Depressione in adolescenza: come riconoscerla e terapia

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

[Nel video parlo della differenza fra atteggiamento malinconico e depressione][Video sottotitolato]

La depressione è la forma di sofferenza psicologica più diffusa in adolescenza.

Direi che questo dato è particolarmente importante non solo perché ci aiuta a tenerci in allerta rispetto agli stati emotivi degli adolescenti, ma anche perché ci obbliga a chiarirci le idee su qualcosa che è per sua natura poco chiaro.

L’adolescenza è un’età in cui è normale si presenti un umore depresso, anche con una certa frequenza. Tristezza, malinconia, rimuginazione su di sé fanno parte del doloroso processo di scendere a patti con la propria identità che caratterizza la crescita di qualsiasi essere umano. Questo dolore “normale” non può e non deve essere evitato.

La vera e propria depressione adolescenziale va evitata eccome, invece.

La depressione, in adolescenza, non è un prodotto della crescita ma un ostacolo che rischia di interrompere e compromettere la crescita.

I sentimenti negativi di ragazzi e ragazze hanno dunque anche una funzione utile e non bisogna pensare che andrebbero estirpati come erbacce.

Faccio tre esempi comuni:

  • momenti di scarsa autostima possono alternarsi a momenti di ipervalutazione ed idealizzazione di sé, contribuendo a costruire una visione realistica di sé;
  • il ritiro dalle relazioni sociali. Isolamento e dipendenza dal gruppo di coetanei hanno funzioni diverse: ritirarsi dagli altri aiuta l’adolescente a scoprire la propria individualità, il rapporto con gli altri lo aiuta a capire quale sia il suo ruolo nel mondo (e nella società). Saper stare da solo, per un adolescente con relazioni sociali soddisfacenti, può essere un’esperienza di grande arricchimento;
  • l’apatia. Quando un adolescente è disinteressato, impermeabile ad ogni stimolo e proposta, le ragioni possono essere diverse. Il suo rifiuto può essere un messaggio (“Mamma, lasciami stare. Sono grande e ho bisogno di dimostrare a me stesso che posso fare a meno di te.”); può anche sembrare superficialmente disinteressato al mondo in quanto in questo momento tutto quello che gli interessa accade all’interno di sé (sta facendo i conti con pensieri ed emozioni nuove).

Le cose, però non stanno sempre così e questi sentimenti possono essere invece dannosi.

  • la mancanza di autostima vera e propria è una situazione statica: l’adolescente si è fatto l’idea di non valere granché e per modificarla va aiutato.
  • una situazione costante di ritiro sociale o marcate difficoltà nel campo della socializzazione non sono un’occasione di crescita personale se non sono una scelta temporanea, ma se sono un obbligo che dipende da quella che è percepita come una propria incapacità di avere a che fare con gli altri in modo efficace.
  • l’apatia può essere anche un segnale allarmante, che testimonia che il ragazzo ha bisogno di “spegnere” la sfera emotiva perché sta soffrendo in modo per lui intollerabile.

Scarsa autostima, ritiro, apatia possono essere dei segnali di depressione… ma come si fa a capire cos’è cosa, davanti a dei segnali tanto ambigui?

Sintomi della depressione in adolescenza

Il primo aspetto da tenere a mente è che gli adolescenti depressi hanno dei tratti comuni.

Capire se una situazione rappresenti un caso di depressione in adolescenza e come riconoscerla passa per il riconoscimento di alcuni sintomi.

L’immagine che solitamente si ha in mente quando si pensa ad una persona depressa è quella di una persona molto triste, che ha perso il piacere di vivere, difficile da raggiungere.

Non dobbiamo immaginarci di trovare necessariamente questo, in un adolescente.

Prima di una discussione critica, però, sarà importante focalizzarsi sui possibili segnali di depressione.

I sintomi della depressione in adolescenza sono:

  • tristezza e pianto frequente
  • bassa autostima
  • senso di colpa
  • frustrazione, irritabilità e ostilità (con urla e, in alcune situazioni, aggressività fisica)
  • ritiro da affetti e relazioni sociali (compagni di classe, amici, familiari)
  • apatia
  • irrequietezza e nervosismo
  • difficoltà a concentrarsi
  • rallentamento dei pensieri e del movimento
  • dormire troppo o troppo poco
  • mangiare troppo o troppo poco (con conseguente oscillazione di peso)
  • sensazione di affaticamento apparentemente ingiustificata
  • sentimenti di disperazione e sensazione di essere inutili
  • ricerca di rassicurazioni
  • sfiducia nei confronti del futuro
  • frequenti pensieri relativi alla morte, al morire, al farsi del male o al suicidi

Come è possibile vedere da questa lista, alcuni sono coerenti con l’immagine “tipica” della persona depressa, altri molto meno. Altri, poi, sono difficili da cogliere (l’affaticamento e l’apatia, ad esempio, possono essere confuse con la pigrizia).

Anche le situazioni di vita che favoriscono la depressione, come le esperienze traumatiche (lutto, abuso, malattie croniche) e una storia familiare di depressione, sono indicazioni che rischiano di essere fuorvianti quando non si ricade all’interno di questa casistica. Certamente non tutti gli adolescenti depressi hanno esperienze traumatiche alle spalle e l’origine di una storia di depressione spesso va ricercata in dettagli più sottili e sfuggenti.

Non è sempre facile riconoscere i sintomi della depressione, ma con un po’ di informazioni e un po’ di spirito critico è certamente possibile provare a iniziare a farsi un’idea più chiara su cosa stia succedendo.

Il primo elemento essenziale è che bisogna imparare a cogliere le tracce della depressione in dei segnali diversi da quelli elencati qui sopra. Questo è vero in ogni situazione di depressione ed è particolarmente vero nei casi di depressione in adolescenza.

Depressione in adolescenza: altri segnali importanti

La rabbiosità, ad esempio, è uno dei sintomi depressivi che più di frequente si presentano in adolescenza.

La rabbia è un sentimento centrale, nella depressione, che nell’adulto tende ad essere nascosta: è tendenzialmente rivolta verso di sé. (È facile capire in che modo se si leggono i sensi di colpa e le automortificazioni del depresso adulto come un’espressione di rabbia verso se stesso).

Anche se questo è sicuramente vero anche per l’adolescente depresso, nel suo caso la rabbia tende a mostrarsi all’esterno molto più spesso.

Questo accade per vari motivi; cito i due essenziali, che dipendono dal fatto che l’adolescente è un soggetto in crescita, e anche la sua mente è ancora in crescita:

  • la capacità di “tenuta” della mente adolescente è tendenzialmente inferiore a quella di un adulto. Nonostante il suo obiettivo inconsapevole sia quello di tenere la rabbia all’interno, questa è così forte che finisce per traboccare.
  • i soggetti in crescita hanno bisogno che la propria mente (che è anche lei in crescita) usi altre menti come sostegno. Nella depressione adolescenziale questo è rilevante perché la mente dell’adolescente cerca naturalmente aiuto esterno (i genitori, solitamente) per affrontare i problemi della depressione. La rabbia ha anche una funzione comunicativa: fa allarmare i genitori e passa loro la patata bollente. È, insomma, una richiesta di aiuto e l’espressione della frustrazione del ragazzo che, non riuscendo a stare bene, chiede a gran voce che sia un adulto ad aiutarlo.

Bisogna fare particolarmente attenzione ad una serie di comportamenti, spesso stereotipati e irritanti, che hanno la funzione di gestire il dolore mentale a cui si accompagna la depressione.

Alcuni esempi importanti:

  • L’uso intensivo di tecnologia-videogiochi-navigazione su internet può aiutare l’adolescente a creare uno spazio mentale in cui stare sereno. Tipicamente, però, quando sta troppo male questa non è una misura sufficiente.
  • L’uso di cannabis oggi è spesso legato alla sua funzione antidepressiva ed ansiolitica. Un uso continuativo e frequente mostra come la possibilità di stare bene attraverso la cannabis sia illusorio.
  • Il calo di rendimento scolastico e, più in generale, le difficoltà scolastiche, sono un grande e importante indicatore di tutto quello che non va in adolescenza.
  • Coinvolgimento in attività pericolose (guidare ad alta velocità o dopo aver bevuto, giochi e sfide rischiosi, attività che portano a farsi male di frequente). Indursi uno stato di ipereccitazione può avere la funzione di eliminare temporaneamente i sentimenti depressivi dalla mente. Anche in questo caso, la ripetitività di questi comportamenti tradisce la realtà del fatto che non sono un mezzo sufficiente per far fronte alla depressione.
  • Presenza di ansia. Ansia e depressione in adolescenza sono spesso associate. L’ansia può aiutare l’adolescente a “proteggersi” dalle situazioni che stimolano i sentimenti depressivi, allontanandosene, ma tende a diventare un problema in sé e il ragazzo può passare da stati depressivi a stati ansiosi in cui uno “scaccia” l’altro. (sull’ansia in adolescenza ho scritto questo articolo).
  • Malesseri fisici frequenti e apparentemente ingiustificati. Questo è il meno specifico dei segnali. Per capire se può essere legato alla depressione, la prima domanda da farsi è: il ragazzo sta male sempre nelle stesse situazioni? È possibile attribuire un significato emotivo alla situazione?

Iniziamo a tirare qualche conclusione: questo ragazzo fa qualcosa di strano, qualcosa di irritante, qualcosa che magari fa legittimamente preoccupare i suoi genitori? Se lo fa, siamo in grado di chiederci perché e di metterci nei suoi panni?

Questi comportamenti sono importanti perché possono essere un indizio del fatto che l’adolescente si stia impegnando (in modo prevalentemente inconsapevole) a cercare una soluzione per gestire la propria sofferenza.

Come facciamo a capire quando la spiegazione è questa?

Dobbiamo necessariamente mettere assieme più indizi.

Si presenta uno dei sintomi riconducibili alla depressione e vediamo che è diventato taciturno, solitario e fa lunghi giri in bicicletta da solo, cosa che non ha mai fatto. La cosa particolare è che non sembrano dargli grande piacere, li fa come se avesse bisogno di “scaricare”.

Ultimamente non si può parlare con lui senza litigare. Quando si prova a staccarlo dalla console, poi, diventa una furia. Certe volte, però, si mette a piangere e diventa imprevedibilmente mammone. Nemmeno lui sa dire che cosa gli succeda.

A scuola è un disastro, da un anno. Di sicuro non gli manca l’intelligenza, ma studia disordinatamente e non riesce a portare a casa risultati. Anzi, legge le cose e dice che non gli entrano in testa. Ultimamente esce poco, anche se gli amici lo chiamano.

Oltre ai sintomi veri e propri cioè, la spia più importante di depressione in adolescenza sono i comportamenti che sostituiscono o tentano di combattere i sintomi.

L’ultima caratteristica di cui voglio parlare è legata alla differenza di sesso.

Depressione in adolescenza nei maschi e nelle femmine: differenze

Ragazzi e ragazze tendono a manifestare la depressione in modo diverso fra di loro.

La depressione, nell’adolescenza femminile tende ad essere diagnosticata più spesso che nell’adolescenza maschile.

Questo fatto va legato, probabilmente, anche al fatto che nelle ragazze la depressione si presenta in modo più simile a quello della depressione degli adulti.

Le adolescenti depresse, cioè, tendono a provare forti sentimenti di colpa, sensazione di fallimento, tendono ad autoaccusarsi spesso per eventi che percepiscono come fallimenti o loro responsabilità; tendono più frequentemente ad avere scarsa autostima e un’immagine negativa del loro corpo.

Come dicevo qualche riga più sopra, queste cose possono essere decisamente difficili da vedere dall’esterno. Un’adolescente che convive con questi sentimenti dolorosi, però, tenta di combatterli e queste reazioni al dolore risultano più facili da notare. Alcuni esempi:


  • Le ragazze depresse possono
    mostrare la tendenza a mettere distanza fra sé
    e amici e familiari. Questo avviene perché il rapporto con gli
    altri le mette spesso in crisi: sentono di non essere generose e
    disponibili, di non essere attente con le amiche, di sbagliare
    spesso.

  • Possono
    dormire molto come inconsapevole strategia di isolamento.

  • Possono prendere peso, ricorrendo al cibo come forma consolatoria.

  • Possono praticarsi dei tagli per trasformare il dolore mentale in
    dolore fisico, percepito come più facile da gestire.

La depressione nell’adolescenza maschile si presenta in modo diverso.

Gli adolescenti maschi depressi sono spesso meno facili da individuare come tali.

I sentimenti intimi sono gli stessi provati dalle ragazze (ma molto spesso il ragazzo non ne è consapevole, cioè non sente soggettivamente di “essere triste”), ma le reazioni cambiano.


  • La
    tristezza può essere percepita sottoforma di affaticamento e
    trattata come pigrizia.

  • Si
    arrabbiano facilmente e reagiscono rabbiosamente a sollecitazioni
    banali (cioè con loro si può litigare costantemente per un
    nonnulla).

  • Fanno
    attività pericolose e si mettono in situazioni rischiose per via
    dell’eccitazione che provano.


  • Possono
    iniziare risse o sfogare la rabbia facendosi male da soli

Eccitazione e rabbia sono percepite come “medicine” contro i sentimenti depressivi. Quando i sentimenti depressivi sono avvertiti direttamente dagli adolescenti maschi spesso si tratta di sentimenti molto forti, legati a pensieri di autodanneggiamento e suicidio (che danno l’illusione di “spegnere” il dolore). Questo dato è particolarmente importante perché la maggior parte dei suicidi per depressione in adolescenza è di adolescenti maschi.

Le ragazze tendono a mostrare in modo più riconoscibile la depressione, con un grado di sofferenza consapevole mediamente superiore a quello dei maschi; anche se questa consapevolezza porta con sé una certa quantità di dolore, è anche una risorsa importante. Una ragazza che si sente male sarà più motivata a fare qualcosa per stare meglio.

Gli adolescenti maschi, invece, tendono ad avere una consapevolezza inferiore della loro depressione, il che li porta a sopportarla apparentemente meglio. Questa migliore sopportazione, però, è solo superficiale: le strategie che adottano sono strategie di “soffocamento” e di “eliminazione” dei sentimenti depressivi. Se stanno lottando con una vera e propria depressione, però, questo li mette in difficoltà, perché si trovano a combattere con armi inefficaci che tendono a cedere, aprendo spiragli tremendi su un forte dolore personale.

Questo è particolarmente importante anche perché quegli adolescenti maschi depressi che avvertono in modo consapevole i sentimenti depressivi, questi sentimenti tendono ad essere molto intensi.

Effetti della depressione

Parlando di depressione in adolescenza si tende a sottolineare soprattutto quanto male si sentano i ragazzi che vivono questa condizione.

Questo è sicuramente l’aspetto più importante della depressione, ma può anche essere un po’ difficile comprendere gli effetti concreti.

Il tema è molto complesso, chiaramente. Però, soprattutto quando si sospetta che il proprio figlio stia male, bisogna pur partire da qualche parte, chiarirsi le idee e fare in modo di immedesimarsi in lui.

Immedesimarsi in un adolescente che soffre è il vero primo passo per aiutarlo. Provare a ricondurre il modo in cui si comporta alle emozioni che prova è un passo importante che aiuta a mettersi nei suoi panni e a capire come mai possa essere così irritante o così difficile da raggiungere.

Il passo successivo è quello di prendere sul serio la faccenda e farsi un’idea chiara dei problemi legati alla depressione in adolescenza.

La più estrema delle conseguenze concrete della depressione è il suicidio.

Premetto che l’Italia è uno dei paesi europei con il tasso di suicidi più basso di Europa, ma che le ragioni di questo dato fortunato non sono chiare.

Nella pratica, cioè, sarà ancora una volta importante fare attenzione ai potenziali segnali di pericolo:

  • sintomi depressivi
  • l’adolescente parla spesso della possibilità di morire o ci scherza
  • senso di disperazione e sfiducia verso il futuro
  • si comporta in modo rischioso, senza curarsi di farsi male o di rischiare la vita
  • l’adolescente si libera di oggetti a cui tiene e si mostra inaspettatamente affettuoso verso amici e parenti, come se li volesse salutare
  • allude a situazioni in cui lui non ci sarebbe più (“cosa faresti senza di me?” “tanto io non sarò più un problema”)
  • parla in termini positivi della morte, come se la considerasse una fonte di serenità o la possibilità di lanciare un messaggio
  • lascia indizi scritti con allusioni alla morte o al suicidio
  • diventa improvvisamente sereno e tranquillo dopo un periodo di depressione

Per la maggior parte dei ragazzi depressi, però, non è il suicidio il rischio più plausibile.

La depressione anche lieve ha degli effetti molto concreti sulla vita quotidiana.

Ogni sofferenza emotiva significativa è un pozzo nero in cui si disperdono le risorse che normalmente si utilizzano per condurre una vita soddisfacente.

Fino a poche righe fa ho parlato dei comportamenti che gli adolescenti mettono in atto per rispondere ai sintomi della depressione.

La lotta personale alla depressione richiede un costante investimento di energie. Energie che non sono gratuite e che vengono sottratte ad altre attività.

Cosa viene penalizzato? È difficile trovare dei dati di ricerca precisi su questo tema, e la maggior parte di quello che ne sappiamo deriva dall’esperienza clinica. L’area della vita personale che risente maggiormente da un’esperienza di depressione sembra dipendere da ciascuna individualità.

Alcuni adolescenti depressi non riescono a dedicarsi alla scuola. Altri riescono ad affrontarla e i problemi iniziano con l’ingresso nel mondo del lavoro.

Rapporti complicati con ambiti della vita così importanti hanno ricadute sia sulla formazione di una rete sociale soddisfacente (es: chi fatica ad integrarsi a scuola può perdere il contatto con i coetanei) che nell’integrazione sociale in senso più ampio (es: problemi a scuola e sul lavoro possono tradursi in possibilità lavorative meno soddisfacenti).

Per alcuni ragazzi il campo più intaccato non sembra quello delle “prestazioni”, ma quello relazionale: nella depressione, il contatto con gli altri può essere vissuto con grande fatica, che deriva dal fatto che il ragazzo depresso sente di non riuscire a soddisfare richieste di rimanere in contatto e di uscire, oppure sente di essere un cattivo amico, o che gli altri gli fanno vorrebbero che lui si mostrasse allegro e sereno. Il contatto relazionale, per quanto desiderato, è faticoso e doloroso perché rimette ogni volta il ragazzo depresso davanti alle proprie difficoltà.

Di conseguenza ne risente anche la possibilità di sperimentare e iniziare delle relazioni romantiche positive.

Insomma, la depressione rischia di compromettere il contatto che l’adolescente ha con il mondo. Non bisogna trascurare però la persona con cui l’adolescente passa la maggior parte del proprio tempo: se stesso. La depressione può avere un effetto devastante nei confronti del rapporto con se stessi: ogni esperienza è vissuta come una prova del proprio scarso valore personale. Ogni fallimento è vissuto come una conferma di quanto di negativo che si pensa di sé. In questo quadro, le attività piacevoli e desiderate hanno un ruolo sempre più marginale: l’obiettivo diventa quello di soffrire il meno possibile, non di avere una vita soddisfacente.

Questo, chiaramente, è logorante.

Depressione in adolescenza: terapia

Come suggerivo prima, per capire come come aiutare un adolescente che vive una situazione di depressione è importante mettersi nei suoi panni.

La depressione è una condizione di vita di costante attacco contro di sé e di un continuo bisogno di cercare

  • di ridurre questo dolore
  • e di trovare dei modi di evitarlo

Questo può rendere molto difficile stare vicini all’adolescente depresso, che può essere molto scontroso o apparentemente indifferente ad ogni tentativo di avvicinarlo e aiutarlo.

Spero di essere riuscito a trasmettere l’idea che, per quanto difficile, non bisogna farsi scoraggiare da questi atteggiamenti: sono l’unica strada che hanno trovato per provare a gestire il dolore della depressione.

Gli adolescenti hanno un grande bisogno di affidarsi a qualcuno che li aiuti, ma non è una cosa che sentono di poter fare a cuor leggero. Si comportano un po’ come una persona che si è appena fratturata una gamba dopo una brutta caduta e che accoglie il soccorritore con un certo sospetto e paura di sentire di nuovo male.

Un aspetto positivo? Anche loro sanno di aver bisogno di aiuto, in fondo, e se si riesce a trovare la giusta chiave di accesso è possibile perfino che si affidino.

(Uso un tono ironico perché capita di frequente di scherzare con un adolescente, durante una psicoterapia, sul fatto che inizi a “concedersi”, confidandosi veramente con me. È normale: oltre alla sua serenità, bisogna che senta che io per primo ritenga importante salvaguardare la sua indipendenza. La testa è sua e decide lui, su questo non ci possono essere dubbi. Altrimenti non si va da nessuna parte.)

Completo il quadro: ci sono anche situazioni in cui il ragazzo chiede espressamente di essere aiutato, chiaramente. In questi casi è importante dare attenzione immediata alle sue parole: il fatto che sia disposto a chiedere aiuto lascia intendere che

  • o non si sente in grado di fare da solo, allora bisogna sostenerlo ma anche dare il via al processo di autonomizzazione che potrebbe essersi fermato davanti ad un dolore troppo forte da gestire,
  • o sente un dolore molto forte (e questo ci deve allarmare).

La psicoterapia dell’adolescente è una risorsa fondamentale per vincere la depressione.

Il primo passo, come abbiamo visto, spesso non può partire dall’adolescente, però, ma da un genitore che si interroga, che si mette nei suoi panni e che cerca di avvicinarsi ad un figlio che sta male.

Sicuramente, partendo da quel primo passo, c’è molto che si può fare.