”

Il quadro è questo: una serie di esperienze di vita fanno sì che un adolescente inizi a pensare male di sé, e a sentire tutte le esperienze positive di contatto con gli altri come un peso sulla coscienza (come se fossero qualcosa che non si merita).

La sofferenza a cui espone questa condizione può prendere sempre più spazio, col tempo e diventa sempre più difficile liberarsene.

Come accade nella maggior parte dei casi quando si ha a che fare con un adolescente, sono i genitori a porsi il problema di come aiutare il ragazzo.

I genitori mostrano per lui quella volontà di cambiare che l’adolescente in questo momento non ha le forze di avere.

Come aiutare un ragazzo timido e insicuro.

[Nel video parlo della confusione fra timidezza e bassa autostima]
Prima di parlare di come aiutare ragazzi con una bassa autostima e di come avvicinarsi a loro è utile fare un passo indietro e fare mente locale su come si sta pensando a questo adolescente.

Intendo dire: quali sono i ragionamenti inconsapevoli che precedono un tentativo di avvicinamento verso uno di questi adolescenti?

Uno dei più importanti di questi pensieri-sfondo riguarda l’idea che le difficoltà del ragazzo possano dipendere dal carattere, cioè che l’adolescente in questione sia fatto così (e che ci sia poco da fare in merito).

L’idea non è campata per aria: le persone prevalentemente timide esistono. Cosa vuol dire avere un carattere timido, però? Lasciando da parte i tentativi di definizione scientifica, possiamo dire che una persona timida è caratterizzata da una significativa dose di insicurezza nell’approccio agli altri ma questo non gli impedisce di avere una vita soddisfacente.

Quando ci si chiede come aiutare un ragazzo timido e insicuro, ci si sta chiedendo se questo ragazzo debba cambiare. Nel caso dell’adolescente timido, questo non è detto. Essere timido può essere il suo modo di esplorare i legami sociali, può essere una cosa funzionale alla sua salute emotiva e, naturalmente, può essere una caratteristica più o meno compatibile con il carattere dei genitori (che potrebbero sentirsi, ad esempio, più a loro agio con un ragazzo deciso, mentre la timidezza fa loro sospettare che ci sia qualcosa che non va).

Se parlo di timidezza, però, è soprattutto per suggerire l’idea che fare i conti con una mancanza di autostima sia un’altra cosa. Gli adolescenti con una bassa autostima vivono un rapporto prevalentemente negativo con se stessi e gli altri e questo ha la conseguenza di produrre dei blocchi (inibizioni a fare e pensare liberamente) e difficoltà concrete in aree di vita importanti (ad esempio può compromettere il rapporto con la scuola).

In questo caso, il problema del cambiamento è decisamente più urgente: non è una questione di una variazione nello “stile” personale di approccio alla vita, che può essere più o meno compatibile con la personalità dei genitori e i loro insegnamenti; si tratta di mettere l’adolescente al riparo dalla possibilità di vivere un disagio e di permettere a questo disagio di influenzare negativamente la sua vita.

[Insicurezza e adolescenza: nel video parlo come questi ragazzi facciano di tutto per evitare esperienze di normale insicurezza per paura di ricevere risposte negative]

Quali errori commettono spesso i genitori, anche in buona fede?

Spesso i genitori, pur mossi dalle migliori intenzioni, commettono piccoli errori.
Dicono cose che finiscono per essere fraintese da un adolescente fragile e possono farlo sentire peggio.

  • Minimizzare: “Dai, non è niente“. Ma lui sta male e così rischia di sentirsi incapace.
  • Spingere a reagire: “Tirati su!“. Cosa che non riesce a fare! Invece di sentire un incoraggiamento, il ragazzo rischia di sentirsi criticato e chiudersi a riccio (un problema di comunicazione genitore-figlio, insomma).
  • Oppure, sostituirsi al ragazzo nelle difficoltà: fare i compiti al posto suo, intervenire nei conflitti con suoi coetanei. Anche se c’è un sollievo temporaneo, non ci si accorge di mandargli un messaggio spinoso: “Lascia fare a me, non sei forte abbastanza“. “Da solo non ce la fai“.

Insomma, se quel ragazzzo ha dei dubbi sul proprio valrore, il genitore rischia di minare ulteriormente l’autoefficacia, già compromessa.

Segnali da non sottovalutare

Non tutti i ragazzi con bassa autostima appaiono tristi o isolati.

  • Alcuni compensano con aggressività o atteggiamenti provocatori.
  • Altri si ritirano, si definiscono “nullità”, evitano ogni sfida per paura del fallimento. Frasi come “non servo a niente”, “tanto sbaglio sempre” o “non sono come gli altri” sono segnali chiari… Ma non sempre questi ragazzi hanno la capacità di esprimersi!
  • Anche un eccessivo bisogno di conferme, l’uso compulsivo dei social o il ritiro scolastico possono indicare un disagio profondo che, a volte, si può cogliere solo in modo indiretto.

Mancanza di autostima nell’adolescenza.  Aiutare i genitori

I genitori che si chiedono come aiutare un figlio (a cui inizialmente pensano come ad un ragazzo timido e insicuro) incontrano una difficoltà più forte di tutte le altre: si impegnano a trovare qualcosa che sbloccare la situazione.

Spesso incoraggiano, si offrono di ascoltare, spronano.

Il risultato è che spesso l’adolescente si ritira ancora di più, o si arrabbia.

Tutti questi tentativi di aiutarlo spesso finiscono per farlo sentire ancora più in difetto. Uno scemo.

(Ma non è che i genitori non siano abbastanza bravi, è il compito che è difficile più di quanto non immaginino.)

La cosa più importante in queste situazioni non è tanto capire cosa fare, ma capire cosa NON bisogna fare.

Non assillare, non chiedere, non mettere pressione.

Una cosa per niente facile da mettere in pratica, quando si è preoccupati per un figlio che sta male.

Quando problema di mancanza di autostima si evidenzia, non è possibile eliminarlo facilmente, proprio perché la scarsa autostima consiste in un’immagine di sé che si costruisce nel tempo.

E per essere modificata richiede tempo.

Nel frattempo è utile non sottoporre a stress non necessari il ragazzo.

Non proporre piccole sfide, come fare cose che non fa da tempo perché si vergogna di poter fallire (es: chiamare amici, avvicinare una ragazza, riprendere a suonare uno strumento). Di solito, quando si inizia a pensarci è troppo presto.

Prima ha bisogno di fidarsi di poter fallire davanti a voi e non cadere in uno stato di umiliazione.

È doloroso pensare che il proprio figlio possa sentirsi così male davanti ai propri genitori -che gli vogliono bene- ma bisogna pensare che l’autostima è qualcosa che mette in grande allarme chi la sente minacciata, così tanto da reagire con emozioni molto negative.

Allo stesso tempo, non bisogna fargli trovare sempre la pappa pronta: si sentirà stupido.

La chiave è permettergli di acquisire fiducia in qualcuno di “sicuro” che gli possa dare sostegno e consolazione. Queste cose gli serviranno a “ricaricarsi” e mettersi davanti a nuove sfide.

Le difficoltà di aiutare un adolescente con una bassa autostima

Abbiamo visto quali sono le condizioni perché il ragazzo possa pensare di iniziare a mettersi in discussione e pensare che i sentimenti negativi di cui si sente vittima:

  • provengono da lui stesso
  • possono essere affrontati

Mettere in pratica tutto questo, però, è molto difficile.

La motivazione, in realtà è semplice: un adolescente che sta male e che, come abbiamo visto, difficilmente chiede aiuto, tende a creare una forte preoccupazione nei genitori.

Questa preoccupazione li spinge a cercare un modo per aiutarlo.

Però, allo stesso tempo, si trovano a dover affrontare la propria preoccupazione e tutte le difficoltà a cui mette di fronte una situazione di mancanza di autostima.

È questo il punto in cui i genitori sentono di dover chieder aiuto per loro figlio.

 

Come aiutare un ragazzo con una bassa autostima

Come psicologo, entro in contatto con i genitori quando il livello di preoccupazione è alto e quando si è già tentato di trovare una soluzione “in famiglia”.

I genitori arrivano da noi con una sensazione di fallimento e, molto spesso, una grande confusione.

Perché nostro figlio non sta bene?”

Che sia nel nostro studio di Padova od online, cambia poco: si inizia aiutando i genitori ad essere presenti ma discreti (è così che l’adolescente con bassa autostima chiede loro di essere) e ad aiutare il ragazzo a farsi aiutare.

La psicoterapia dell’adolescente è una situazione costruita per essere intima, e la psicoterapia psicoanalitica (quella che pratichiamo io e i colleghi di TuoPsicologo) dimostra di essere efficace nel miglioramento dell’autostima grazie alla sua capacità di influenzare in modo trasversale i diversi aspetti personalità coinvolti nell’autostima. La psicoterapia psicoanalitica è particolarmente orientata a fare in modo che gli adolescenti sviluppino autonomamente strategie di miglioramento dell’autostima e questo ha effetti positivi in termini di mantenimento dei risultati.

[Fonti: significativo aumento dell’autostima. (Metanalisi) efficacia e mantenimento risultati nel tempo. (Metanalisi) Efficacia. Di nuovo su efficacia. Efficacia psicoterapia psicodinamica di gruppo. Efficacia della psicoterapia psicoanalitica (298 studi).]

Come capire se è il momento di chiedere aiuto professionale?

Se l’adolescente mostra un senso di inadeguatezza costante, che interferisce con scuola, amicizie o con il suo umore, è importante intervenire. Un percorso psicologico non serve solo “quando la situazione è grave”, ma può offrire uno spazio di ascolto e riflessione prezioso per rimettere a fuoco le proprie risorse e recuperare le energie per far ripartire la crescita in modo autonomo.

Il lavoro terapeutico aiuta l’adolescente a interrompere il ciclo dell’autosvalutazione e a costruire una narrazione di sé più equilibrata.

Cosa significa questo per una famiglia in cui c’è un adolescente che vive una situazione di mancanza di autostima?

Essenzialmente che non è necessario continuare a stare male.

È possibile ricreare un dialogo reale con lui.

È possibile aiutarlo a stare meglio.

È possibile essere aiutati a fare tutto questo.