Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.
Il tema di un rapporto con un ragazzo che manipola o mente è più complicato di quanto potrebbe sembrare ad un primo sguardo.
Questo accade perché all’interno della manipolazione c’è sia un elemento di raggiro:
Del tipo: “Io ti faccio fare qualcosa che tu non vorresti fare se tu capissi quali sono le mie intenzioni“.
e allo stesso tempo una questione di comunicazione di emozioni che passano per una via indiretta.
Come comportarsi con un figlio manipolatore? Capire cosa succede
Quello che rende particolarmente complicato il tema della manipolazione è il fatto che queste due componenti, il raggiro e la comunicazione emotiva, sono spesso mescolate.
Anzi, alcune volte queste componenti sono così intimamente legate che ci sono degli adolescenti che sentono di potersi accaparrare l’affetto di qualcun altro solo attraverso delle manipolazioni.
Come comportarsi con un figlio manipolatore? Raggiro
Ad ogni modo va la pena di fare una descrizione un po’ più precisa di questi vari elementi. Quella componente della manipolazione che ha a che fare con il raggiro si trova negli episodi di
- arroganza, rabbia, di aggressività,
- in cui un figlio racconta quelle che dopo si scoprono essere delle bugie (ad esempio sui voti scolastici o sull’università)
- oppure ruba, soprattutto nel caso in cui rubi in casa e spesso nel caso in cui si tratti di piccole cifre.
Ecco, queste sono delle situazioni in cui solitamente l’adolescente comunica le proprie emozioni in un modo che ha lo scopo di modificare il comportamento e di pensieri dei genitori:
- non avviene solo una comunicazione emotiva, c’è anche il tentativo di trovare una soluzione a delle problematiche di natura emotiva al di fuori di sé
Forse l’esempio più immediato di questa situazione è quello dell’adolescente che così minaccioso per i genitori, anche fisicamente, che i genitori finiscono per modificare il loro comportamento abituale oppure per dargliele tutte vinte: lo accontentano pur di limitare il numero e la portata delle crisi familiari.
Una situazione simile è quella in cui il ragazzo è in grado di far sentire in colpa i genitori, ad esempio, per farsi comprare delle cose, costringendo con una pioggia d’accuse questi genitori a chiedersi:
“Ma è vero quello che dice, è vero che io non ho interesse per lui, è vero che non gli voglio bene.”
Una conseguenza, per i genitori, può essere quella di rischiare di affannarsi a provare il contrario di quello che sentono, finendo anche in questo caso per dargliela vinta.
Come comportarsi con un figlio manipolatore? Paura dell’opinione dei genitori
In un certo senso anche qualcosa come un furto può avere una funzione manipolatoria. Non tanto e non solo nel senso di arrivare a ottenere qualcosa dai genitori senza chiederlo loro, ma soprattutto nel senso di forzare all’interno della mente dei genitori una specifica immagine di sé.
Un figlio che pensa che i suoi genitori abbiano delle opinioni negative su di lui,
- quando fa qualcosa che danneggia i genitori
- costringe in un certo senso i genitori a confermare quell’immagine negativa.
Quello che accade è che nel momento in cui genitori rimproverano il ragazzo per il furto, quell’adolescente può sentire una conferma della sua aspettativa che i genitori abbiano un’opinione negativa di lui.
Questa sensazione può essere così forte, così dolorosa, da far passare in secondo piano il collegamento logico col fatto che avendo rubato se l’è sostanzialmente andata a cercare.
Come comportarsi con un figlio manipolatore? Aggressività
Sempre su un versante che è molto mescolato con la comunicazione delle emozioni, alcuni attacchi aggressivi verbali o fisici nei confronti dei genitori possono avere la funzione di far sì che sia il ragazzo a dettare legge in casa, come a dire:
“Se non fossi io a gestire la situazione qui non la gestirebbe nessuno. L’unico modo per avere le cose fatte bene e per sentirmi sicuro è che io faccia il tiranno“.
Una componente importante della risposta dei genitori a questo tipo di interazione manipolativa ha a che fare con il fatto di non lasciarsi demolire
- questo non significa “reagire con uno schiaffo a uno schiaffo”,
- ma soprattutto non lasciare quel ragazzo con la sensazione di poter fare tutto quello che gli pare.
Lo stesso adolescente aggressivo potrebbe percepire questa situazione di potere come particolarmente spaventosa perché, citando una situazione frequente, si tratta di qualcosa che lo esporrebbe ad un grosso senso di colpa, una volta finita l’arrabbiatura.
Se il ragazzo rabbioso non riceve una punizione dall’esterno, un rimprovero dei genitori,
- quel rimprovero si trova a doverselo dare lui
- e sostanzialmente tende ad essere più feroce di quello che non avrebbero dato i genitori.
Quando cioè un genitore dice qualcosa come:
“Così non ti puoi comportare con me perché mi manchi di rispetto.”
la comunicazione indiretta che arriva è:
“Per la maggior parte del tempo però ti voglio bene, su questo non ci sono dei dubbi.”
Quando il ragazzo viene lasciato solo nella valutazione delle proprie azioni spesso la tendenza invece è quella di dire:
“Quello che ho fatto è inaccettabile e mi posso solo vergognare.”
e l’esito finale è quello di una situazione che rischia di rimanere irrisolta e che potrà essere ripetuta nel tentativo di ricevere un riscontro finalmente rassicurante da parte dei genitori.
Prendere un provvedimento quando un ragazzo spacca qualcosa in casa è utile anche perché gli comunica il fatto che quello che ha fatto non va bene.
Di nuovo, non si tratta solo di un’indicazione morale e, oltretutto, è molto probabile che quel ragazzo sappia già che rompere le cose di casa è qualcosa di molto problematico.
Prendere provvedimenti è importante perché gli comunica:
“Quel pezzettino di te che ha prodotto quel comportamento è un difetto!“
e per lui, vedersi riconosciuto più o meno serenamente da parte dei genitori un difetto può essere un importante messaggio d’amore.
Per lui può voler dire:
“Ho visto che i miei genitori riconoscono un difetto all’interno di una persona a cui globalmente vogliono bene e quindi non devo iniziare a pensare di essere un figlio indegno, ma un figlio che si è comportato male.”
Riparare ad un cattivo carattere o ad un cattivo comportamento è più semplice che riparare ad un senso di indegnità personale, cioè un senso di non andare bene, senza speranze.
Come comportarsi con un figlio manipolatore? Pigrizia
C’è poi un’altra serie di azioni percepite come manipolazioni che hanno più strettamente a che fare con delle comunicazioni emotive e che danno anche una minore percezione di urgenza.
Si tratta di situazioni in cui i genitori spesso hanno la paura e la preoccupazione di trovarsi davanti un figlio pigro, indolente, apatico indifferente, bugiardo per immaturità.
C’è una serie di situazioni e modi di interagire da parte del figlio con i genitori che hanno la funzione di sviare il discorso in modo di contrastare la consapevolezza del fatto che c’è qualcosa che lo turba molto.
Un esempio piuttosto frequente è rappresentato da quelle situazioni in cui un ragazzo si presenta come qualcuno a cui non importa niente della scuola, o quando è più grande del lavoro, che ha superficialmente l’atteggiamento di qualcuno che si gode la vita.
I genitori di conseguenza si pongono la domanda:
“Ma come è possibile che non siamo riusciti a comunicargli l’importanza di un percorso regolare, dell’impegno, etc etc…”
Il problema, però, in realtà non è quello.
Anzi, in un certo senso quel ragazzo può ipervalutare la scuola o il lavoro e altri impegni simili e attribuirvi un’importanza perfino superiore a quella che vi attribuiscono i genitori, ma può essere contemporaneamente costretto a combattere con qualcosa che gli impedisce di sentirsi in grado di portare a casa dei successi in uno di quei campi.
Si tratta del tipo di cosa che è molto difficile da dire a voce alta e molto difficile da ammettere a se stessi, specialmente per un adolescente.
È il tipo di argomento su cui è molto difficile creare un dialogo con i genitori perché ovviamente questo dialogo imporrebbe che ci fosse un riconoscimento delle proprie difficoltà.
Di conseguenza, la strategia di sopravvivenza per questi ragazzi può essere quella di mentire mentire sull’andamento del percorso universitario, mentire sugli insuccessi scolastici, mentire rispetto a quanto ci tengono nel senso di non mostrare ai genitori, ma fondamentalmente nemmeno a se stessi, quanto per loro sia importante la sensazione di non riuscire a cavare un ragno dal buco quando invece sentono che dovrebbero.
Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi che non sono per nulla estranei al senso del dovere.
Questo senso del dovere può essere così forte dentro di loro perché sentono che il loro valore di persona dipende da cose come il riuscire a completare un percorso di studi.
Diventa un po’ una questione di vita o di morte, in termini di autostima.
Quando la battaglia è così difficile, può venire un gran desiderio di deporre le armi e fare tutto cioè che è possibile per pensare a queste cose il meno possibile.
Da parte dei genitori, tipo di atteggiamento che è d’aiuto in questo genere di situazioni è abbastanza controintuitivo: quando si avverte che c’è qualcosa che non va, tornare ossessivamente sul discorso rischia di avere l’effetto contrario, cioè di aumentare ad esempio la sensazione di urgenza, di ansia di cambiare qualcosa alla propria vita senza che il ragazzo abbia la possibilità effettiva di farlo nell’immediato.
Cioè in questo caso, essere molto direttivi, con un atteggiamento del tipo:
“Tu andrai a scuola oppure morte!“
rischia di non riuscire a spingere un adolescente con queste difficoltà.
Si rischia tra l’altro di fare una minaccia a cui non si ha nessuna intenzione di dare un seguito, perché quel figlio si vuole un gran bene.
Soprattutto, all’interno del ragazzo tende a non cambiare nulla, semplicemente perché gli si dà e lui si dà un compito che non è in grado di affrontare, al momento.
Paradossalmente, alleviando la pressione e dandogli il permesso di stare male può contribuire a creare quello spazio perché quel ragazzo inizi a essere meno spaventato dalle cose che lo preoccupano.
Si tratta delle basi che gli permettono di tentare di affrontarlo e metterlo in discussione. Insomma, per fare tutto questo ha bisogno del sostegno dei genitori.
Anche in questo caso, la cosa importante diventa:
“Nonostante tu stia presentando qualcosa di te che ti complica la vita, che non è desiderabile e così via, lo accettiamo e siamo sinceramente interessati a vederti stare bene.”
Questo è già un messaggio sufficientemente difficile da mandare,
nel senso che è molto probabile che quel ragazzo speri molto in questa possibilità e, visto che ci spera così tanto, è molto probabile che sia poco disposto a crederci.
Come comportarsi con un figlio manipolatore? La cosa importante
A questo punto è utile tirare delle conclusioni.
Questa distinzione, queste due categorie della manipolazione che tende al raggiro e della manipolazione che tende a comunicare delle emozioni ha senso, è utile per orientarsi, ma è anche vero che può reggere solo entro certi limiti.
Come credo sia già possibile percepire dalle descrizioni che ho proposto, spesso queste forme di manipolazione sono molto, molto mescolate fra loro.
Un unico evento che può avere due significati allo stesso tempo, come accade spesso ad esempio nel caso del furto,
- cioè nel caso di un ragazzo che presenta ai genitori una parte di sé a cui difficilmente si può dare una risposta indifferente o neutrale;
- allo stesso tempo quel furto spesso comunica un bisogno di attenzione a una parte dolente di sé su cui quel ragazzo sente di non riuscire ad attirare in altro modo un’attenzione.
Questi due tipi di manipolazione si mescolano poi fra di loro perché gli esseri umani sono sufficientemente complessi da avere dentro di sé diverse componenti psicologiche che possono emergere anche in reazione a qualcosa sta cambiando.
Ad esempio, allora, il giorno in cui un ragazzo che è in difficoltà quando si tratta di andare a scuola riesce ad estorcere un favore o qualche regalo ai genitori recitando la parte del ragazzo dolente invece di essere un ragazzo dolente, allora quel tipo di cambiamento si può anche accogliere con un certo piacere.
Piacere che contempla la possibilità di lasciarsi raggirare temporaneamente perché, in questa determinata situazione, vuol dire che quel ragazzo può permettersi imbrogli che sono simili ad un gioco e non è così soffocato dalla propria sofferenza da trattare i rapporti manipolatori con i genitori come qualcosa di cui ha assoluto bisogno, come veri e propri tentativi di scavalcare la volontà dei genitori.
Sostanzialmente, la cosa più difficile è sintonizzarsi con la comunicazione a livello emotivo da parte del ragazzo, cioè capire se la situazione richiede che
gli si tenga testa
o di esserci per lui quando ne ha bisogno.
Bisogna, insomma, comunicargli che può aggredire anche un po’ senza che la sua famiglia crolli, perché “qui abbiamo le spalle sufficientemente larghe”, ma anche comunicargli che si è in grado di essere abbastanza sensibili da non spaventarlo e da non allontanano nel momento in cui ha particolarmente bisogno di farsi sentire.