Come relazionarsi con un adolescente

Contenuti

Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.


Riesci a ricordare com’era essere adolescente?
Io, a dire la verità, non molto, nonostante passi una buona parte del mio tempo a lavorare con adolescenti come psicoterapeuta. Mi accorgo che spesso non è così semplice mettersi davvero nei loro panni. Creare un buon rapporto è una cosa – un rapporto utile, che funzioni – ma comunque si tratta di una relazione tra un adolescente e un adulto. Riconoscere questa diversità di posizioni è importante.

Un aspetto unico dell’esperienza di essere un adolescente è la capacità di ragionare sempre più alla pari con gli adulti, senza però sapere moltissime cose, com’è naturale che sia. Parte della bellezza dei discorsi degli adolescenti deriva proprio dal fatto di non sapere: questo li obbliga a essere originali, a fare da soli dei ragionamenti sulle cose che li interessano, senza un quadro di riferimento chiaro.

Come (non) ascoltare un adolescente

L’originalità “forzata” degli adolescenti è diversa dall’ingenuità dei bambini.
I bambini spesso fanno collegamenti fantasiosi che rispecchiano soprattutto quello che loro sentono in modo spesso poco filtrato. Gli adolescenti, invece, tendono a formulare ragionamenti più realistici, applicabili anche a persone diverse da loro. Certo, quella che sto facendo è una semplificazione: i bambini possono essere sorprendentemente acuti nel cogliere la realtà, anche quando gli adulti intorno a loro pensano che non ne siano in grado.

I discorsi degli adolescenti sembrano “liberi”: spesso danno sia l’impressione di essere personali che… un po’ traballanti.
Credo che questo aspetto del modo di esprimersi di un adolescente sia piuttosto rilevante. Ad esempio, a me, come credo al 99% delle persone che sono coinvolte in un rapporto non superficiale con un adolescente, capita spesso di pensare: “Ma no, ma questa è un’assurdità. È tutto così semplice se tieni conto di x, y, z!.”

Ad esempio, qualcosa di simile accade quando un adolescente mi parla di un argomento che conosco relativamente bene, come il cinema horror. Qualcosa su cui si può creare un dialogo alla pari nonostante la differenza di età e su cui, però, ho semplicemente più esperienza. Il ragazzo può parlare di qualcosa come un film recente che trova assolutamente originale, come potrebbe facilmente capitare con “Terrifier”, magari chiedendosi come gli autori abbiano avuto un’idea così straordinaria. La tentazione che mi prende è quella di mettermi a “pontificare”, spiegandogli come un film come Terrifier arrivi dopo un percorso fatto di classici come Nightmare, Non aprite quella porta o Hostel.

Ecco questo è uno spunto che può essere interessante per un genitore. Questo piccolo esempio mostra come si finisca per far fatica ad ascoltare un adolescente quando alcuni dei propri bisogni personali si mettono di traverso.
Quando un ragazzo parla di qualcosa che ci sta a cuore, che ci tocca, rischiamo di far prevalere il bisogno di mostrare quanto sappiamo o quanto l’argomento sia importante per noi: “Mi raccomando, devi stare attento quando ne parli perché devi distinguere i veri motivi per cui è bello guardare questi film dalle banalità!“. (Tradotto: “per me è un argomento importantissimo, perché io ci tengo molto, quindi sopporto solo a fatica di sentire un’opinione diversa da quella che ho in mente io“.)

Questo è uno dei rischi degli aspetti narcisistici del carattere di ciascuno di noi: confondere ciò che dice l’altro con ciò che abbiamo in testa noi stessi. Si tratta di tratti narcisistici normali del carattere, presenti in ciascuno di noi e che non hanno nulla di patologico. Solo, a volte si mettono di traverso nell’ascolto degli altri. Questo, oltretutto, accade soprattutto con le persone più care, con cui desideriamo avere intesa, affetto e condivisione.

Se tutto gira sufficientemente bene, il rapporto genitori-figli è precisamente un rapporto del genere.

Capire un adolescente

Dato l’investimento emotivo che c’è nei figli, proprio con loro si corre un rischio particolarmente forte di non capire più quando si sta travisando quello che loro dicono.

Questo tipo di incomprensione ha mille sfaccettature.

Una di queste deriva dal fatto che a volte i discorsi degli adolescenti sono disorientanti proprio perché possono essere molto liberi, e si possono avere ottime ragioni per pensare “tu non sai“. Accade anche per cose importantissime, come ingenuità del tipo “io posso smettere di fumare quando voglio” oppure “i miei genitori non mi capiscono“.

Cose che i ragazzi spesso dicoono senza la consapevolezza del fatto che si tratta di qualcosa che viene probabilmente ripetuto dagli adolescenti fin dall’alba dei tempi.

Magari il ragionamento è fallace, ma qual è la parte autenticamente originale del discorso? Che cos’è che sta tentando di dire? Che cos’è insomma che lo riguarda e che rischio di perdermi?

Può essere una cosa faticosa da fare proprio perché bisogna andare al di là dell’istinto di correggere, mostrare la strada, educare. Insomma, resistere alla tentazione di fare quelli “grandi” fra i due. Una cosa che, tra l’altro, è noto non venire tollerata particolarmente bene dagli adolescenti.

Può interessante utile tenere a mente che una delle parti più importanti dell’istruzione di uno psicoterapeuta consiste proprio nell’imparare a fare attenzione alle situazioni in cui si rischia di non essere capaci di ascoltare e capire una persona. Molti degli accorgimenti pratici dell’incontro, come stare anche zitti, privilegiare le riformulazioni alle domande dirette quando possibile o anche il fatto di essere rigorosi con gli orari, servono proprio a questo. Tutte cose che sono impossibili da fare nella vita quotidiana e che, per alcuni aspetti, non sono tanto semplici.

Difficoltà nel relazionarsi con un adolescente

Rendersi disponibili ad ascoltare, insomma, non è un’operazione semplice perché viene costantemente minacciata da altri obiettivi “concorrenti”. A questo proposito abbiamo visto un esempio che riguarda i bisogni emotivi personali dell’adulto e un altro che riguarda il bisogno di educare; sono entrambi cose naturali e anche utili, a modo loro.

Ma come gestirli?

Un esempio: può essere utile non frustrare completamente il desiderio di fare i maestrini. Piuttosto che reprimerlo del tutto, cosa che può essere difficile da fare, è meglio canalizzarlo, evitando che esploda più tardi. Io stesso, spesso, se ascolto qualche inesattezza, ingenuità o errore palese, semplicemente lo dico, sottolineando però che si tratta della cosa meno importante del discorso. Riprendendo l’esempio del film, potrei dire: “Sai, da un lato ti direi che in Terrifier ci sono delle cose che vengono riprese, come il fatto che il gusto del film sta nel vedere una serie di omicidi creativi, come in Venerdì 13, in Nightmare, in Non aprite quella porta, eccetera. L’assassino di Terrifier forse è particolarmente originale per il tipo di carattere che ha: non è brutale come l’assassino in Non aprite quella porta o sarcastico come quello di Nightmare. È invece un tipo crudele per altri motivi.” Detto questo, posso aggiungere: “credo che tu sia rimasto molto colpito dal film perché sei molto attento a comportarti bene, devi essere sempre rispettoso nel tuo modo di porti. Sembra che tu non ti possa arrabbiare mai. Pensare a quell’assassino è un modo per esasperare una cosa che non ti concedi tanto facilmente. Se ti arrabbi anche solo un po’, ti allarmi, senti che è troppo. Forse li invidii un po’ gli assassini di questi film, che mostrano senza freni la propria rabbia.”

Ecco, questa sembra una banalità, ma è il tipo di cose su cui ciascuno di noi può essere molto poco consapevole, perché sono faccende che riguardano i bisogni emotivi personali. (Sono cose di cui ci accorgiamo molto più facilmente quando qualcun altro ce le fa notare, magari con un po’ di tatto).
Un aspetto importante della gestione di contenuti così apparentemente banali è che questo tipo di interazioni spesso aiuta ad aprire le porte alla discussione di contenuti più intimi.
Non negare il desiderio di controbattere che alcuni di noi possono sentire può essere importante se in definitiva ci aiuta a parlare meglio e a farci ascoltare. Questo è particolarmente importante perché nascondere contenuti emotivi di una certa densità in discorsi apparentemente poco importanti è una modalità di interazione particolarmente utilizzata in adolescenza.

Quale tono nella relazione con gli adolescenti?

Nell’esempio che ho proposto parlavo con il tono e l’approccio che è normale trovare in uno psicologo, ma non voglio certamente suggerire l’idea che sia sempre necessario camminare sulle uova ed essere molto cauti.

È importante fare di tutto per riuscire a parlare della componente più intima, più emotivamente carica dei discorsi che si ascoltano da un adolescente quando questo è necessario, cioè quando il ragazzo sta dicendo indirettamente che desidera essere cercato, anche messo alla prova, ma in ogni caso ascoltato nei suoi bisogni emotivi e quindi aiutato a soddisfarli.
Questa è una costante dei discorsi fra figli e genitori.
Questo processo di sostegno alla comprensione di sé dell’adolescente può essere disturbato da numerosi fattori:

  • alcuni che dipendono dalle condizioni emotive di un genitore, che può diventare meno ricettivo o può essere meno compatibile con alcuni contenuti specifici portati dal ragazzo; [qui ad esempio ho scritto dell’esaurimento emotivo materno, del burnout dei genitori, sentimenti di ansia nei confronti dei figli o presentare difficoltà che i genitori faticano a giustificare, come un cattivo rendimento scolastico]
  • alcuni dipendono da difficoltà particolari poste da uno specifico, adolescente, che può comportarsi in modo tale da far perdere la fiducia (e la voglia di ascoltarlo) nei suoi genitori, suscitare in loro sentimenti di delusione; alcuni ragazzi semplicemente vivono situazioni di difficoltà di natura emotiva che rendono più difficile comunicare, sia in termini di timidezza, che in termini di atteggiamento provocatorio che di sofferenza di natura emotiva.

Una delle difficoltà trasversali che si possono trovare con gli adolescenti sta nella confusione che si può creare quando dicono qualcosa di soggettivamente vero, cioè vero per loro a livello personale, ma in un modo che fa pensare che sia scorretto, a qualcosa che non li aiuta a capire il mondo se continuano a pensarla così.

Quello che ci si trova a fare allora è provare ad aiutarli su entrambi i fronti: a capire meglio il mondo e a capire meglio quello che sentono e pensano.

Il piccolo esempio del film volevo rispondere proprio a questa esigenza: “Renditi conto del contesto in cui si colloca quel film. A quel punto magari lo troverai meno originale, ma avrai una visione più lucida di quali sono gli elementi caratteristici di quel film. Pensare a queste cose con chiarezza ti sgombra la mente anche per riuscire a pensare meglio a cosa hai voluto mettere di tuo, di personale, nel discorso dei film. Parlando dei film mi hai parlato di te. Parlando con lucidità dei film, puoi imparare a capire te stesso“.

Chiaro che non sono solo i discorsi sui film ad avere questo potere, ma tutti quei discorsi in cui un adolescente

  • non si rende conto che, parlando di qualcosa di esterno da sé, sta parlando soprattutto di se stesso
  • se fa così è perché le emozioni di cui è carico sono troppo forti per occuparsene in modo diretto ed esplicito
  • ha dentro di sé l’aspettativa implicita di essere aiutato dai genitori (e dagli adulti in generale) a capire meglio ciò che pensa.

Insomma, relazionarsi con un adolescente spesso significa pensare un po’ per lui, così da riuscire a pensare con lui.