Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Quando un figlio non ti ascolta bisogna sostanzialmente lasciarlo stare.
Uso di proposito una sorta di formula ad effetto nel tentativo di condensare l’aspetto più difficile di questo problema.
Il nucleo del problema di farsi ascoltare da un adolescente è che il tentativo di farsi ascoltare cozza con il suo bisogno di autonomia.
Insomma, quello che si verifica e che più si stringe la morsa meno si ottiene e a pochissima importanza quanto buone e sensate siano le proposte che gli si rivolgono.
Quando si cerca di farsi ascoltare, si rischia di scontrarsi regolarmente con il fatto che tutto quello che quel ragazzo è in grado di pensare nel momento del confronto è:
“Se adesso obbedisco vuol dire che contemporaneamente rinuncio a pensare con la mia testa e questo non lo accetto“.
Insistendo, cioè battendo sullo stesso chiodo, ripetendogli la stesse cose, c’è il rischio di contribuire a creare una situazione che alimenta lo scontro invece di spegnerlo.
Cosa fare quando un figlio non ti ascolta (ma in realtà ascolta almeno un po’)
Nella stragrande maggioranza dei casi, in realtà, si può contare su una certa e consistente quota di desiderio da parte dell’adolescente di ascoltare i genitori.
Questo non vuol dire che in realtà abbia una smania nascosta di fare esattamente quello che i genitori chiedono; significa però che non c’è motivo di pensare che la sua unica ragione di vita sia di fare il contrario.
E come mai non sembrerebbe proprio che questo adolescente voglia dare importanza a quanto gli si dice?
La questione è che devono essere rispettate alcune condizioni che consentono a questo desiderio di affidarsi ad ascoltare i genitori di emergere.
Le situazioni in cui questo desiderio non può emergere sono
- quelle situazioni, ad esempio, in cui si insiste per un orario di ritorno serale e si ottiene che ragazzo torni solo molto più tardi,
- oppure gli si chiede di iniziare a studiare per tempo e lo si vede aprire il libro solo il giorno prima della verifica.
In un certo senso, manca una condizione fondamentale perché il ragazzo possa riconoscere che c’è del senso in quello che propongono i genitori. Tale condizione consiste nel fatto che quell’adolescente possa sentire di avere la libertà di poter essere lui a decidere che cosa fare e (soprattutto) che cosa pensare.
Cosa fare quando un figlio non ti ascolta: l’attesa vigile
Il presupposto perché si verifichi questa straordinaria condizione è che i genitori tollerino una posizione, diciamo così, di attesa.
La tolleranza del fatto che inevitabilmente quel ragazzo combinerà dei guai, come tra l’altro avviene per la maggior parte di noi quando ci troviamo ad affrontare dei problemi nuovi, cosa che capita costantemente agli adolescenti.
Bisogna tenere conto che, ad esempio, uno studio continuativo ed autonomo è qualcosa che un adolescente incontra per la prima volta. La gestione di una propria autonomia, che gli consente anche di uscire di casa da solo e di stare fuori casa a lungo, interrompendo la comunicazione diretta con i genitori, è qualcosa con cui l’adolescente si trova a fare pratica, grossomodo per la prima volta.
È utile che il fatto che combinerà dei guai possa diventare una risorsa, già che si tratta di qualcosa di inevitabile.
Proprio quei guai sono gli eventi che più facilmente diventeranno occasioni di confronto fra genitori e figli e, di conseguenza, occasioni in cui i figli possono accettare più o meno direttamente che i genitori continuino a fare loro da guida.
In tutto questo non bisogna attendersi un atteggiamento conciliante, da parte di un adolescente. Poco importa: quello che conta è che spesso sa di combinare dei guai e, di conseguenza, ha bisogno di ricevere una “raddrizzata” dagli adulti e di salvare contemporaneamente la faccia svalutandone l’opinione. Intanto la lezione, spiacevole ma utile, sarà stata archiviata nella memoria.
[Altra nota importante: qui parlo dei normali contrasti quotidiani con l’adolescente, quelli che visti a ritroso, fanno pensare che alla fine il ragazzo “ha messo un po’ la testa a posto” e che, fondamentalmente è maturato. Le situazioni in cui i figli sono diventati ostili, mancano costantemente di rispetto ai genitori, mentono, hanno un atteggiamento marcatamente ribelle, oppure sono arrivati ad essere violenti contro la famiglia o, in particolare, la madre rappresentano esasperazioni dei meccanismi in questo articolo e meritano discorsi più specifici.]
Cosa fare quando un figlio non ti ascolta: far nascere un desiderio
Se si lascia poco spazio di manovra all’adolescente e si usano i suoi inevitabili fallimenti solo come degli strumenti di rimprovero, o fonte di successive punizioni c’è il rischio che quei guai vengano mitizzati e che l’adolescente li trasformi in qualcosa di cui non accetta di essere meno che orgoglioso:
“Ho fatto un gran casino, ne sono consapevole, però che soddisfazione! L’ho fatto io, io ho deciso!”.
Insomma, quando un adolescente non ascolta è molto probabile che suo obiettivo reale e finale non sia tanto quello di frustrare i genitori e di portarli ad esaurimento; è più probabile che quell’adolescente stia cercando di trovare una propria voce.
Solo che sta tentando di farlo urlando il più forte possibile, coprendo la voce degli altri, entrando cioè in contrasto con la voce dei genitori, davanti ai quali non può che sentirsi sempre un po’ piccolo, proprio quando ha bisogno di sentirsi sempre più grande e autonomo.
Sembrerà un po’ assurdo ma è proprio abbassando le proprie richieste di adulto che è più probabile che non solo l’adolescente ascolti ma che riconosca per primo il desiderio e l’utilità di farlo, sentendosi libero di accedere alle risorse che gli mettono a disposizione i genitori, sentendosi libero di utilizzare la propria testa e senza sentirsi troppo in conflitto a riconoscere l’utilità di quello che i genitori gli possono insegnare.