Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Quali sono le difficoltà psicologiche caratteristiche dell’adolescenza?
Quando si parla di adolescenza se ne parla tendenzialmente come di un’età turbolenta.
Questa rischia di essere solo un’immagine banale dell’adolescente se non si prova a mettersi nei suoi panni. Insomma, si tratta di capire che l’adolescente non è un soggetto “programmato” per rompere
le scatole, raggiunta una certa età.
La sua spigolosità è dovuta soprattutto al fatto che all’adolescente viene richiesto una specie di superlavoro mentale per compiere la trasformazione da bambino in adulto.
La fatica psicologica di crescere
Le difficoltà che rendono obbligatorio questo lavoro psicologico sono dovute alla necessità di integrare i cambiamenti che arrivano con il passaggio dall’età infantile all’età adulta.
Primo esempio, l’acquisizione di un corpo ed una mente pienamente sviluppate. L’entusiasmo
che arriva assieme alle possibilità dell’eccitazione sessuale, della forza fisica o delle capacità
di pensare in modo complesso viene inevitabilmente controbilanciato dalle difficoltà nella loro
gestione.Piacerò? Sono abbastanza intelligente?
Il mio corpo è normale?
Problemi psicologici: il corpo
Il corpo è una delle componenti essenziali da integrare perché l’adolescente possa giungere ad avere un’immagine sufficientemente stabile di chi è e di quello che può fare.
A questa età ha il compito di non cedere né alla tentazione di cullarsi all’idea di avere potenzialità e risorse illimitate né di cedere al contrario, cioè l’eterna paura di essere insufficiente.
Deve riuscire a trovare un proprio confine fra illusione di grandezza e vergogna, a capire quali siano i suoi pregi e limiti che sono anche, in definitiva, gli elementi che lo rendono un soggetto unico.
[Ne ho scritto più approfonditamente in articoli sull’accettazione del corpo, in partcolare nelle ragazze; sui ragazzi ho scritto più in dettaglio della cura del corpo in palestra].
Problemi psicologici: l’indipendenza
C’è un altro elemento strettamente legato a questo, ossia quello dell’autonomia e dell’indipendenza.
L’adolescente ha il compito di imparare a fare di testa sua, ora che ha le risorse per cavarsela da solo, senza essere così spaventato di vedersi come incompetente da non poter chiedere aiuto quando ne ha bisogno.
L’autonomia, insomma, va di pari passo con la responsabilità, cioè con una valutazione a volte sgradevolmente realistica di delle proprie capacità.
Tutti questi cambiamenti comportano l’accesso una dimensione sociale nuova e più complessa per l’adolescente, che si deve presentare al mondo come soggetto che esiste anche separatamente dalla famiglia e, proprio per questo, ha la facoltà di fare delle scelte indipendenti dai progetti e desideri dei genitori che l’hanno fino ad ora accompagnato interpretandone le attitudini.
Di fatto, prima di prendere di petto il mondo, l’adolescente si rivolge prima di tutto ad una micro-società di coetanei fatta di diversi gruppi ed appartenenze in cui spesso si allacciano e slacciano turbinosamente rapporti, individuando contemporaneamente alcuni amici e partner veramente intimi.
Questo ha lo scopo di testare le diverse versioni di sé di cui ha bisogno di fare esperienza per arrivare a definire chi sia in un ambiente, quello dei coetanei appunto, in cui è possibile condividere silenziosamente il progetto di fare esperienza insieme di sé e del mondo.
[Le difficoltà psicologiche legate all’autonomia possono assumere varie forme: spesso, quella legata alla carenza di autostima, nel senso di una sfiducia nel vedere se stessi come sufficientemente capaci; altre volte, la ricaduta principale è sullo studio (non studiare come modo di affermare la propria autonomia); altre ancora, in un atteggiamento ostile nei confronti dei genitori (“mi sento così insicuro nella mia autonomia che mi comporto da tiranno“)].
Mettersi nei panni degli adolescenti
Gli adulti spesso devono fare un certo sforzo di immaginazione per comprendere questa dimensione. Come ciascun adulto ha bisogno di scavare un po’ per trovare dentro di sé il bambino imaginifico, creativo ed originale che è stato, è altrettanto difficile riuscire a scostarsi dalla prospettiva adulta per assumere quella dell’adolescente.
L’adolescente è contraddizione e deve tollerare la contraddizione perché è una parte integrante particolarmente importante della sua identità.
- Deve essere grande ma per passare la maggior parte del suo tempo con altri ragazzi,
- deve essere responsabile per poi non sembrare in grado di rispettare un orario,
- deve essere ignorante per poter imparare qualcosa.
Se gli adulti funzionassero sempre così passerebbero le loro giornate fermi agli incroci stradali senza sapere se andare al lavoro o andare a bere il caffè.
Questa differenza fra mente adulta e mente adolescente è preziosa, perché se ha un po’ di spazio per farlo, l’adolescente la userà per creare un po’ di conflitto con i genitori, gli adulti di cui si può fidare.
Questo conflitto lo aiuterà a farsi guidare da loro nella ricerca di sé.
Aiutarli ad orientarsi nelle crisi
Insomma, i genitori e i loro riscontri gli danno i margini entro cui può scrivere la propria storia personale (oltre a suggerirgli amorevolmente qualche termine che non conosce).
Tutto questo è complicato, ovviamente, e altrettanto ovviamente è fonte di inevitabili crisi.
E qui bisogna distinguere:
- ci sono le crisi naturali che si presentano in ogni situazione di tensione, in ogni situazione di dubbio che portano fruttuosamente al cambiamento
- e crisi che corrispondono ad un’incapacità di fare passi avanti, obbligando ad un arresto di ogni tentativo di cambiamento.
Nel primo caso ci si può aspettare che queste crisi tendano a risolversi col tempo, andando verso la crescita, il secondo caso invece corrisponde ad un arresto del processo di maturazione psicologica.
Le forme di questi arresti sono molte.
- Ci possono essere modi indiretti di comunicare sofferenza, come le difficoltà legate al corpo e all’immagine di sé, particolarmente nelle ragazze;
- difficoltà legate al campo della socializzazione, questa volta più di frequente nei ragazzi;
- le difficoltà scolastiche che nascondono difficoltà prevalentemente emotive;
O anche sintomi più facilmente interpretabili come sofferenza psicologica, come depressione o ansia o pensieri ossessivi.
A volte le difficoltà a crescere vengono manifestate prevalentemente attraverso comportamenti che tendono ad attivare prima di tutto soluzioni di tipo educativo:
- problemi comportamentali come furti in casa, uso di sostanze e alcol, comportamenti pericolosi;
- oppure un bisogno di frequentare amici pericolosi che danno però un forte senso di appartenenza;
- rabbia più o meno esplosiva e violenta che può manifestarsi in famiglia o fuori.
In ogni caso, si tratta di riuscire a leggere una comunicazione profonda in queste difficoltà, anche quando sono sgradevoli.
Ancora di più, si tratta di coinvolgere l’adolescente in questa lettura, in modo da tendergli la mano.
E si può stare sicuri che questo se lo aspetta e che lo chieda, magari col broncio, magari in modo ancora più scontroso; ma è molto difficile che sia così disilluso da non sperare di essere ascoltato da chi gli vuole bene e può aiutarlo a stare meglio.