depressione mancanza di appetito e dimagrimento 20 Nov 2018

Depressione mancanza di appetito e dimagrimento.

Fra i sintomi fisici e mentali della depressione, le difficoltà legate al cibo ricoprono un ruolo di primo piano.

La perdita dell’appetito può essere un campanello d’allarme dello sviluppo della depressione o un segnale di ricaduta per chi sa già di essere sensibile al problema.

I cambiamenti nelle abitudini alimentari possono essere collegati ad altri sintomi della depressione. Chi è depresso deve affrontare un senso di perdita di energia, di spossatezza, a cui si somma la mancanza di piacere nel fare le cose. Cose a cui ci si sente comunque ben poco interessati.

Diventa una questione di priorità: “quanto mi costa quello che vorrei fare?”

Per chi è depresso, le attività della vita (anche le attività quotidiane) iniziano a diventar molto dispendiose, in termini di energie.

Mangiare -un’attività piacevole- non è più una priorità: richiede troppe forze.

Se ci si pensa, è assurdo: si mangia per avere energia.

Eppure la depressione può essere così invadente da diventare la preoccupazione centrale e relegare tutto il resto ad una posizione secondaria.

 

Depressione e mancanza di appetito. Ma siamo sicuri?

Siamo sicuri si tratti di depressione?

Ovviamente, non tutte le situazioni in cui una persona non mangia più sono da addebitare alla depressione.

Una delle ragioni più frequenti di un’involontaria e significativa perdita di peso è lo stress.

Tutti hanno esperienza di situazioni di vita in cui viene richiesto qualcosa in più del solito da parte del mondo.

Il peso di queste richieste è così forte e siamo così preoccupati, in tensione, etc. che mangiare o non ci interessa o non ci va.

L’aspetto determinante è che in questi casi, eclissato il pericolo, svanita la fonte dello stress, la situazione cambia.

E la normalità torna.

La mancanza di appetito dipendeva da qualcosa che stava accadendo nel mondo intorno a noi.

Semplificando, possiamo dire che “risolto quello, risolto il problema“.

 

Il caso della depressione è diverso. Il problema non è il mondo esterno, ma il mondo interno.

Guardiamo bene: le cose si complicano. Si complicano perché i cambiamenti che avvengono dentro di sé non sono mai indipendenti da quello che succede fuori.

 

Luca ha si è separato. Dopo 14 anni di matrimonio, la coppia non ha più retto. Ora si tratta di decidere in che modo gestire gli oggetti, i rapporti, il tempo con suo figlio.

Una volta finite tutte le incombenze legali, Luca non può dire di sentirsi molto meglio. Ormai è passato un bel po’ da quando i termini della separazione sono stati decisi e molto tempo da quando si è reso conto che la vita con sua moglie non poteva andare avanti così.

Ora va al lavoro di malavoglia, mangia poco e “per dovere”. Gli amici gli dicono di tirarsi su, ma a Luca sembra quasi che la sua vita sia finita. Chi se lo prende, alla sua età? Poi non ha neanche tempo di cercare nessuno. E, soprattutto, non ha voglia.

Sta sempre peggio e si ritira ogni giorno di più…

 

Un’evento importante come una separazione ha sempre qualcosa a che fare con la depressione. Quasi sempre produce delle mini-depressioni, normali e superabili. Quando un evento come questo (ma ne bastano anche di assai più banali) si incontra con una persona predisposta a sviluppare depressione, ecco che spunta fuori il problema.

Quindi: c’è qualcosa che succede nel mondo attorno a sé, ma la cosa più importante è il cambiamento interno che va in parallelo con gli eventi esterni.

Il tipo di inappetenza patologica che deriva da questa condizione è più subdolo: rimarrà fino a che non cambierà qualcosa dentro a chi la sperimenta.

 

Mancanza di appetito. Quando si tratta di depressione.

Nel caso la mancanza di appetito sia effettivamente legata alla depressione, assume delle caratteristiche particolari:

  • evitamento dei pasti
  • dormire durante l’orario dei pasti
  • disinteresse e mancanza di piacere per la cucina e la preparazione dei pasti
  • nausea
  • dimagrimento involontario

 

Il senso di stanchezza che si accompagna alla mancanza di appetito rende difficile avere la motivazione sufficiente a spingersi a mangiare.

D’altra parte, però, obbligarsi a mangiare non è né semplice né la cosa più utile: anche se si riesce a superare la stanchezza, la nausea può essere così forte da rendere i pasti un’esperienza molto spiacevole.

Quando l’esperienza inizia a protrarsi a lungo e a diventare molto negativa, la mancanza di motivazione davanti al cibo inizia a mescolarsi con la paura nei confronti della propria inappetenza.

 

Paura?

 

Sì, perché arriva un momento in cui ci si rende conto che è un problema. Si rischia di stare male.

Quando arriva questa consapevolezza, arriva anche un conflitto.

Trovare le forze e la motivazione per mangiare è spossante e allo stesso tempo si sa che è necessario.

Una situazione che si può riassumere con:

 

Vorrei mangiare normalmente ma non riesco.

 

E qui la depressione diventa ulteriormente subdola: la persona depresse sta male, ma non se lo concede facilmente.

Sì, perché a questi sintomi che invadono il corpo, se ne mescolano altri che danneggiano l’umore.

Tristezza, senso di colpa, perdita di interesse verso i propri progetti e verso se stessi.

Da un lato ci si rende conto che ci si sta facendo del male, dall’altro non si riesce a sentirsi  importanti abbastanza da occuparsi di sé.

Anzi, ci si sente più che altro sbagliati e colpevoli, come se ci si fosse tirati addosso una meritata sciagura.

 

Mancanza di appetito e depressione. Un bilancio.

Si arriva ad un punto in cui si crea un equilibrio doloroso fra desiderio di stare bene, paura per la propria salute e una forza che spegne ogni desiderio vitale, suggerendo che non ci si merita di star bene.

Si vorrebbe solo un po’ di pace.

Quando viene portato all’estremo, questo stato di cose assume la forma di pensieri di morte e di autodanneggiamento, un’esperienza fra le più dolorose che un essere umano possa sperimentare.

Ad un certo punto, qualcosa incrina questo equilibrio.

Spesso si tratta di una forte ansia nei confronti della propria salute, mescolata ad un picco significativo nell’umore.

Con grande sforzo, si pensa che così non può andare avanti.

 

Anna si è accorta che da un po’ di tempo non riesce a finire  i pasti. Non ci ha dato molto peso, all’inizio. Con qualche amica ha anche scherzato: “poco male, perderò un po’ di peso“. Col tempo, si è trovata a saltare pasti interi.

La cosa sorprendente (e questo è in grado di pensarlo solo mesi dopo) è che nonostante avesse fame, non aveva voglia di mangiare e si sedeva a tavola solo quando lo stomaco brontolava insistentemente. 

Assieme al sapore del cibo, se ne andava piano il gusto per le altre attività. Anna inizia a sentirsi un po’ apatica. Ha diradato i gli allenamenti in palestra ed è una vita che non va ad una mostra con un’amica. Non è che non abbia tempo… non le viene neanche in mente, non ha voglia.

E si sente stanca. Le sembra che fra lei e il mondo ci sia un pesante filtro. Non le sembra neanche un vero e proprio problema.

Poi, finalmente, una bella novità: incontra un ragazzo che le piace (glielo presenta un’amica che la tartassa per vedersi, ogni tanto), si frequentano. Stanno insieme per due anni, poi le cose iniziano ad andare meno bene; si lasciano.

Pian piano, il problema del cibo ritorna. In questi due anni è stata felice, un po’ obbligata da lui, un po’ motivata da se stessa, mangiava, dormiva, usciva il fine settimana. Ora, di nuovo non ha appetito. In più si rende conto di sentirsi triste. Certo, ci teneva a lui, è finito qualcosa di importante… ma le sembra che ci sia anche altro.

Come se ci fosse sempre stata questa tendenza, questo rischio.

Si chiede se non sia depressa.

Cerca informazioni, ci pensa, sta male: arriva da uno psicologo. Assieme a lui, inizia a fare chiarezza sui propri sentimenti, e sulla sensazione di essere sempre stata incline alla depressione.

Ora è in grado di domandarsi: “perché deve essere così?

Anna si rende conto di voler cambiare, ma che è un compito enorme. Nella terapia trova le risorse per riuscire ad occuparsi dei pensieri e le abitudini che mettono a rischio la sua salute e la fanno stare male.

Anna inizia a riprendere il controllo della propria vita.

 

 

Quando un paziente arriva da noi, fa un grosso atto di fiducia. Non solo verso di noi: verso se stesso.

Verso la possibilità di cambiare le cose.

E la psicoterapia è uno strumento eccezionale per riprendersi e iniziare a vivere meglio.

 

Pensi di essere depresso?

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