Adolescenti, pericoli e bisogno di sfida: come capirli davvero

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Crescere vuol dire anche mettersi alla prova

Gli adolescenti cercano le sfide, talvolta facendo cose pericolose o frequentando cattive compagnie. Hanno bisogno di creare esperienze in cui dimostrano a loro stessi di saper affrontare il mondo. È una fase che spesso spaventa i genitori, sia per via dei rischi che si immagina che il figlio corra, sia per la confusione creata dalla rottura con i valori familiari.

Fa cose e vede gente che lo fanno percepire come un estraneo e che percepiamo come assurde.

Perché gli adolescenti cercano il rischio

La sfida come bisogno evolutivo

 In adolescenza, il desiderio di esplorare e (a volte) superare i limiti è normale. Esporsi al rischio è spesso un modo per mettersi alla prova, per uscire dal ruolo di bambino e cominciare a costruire un’identità autonoma.

Costruire l’identità fuori dalla famiglia

Frequentare nuove compagnie -e a volte il fatto che questi amici non piacciano a i genitori è un plus- può rappresentare un tentativo di capire “chi sono io” al di fuori delle aspettative della famiglia.

Con questi amici:

  • si sperimenta sia una comprensione diversa da quella che viene solitamente vissuta in famiglia, cioè si crea un rapporto di parità in cui è più facile mostrare le proprie fragilità e sentirsi capiti
  • contemporaneamente, gli adolescenti possono cercare quelle che i genitori vivono come “brutte compagnie” proprio per sperimentare specifiche parti di sé.

 È un passaggio che fa parte del processo di crescita normale.

Le “brutte compagnie” non sono sempre il vero problema

Cosa sta cercando davvero un adolescente?

Quando un ragazzo si avvicina a un gruppo di coetanei problematici, la domanda più utile non è “chi lo ha influenzato?”, ma “che cosa sta cercando?”.

A volte cerca accettazione, altre volte vuole sentirsi forte, oppure semplicemente desidera sentirsi integrato con i suoi coetanei.

In alcuni casi, le scelte rischiose coprono vissuti più problematici, come un vissuto di autosvalutazione o vuoto. Vissuti di natura depressiva, insomma: il ragazzo cerca un modo per sentire di valere.

Il riconoscimento attraverso gli altri può essere importantissimo per ottenere questo risultato.

Ora, a volte gli adolescenti hanno bisogno di esporsi a situazioni concretamente pericolose per ottenere la sicurezza che cercano. Capita spessissimo, però, che per fortuna ci sia molto meno da preoccuparsi del previsto.

Molto spesso gli adolescenti si accontentano di vivere soggettivamente un’esperienza come pericolosa, sapendo sotto sotto che non si tratta di qualcosa del genere.

Si atteggiano, avvicinano ragazzi che fanno una vita veramente difficile e svantaggiata, ma poi non sono davvero quelli i loro punti di riferimento.

È qualcosa di molto vicino a quando gli adulti ascoltano i testi della musica trap e inorridiscono, rimanendo turbati dalla violenza dei testi, come se si chiedessero se i modelli dei figli sono davvero quelli.

Spesso non è così semplice.

Gli adolescenti cercano invece qualcosa che insegni loro quali sono le cose importanti della vita, come

  • farsi rispettare,
  • sentire di poter avere stima di sé
  • e sicurezza davanti ad una ragazza,
  • poter investire in dei progetti pensando di riuscire a portarli a termine.

Sono queste le cose che imparano da canzoni così forti, anche quando i testi sembrano parlare d’altro, perché sono testi in cui il rispetto passa per la forza e l’umiliazione dell’altro, l’ammirazione delle donne passa per la loro sottomissione e i progetti sono progetti grandiosi di successo illimitato.

Anche se non lo dicono, buona parte degli adolescenti lo sanno benissimo che si tratta di esagerazioni, di un modo urlato di dire le cose.

Se pensiamo che basti una canzone trap per fare di un adolescente un violento, stiamo dicendo che basta un film dell’orrore per fare di chiunque una persona violenta.

Per fortuna, sappiamo che non è così.

Sappiamo che gli esseri umani funzionano in modo tale per cui un film con il mostro, come Godzilla, può parlare dell’orrore della bomba atomica in modo più efficace di un documentario.

La strada, la vita nel quartiere per questi ragazzi è soprattutto un simbolo, il simbolo del futuro che fanno così fatica a rappresentarsi. Il simbolo della crescita, se vogliamo.

Come possono reagire i genitori (senza peggiorare la situazione)

Evitare il controllo punitivo

Di fronte a comportamenti preoccupanti, molti genitori possono essere tentati di reagire con regole più rigide, divieti e punizioni.

Se non si parte dal vissuto del figlio, però dalla  reale comprensione di perché scelga di fare cose pericolose e frequentare brutte compagnie, queste misure rischiano di aumentare la distanza, alimentare il conflitto.

E, soprattutto, potrebbe non cambiare nulla.

Costruire un dialogo possibile

Creare una complicità, empatia insomma, è fondamentale. Anche se un adolescente si chiude o sembra ostile, è fondamentale che senta la presenza di un adulto affidabile, che non giudica ma cerca di capire.

Quella comprensione è l’ingrediente fondamentale che risveglia la voglia di ascoltare l’adulto, nell’adolescente. È la cosa che gli fa pensare: “Mi rompe le scatole ma lo fa per me“.

Quando serve davvero preoccuparsi

Segnali da non sottovalutare

Come abbiamo visto, non ha sempre senso preoccuparsi quando un adolescente mostra anche un forte investimento su questo tipo di contenuti.
È vero però che alcuni segnali richiedono maggiore attenzione:

Da un lato bisogna fare attenzione al fatto che non ci siano altri segnali di sofferenza psicologica:

Non ogni trasgressione è un segno di devianza

Bisogna anche valutare quale sia l’intensità dell’investimento su contenuti di questo tipo: è importante distinguere tra una fase di esplorazione tipicamente adolescenziale e situazioni di reale pericolo.

Non ogni rottura con le regole è indice di un problema grave: a volte è solo un modo per trovare la propria strada e anche di comunicare la propria insicurezza, sperando che gli adulti la colgano e diano un aiuto a prendersene cura.

[Ho scritto un articolo più dettagliato sui problemi comportamentali in adolescenza]

Già questo può essere un’indicazione per valutare il supporto di uno psicoterapeuta, quando ci si rende conto che il senso dell’operazione era quello di trovare una strada efficace per comunicare delle difficoltà.

Questo ha senso a maggior ragione, quando si nota che l’adolescente non riesce a stare in una simulazione, ma che ha bisogno di vivere problemi veri e propri o situazioni veramente al limite per potersi, ad esempio, rassicurare sulle proprie capacità.

Spesso, cambia la forma dell’aiuto psicologico da offrire: quando c’è una dose di realtà maggiore, di un bisogno di intervento attivo maggiore, i genitori tendono ad essere molto più coinvolti nell’intervento.

Non è qualcosa che il ragazzo può risolvere solo con le proprie forze, almeno all’inizio, spesso tutta la famiglia si deve muovere in modo coordinato per cogliere le sue comunicazioni e lo psicologo si trova a fare da mediatore fra genitori e figlio, così che ci si possa capire meglio.

Ed è la costruzione di quella nuova fiducia ad essere il veicolo per il cambiamento, una cosa che in una terapia individuale avverrebbe in modo diverso, più privato per così dire.

Cosa serve davvero agli adolescenti per crescere

Fare esperienza, anche sbagliando

Insomma, crescere significa sicuramente anche sbagliare, sperimentare e affrontare le conseguenze di questi sbagli.

Il ruolo degli adulti non è quello di evitare che l’adolescente si assuma qualsiasi rischio, ma esserci quando serve davvero, facendo un po’ da semafori umani:

  • questo rischio va bene ma sta’ attento – giallo,
  • questo è troppo – rosso – e non ti deve saltare in mente di farlo mai più.

Questo serve a rendere un adolescente capace di autoregolarsi, a fare il semaforo di se stesso.

Essere un punto di riferimento stabile

Un adolescente ha bisogno di sapere che, anche quando si allontana o sbatte la porta, c’è qualcuno che lo tiene nella sua mente. Un adulto presente, ragionevolmente coerente, e disposto a rimanergli vicino anche nei momenti più difficili senza spaventarsi troppo.

Conclusione

Insomma, frequentare cattive compagnie o assumere comportamenti rischiosi non è sempre un segnale d’allarme. Spesso è un passaggio delicato ma fisiologico nella costruzione di un’identità stabile.

I genitori, se riescono a restare presenti senza giudizio e a mantenere aperto il dialogo, possono aiutare i figli ad attraversare questa fase senza rotture.

Se c’è odore di queste rotture e di una stabile incomprensione, allora si è forse andati oltre alla normale routine della crescita e un sostegno esterno può essere utile.