Come aumentare l’autostima di un adolescente: strategie efficaci per genitori ed educatori

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Cosa serve davvero per rafforzare l’autostima negli adolescenti

Per aumentare l’autostima di un adolescente serve soprattutto dimostrargli che se la può cavare da solo e che la vera maturità consiste nel poter chiedere aiuto quando necessario e nel riconoscere serenamente i propri limiti.

Splendido, chiaro, condivisibile… ma come si fa questa cosa, nella pratica?

Il ruolo delle esperienze quotidiane nell’autostima degli adolescenti

Come ciascuno potrà ritrovare nella propria esperienza personale, si tratta di aspetti che si costruiscono attraverso una miriade di interazioni quotidiane. Interazioni che aiutano a creare un modello di sé dentro il ragazzo:
“Quello che percepisco di me è questo, il modo in cui io mi rappresento a me stesso è questo, l’immagine di me che mi arriva dal mondo è questa.”

E qualcosa di simile avviene anche per l’immagine che si ha degli altri.

Autostima e giudizio di sé: come si forma il senso di valore personale

Una parte molto rilevante di questi processi sta nel giudizio delle varie parti di sé, delle cose che si fanno.
Ci si chiede: posso avere stima di me quando faccio una certa cosa? Devo pensare che sia buona o cattiva questa cosa che accade?

Nella mente c’è un costante lavorio di fondo su queste domande. La costruzione del giudizio su di sé si ritrova costantemente

  • nelle interazioni fra adolescenti e genitori,
  • nelle interazioni con le persone importanti attorno a loro: sicuramente con i coetanei e con adulti significativi esterni alla famiglia, come i professori
  • buona parte di questo processo avviene però con i genitori.

Come comunicare con un adolescente per sostenerne l’autostima

Nelle interazioni quotidiane fra l’adolescente e i suoi genitori, anche quelle apparentemente banali, molte delle domande sulla propria autostima stanno sullo sfondo. L’adolescente cercherà risposte nell’atteggiamento che l’altro assume rispetto a ciò che fa. Cercherà e raccoglierà indizi.

Allora un genitore si può chiedere: qual è l’atteggiamento da tenere, se prende consapevolezza del fatto che il figlio lo sta scrutando per capire qualcosa di più di sé?

Ascolto empatico e dialogo: strumenti chiave per costruire fiducia

Questo vuol dire che bisogna essere sempre disposti all’ascolto, soprattutto sotto forma di un dialogo attento e caloroso?

Come vediamo tutti, nella vita non c’è solo questo.

Va specificato che è importante che le esperienze emotivamente positive fatte di ascolto, rispecchiamento, di empatia in cui ci si è sentiti capiti e accolti siano la maggioranza.
È importante cioè che rappresentino quello che accade nella maggior parte delle interazioni.
Se così non fosse, si creerebbero le condizioni per lo sviluppo di una mancanza di autostima.

Ascoltare e rafforzare l’autostima non è solo accogliere la fragilità.
Anzi, il conflitto può essere piuttosto importante per rimandare un’immagine di forza e competenza ad un adolescente: “Ti sei comportato male, le cose non stanno come dici tu e ti reputo capace di essere responsabile, di autocontrollarti su questa questione e di capire quello che ti sto dicendo“.

Negli adolescenti che io e gli altri psicologi del team vediamo in psicoterapia, è molto frequente trovare mancanze di autostima che legate alla paura di non riuscire a soddisfare le aspettative che arrivano da loro stessi e dai genitori. In alcuni casi è qualcosa che ha a che fare con il rispetto degli standard proposti in famiglia, ma in molti altri la sfiducia in sé nasce dal disorientamento. Questi ragazzi sono liberi di scegliere e finiscono per non sapere cosa fare, come comportarsi. Soffrono perché sentono di avere il compito di autoregolarsi e trovare una strada… prima di essere capaci di farlo!

[È una situazione molto comune oggi. Per un approfondimento: come aiutare un ragazzo a trovare la sua strada.]

Esperienze emotive e fiducia nel legame

Altro problema: come decidere, concretamente, quando è il momento di usare un certo atteggiamento e quando invece ne serve un altro?

Non è qualcosa che si può stabilire a tavolino. Non funziona pensare: “per me è importante essere in un certo modo, il modo in cui bisogna affrontare la vita è questo per cui quindi spalmo questo atteggiamento su tutti i miei rapporti, su tutte le interazioni che ho, anche con mio figlio“.

Non è così semplice (purtroppo). Le risposte vanno dosate, calibrate, in base all’interpretazione che si dà dello stato emotivo del ragazzo.

La costruzione della bassa autostima e i meccanismi depressivi negli adolescenti

Chi lavora con gli adolescenti incontra spesso ragazzi che si sentono “sbagliati”.

Un esempio pratico: alcuni ragazzi si mettono molto in discussione in alcune aree della loro vita:

  • su quanto sono capaci di ottenere risultati in campi come lo studio
  • o su quanto possono risultare attraenti per un partner
  • alcuni ragazzi possono anche iniziare a strutturare stabilmente una bassa autostima cioè ad avere un’immagine prevalentemente negativa di sé. I meccanismi, atteggiamenti, sensazioni di tipo depressivo possono essere una reazione a questo tipo di difficoltà.

A volte gli adolescenti riescono a raccontarlo con parole esplicite; più spesso lo comunicano attraverso il disagio, l’irritazione, il ritiro, l’aggressività o l’ironia.

L’autosvalutazione come meccanismo di gestione emotiva

È come se un ragazzo dicesse: “Io, ragazzo che mi autosvaluto, sto dicendo che devo eliminare delle parti brutte di me allo scopo di poter essere desiderabile“.


È una cosa che in parte facciamo tutti: tutti ci critichiamo allo scopo di migliorare noi stessi e renderci in un certo senso più appetibili agli altri, particolarmente alle persone a cui teniamo.

In alcune persone, però, questo meccanismo viene gonfiato fino all’inverosimile: non c’è mai fine a queste a queste critiche questo c’è un eccesso di autodistruttività, c’è una sorta di caccia alle streghe nei confronti delle parti indigeste di sé.

Importanza del sostegno e del rispecchiamento positivo

Questo è il tipo di situazioni in cui dare un sostegno, rispecchiare in modo positivo quello che il ragazzo sta vivendo, farlo sentire ascoltato, capito, stimato chiaramente può essere una cosa importante.

Sappiamo bene, però, che non è una cosa sempre facile da fare. Quando un certo ragazzo fa delle cose encomiabili, belle, che ci scaldano il cuore, è facile mostrargli stima e calore.

Due problemi:

  • è probabile che più inclina l’autocritica è un certo ragazzo e più creerà delle trappole per dire a se stesso “ecco adesso mostro all’altro le cose più brutte di me e e sicuramente lui mi rifiuterà“, senza rendersi conto che questo finisce per essere una conferma delle sue paure. “Vedi che devo continuare ad eliminare aspetti negativi di me perché così come sono non vado bene? Sono inaccettabile e non posso avere l’amore, l’affetto dell’altro“.
  • a volte rispecchiare un’immagine positiva non è sufficiente. Come è esperienza di chiunque abbia a che fare con un adolescente le parole degli adulti, soprattutto dei familiari, non sono sufficienti. Cioè quel ragazzo vuole sentire di sapersi procurare da solo la stima degli altri, particolarmente dei coetanei.

L’adolescente che mette alla prova l’adulto: come rispondere senza giudizio né smentite dirette

A volte gli adolescenti ti mettono proprio alla prova per farsi dire che sostanzialmente sono stupidi. Ad esempio, ricordo una seduta psicoterapeutica in cui il materiale che emergeva era grossomodo questo:

“se tu non mi dai ragione quando mi autosvaluto sento che allora non mi ascolti. Sento che io provo a mostrarti una parte di me che faccio fatica a tollerare, che faccio fatica a mostrare e tu quella parte non la vuoi ascoltare, tu non vuoi vedere le cose brutte assieme a me; però se tu mi dai ragione e partecipi a questa svalutazione di me io mi ritrovo sempre nello stesso incubo, anche tu diventi una delle tante fonti di conferme del fatto che io non vado bene”.


Ricordo che in quei casi là non gli dicevo né sì né no sulla realtà mi fermavo sull’affetto che veniva espresso. Su come si sentiva lui in quella in quella situazione.
Di certo non si può confermare l’idea che sia stupido, ma che lui si senta autenticamente stupido sì, è una cosa che va confermata e rispecchiata.

Il momento di confronto e la domanda sull’imperfezione

In momenti come questi, cioè momenti in cui c’è un confronto alla fine sono occasioni in cui quell’adolescente prova a capire “ma posso andare bene anche se Io sono imperfetto?“.

È una quesione di vincere la paura del rifiuto e accettare le proprie parti negative.

Quando il tema è accessibile, diventa importante iniziare a concentrarsi sulla paura di quanto invadenti sono queste parti carenti, su quanto quel ragazzo abbia paura di essere rifiutato per le sue parti brutte. Come dire: il messaggio “anche tu sei sufficientemente bello, sufficientemente interessante, sufficientemente intelligentepassa soprattutto per l’accettazione di quello che è negativo.

“Sì è vero che non sei il ragazzo più bello del mondo ma questo non è un dramma perché non vuole minimamente dire che tu non possa essere amato. Anche tu fai delle cose stupide come le facciamo tutti noi, sì, ma non deve essere un dramma perché quelle non minano la tua possibilità di successo nelle cose della vita”.

La difficoltà ad esprimere rabbia e il timore della perdita di approvazione

Spesso con alcuni ragazzi parallelamente ci si trova a confrontarsi sul fatto che quel ragazzo non può esprimere la rabbia che ha dentro di sé. Questa è una delle strategie che utilizza per tenere buono l’altro che gli dà approvazione. L’adolescente pensa: “Il mio rapporto con l’altro che mi dà approvazione è così fragile che io non mi posso permettere di criticarlo perché io valgo così poco che immediatamente mi verrà tolto tutto l’affetto, tutto l’amore di cui ho bisogno“.

[È una caratteristica della depressione in adolescenza.]

Qui ho descritto questi processi soprattutto nella prospettiva dello psicoterapeuta, però sostanzialmente molto di questo avviene anche con i genitori.

Anzi l’intensità, la quotidianità del rapporto fra figlio adolescente e genitori fa sì che alcune dinamiche diventino più difficili da leggere perché ci sono, ad esempio, mille piccoli segnali attraverso i quali un ragazzo può spingerti a scoraggiarti e iniziare a pensare che sì, effettivamente è vero… “non hai tutto questo valore”.

La delusione dei genitori e il rischio di allontanamento del ragazzo da se stesso

Alcuni ragazzi sono specializzati nello scoraggiare i genitori: sembrano passivi, privi di coraggio, apatici.
È una cosa che, assai comprensibilmente, ferisce i genitori, soprattutto se “alla sua età” erano più intraprendenti. (In Veneto si dice: “alla tua età saltavo i fossi per lungo”).

Questa è una posizione rischiosa, perché si rischia di rispecchiare al ragazzo una delusione troppo forte perché la possa tollerare. Si rischia di venre “portati a spasso” dal ragazzo, senza capire che si sta confermando una sua paura.

Teniamo conto che spesso questi ragazzi danno degli ottimi motivi per essere esasperati.

Si comporta male, è aggressivo, si comporta come se fosse stupido, nasconde ogni possibile qualità… Sì ma perché lo fa? Possiamo fare lo sforzo di cercare un messaggio anche dentro a dei comportamenti così sgradevoli che si vorrebbero solo rimandare al mittente?

La cosa sorprendente lì è che appena si crea una situazione di maggiore intimità, o in positivo o in negativo, cioè o se si apre e parla ma anche se si litiga brutalmente, lì può emergere che non è veramente spaccone, insofferente, indifferente come può voler far vedere.

Ci si accorge allora che magari sta cercando un modo di autoaccettarsi, di pensare positivamente a sé e che rimane incastrato invece in in continue autosvalutazioni, prova ad aggrapparsi all’accettazione e all’altro ma non sa come fare perché ha così paura di esporsi che finisce per creare solo nuovi rapporti in cui finire svalutati.

Distinguere tra necessità di ascolto e limiti cognitivi o comportamentali

Un ragazzo molto in difficoltà a scuola, oppure ostile, vuol dire sempre che si tratta di qualcuno che ha bisogno di essere ascoltato e capito perfettamente?

No, non è sempre così, nel senso che ci sono sicuramente delle situazioni in cui o l’intelligenza viene intaccata da dei limiti cognitivi oppure situazione in cui un certo ragazzo ha delle caratteristiche ad esempio delinquenziali che rendono controproducente anzi dannoso un atteggiamento di calore e accettazione indiscriminato.

Si tratta, però, di casi estremi. Bisogna pensarci bene prima di considerare un certo ragazzo come se fosse una sorta di causa persa perché molto, molto di frequenze le dinamiche che ho descritto sono quelle prevalenti e mettersi in un’ottica di ascolto è la cosa migliore da fare.

Queste dinamiche possono essere ben mascherate e come dicevo prima il modo di accedere a questa specie di verità psicologica di quel ragazzo non è sempre lo stesso.

Ad esempio ci sono delle situazioni in cui coccolare troppo il ragazzo non è l’idea migliore.

Gestire l’ansia e le crisi adolescenti senza amplificarle

Molto spesso gli adolescenti che soffrono creano situazioni di grande allarme.

È molto frequente che un adolescente che incontra difficoltà in un’attività reagisca bruscamente: “non vado! mollo! cambio!”. Che si tratti di un compito a scuola o dell’allenamento di calcio nella squadra che ha appena cambato allenatore, poco cambia.

C’è, nei genitori, il rischio di spaventarsi ancora di più del ragazzo, che quando incontra una difficoltà rischia creare un turbine di ansia in cui lui e i genitori amplificano l’uno l’ansia dell’altro e non c’è più lo spazio per riflettere su quale fosse il messaggio originario.

Non è sempre chiaro che un ragazzo che urla “io sono in crisi” vada appunto coccolato. In alcune situazioni quelle coccole sono ulteriormente scoraggianti.

Cioè, bisogna distinguere

  • delle situazioni di crisi in cui c’è bisogno di molto ascolto del tipo che descrivevo prima: rispecchiamento delle qualità positive, trattare i difetti come delle cose meno importanti, far sentire amore,
  • ci sono anche delle situazioni in cui alcuni ragazzi hanno bisogno di fare delle scene e di chiedere “adesso confermami che l’unica cosa che posso fare è di essere piccolo e di rinunciare a pormi tutti i problemi che intuisco che iniziano a rappresentare la mia età“.

Il conflitto interiore legato all’interesse sentimentale nell’adolescenza [Un utile esempio]

Se io, adolescente,

  • inizio a sentire interesse sentimentale per qualcuno
  • quell’interesse per che può crearmi una montagna di disagio
  • e allora posso iniziare a pensare che è meglio che questa roba la congeli tutta e la faccia scomparire come se queste cose non le sentissi,
  • però tanto non scompare sul serio. Dopo un certo tempo qualcosa andrà a toccare quei sentimenti, io mi sentirò spiazzato allo stesso modo. Che faccio?

Se qualcuno attorno a me, in particolare qualche adulto, si allea troppo con quell’idea figlia del panico, siamo nei guai. Se mi viene confermato che l’unica risorsa che ho è di non pensarci, di fare finta che quella roba non ci sia, che che la mia età non mi ponga dei problemi nuovi, allora mi trovo nuovamente disarmato.
Se invece, valutando con con un po’ di prudenza, qualcuno pensa che io abbia le risorse per affrontare questo tema qua può dirmi:

“Caro mio queste sono le sofferenze della vita per cui è iniziato il periodo in cui sei obbligato a chiederti non solo se puoi essere attraente ma di andare più nei dettagli. È una cosa più faticosa: pensa a cosa è attraente di te.

È una cosa faticosa perché èun pensiero che implica che ci siano delle cose che sono meno attraenti e a questa cosa qua non ci vuoi pensare.

Se tu riesci a pensare, a tollerare tutte queste cose qua allora sì che crescerai sul serio”.

Crescita personale e immagine positiva di sé nell’adolescenza

Il premio della fatica di pensare ai proprie aspetti positivi e negativi è sia specifico

  • quello di avere maggiori possibilità di di ottenere dei successi (ad esempio di sentirsi legittimato a farti avanti con una persona che ti interessa)
  • ma soprattutto si ottiene un’immagine globale di forza, cioè un’immagine più positiva di sé.

E qui inevitabilmente salta fuori un altro potenziale guaio, dal lato dell’adutlo: nel momento in cui si tenta di capire come incoraggiare quel ragazzo, si rischia di decidere di questa cosa sulla base delle proprie preferenze, cioè di come si ritiene sia giusto, sia meglio affrontare il mondo.

Cioè fondamentalmente: “se penso che il mondo vada affrontato in questo modo, pancia dentro petto in fuori, rischio di comunicare questa come unica interpretazione valida del mondo”.

Tutti noi questo lo facciamo almeno un po’ però il problema è se si sostituisce questa nostra preferenza interna col tentativo di capire e di interpretare quello che sta comunicando quell’adolescente.

Cioè dobbiamo chiederci se questo questa nostra interpretazione del mondo si sostituisce alla possibilità di vedere sul serio a cosa quel ragazzo risponda veramente meglio, a capire quanto profonda sia l’angoscia che lui sperimenta e a valutare: “ma quando s’arrabbia quando fa una scena fa dei danni sul serio? si fa male sul serio? è sul serio un dramma o assomiglia più a uno spettacolo? e quanto è consapevole del fatto che le cose che fanno un effetto sugli altri per cui una parte della sua attenzione è catturata dal tentativo di recepire come reagiscono i genitori a quel suo mostrare malessere?“.

Insomma le proprie caratteristiche personali, le caratteristiche personali dell’adulto che è in relazione con quell’adolescente possono anche essere d’intralcio nella sua comprensione.

Un esempio: non tutti sopportiamo allo stesso modo l’aggressività. Una minore tolleranza alla normale aggressività che si sperimenta nel rapporto con gli altri durante la vita può avere un’influenza sulla tolleranza che si ha nei confronti della normale aggressività di un adolescente.

Teniamo conto che può essere anche più altina ecco di quello che si è abituati a sopportare da parte di un adulto, perché ovviamente gli adolescenti sono più diretti e meno capaci di controllare queste istanze. Uno dei rischi può essere quello di sovraccaricare queste interazioni di significato patologico.

Non sono io che sono a disagio con l’aggressività è mio figlio che è problematico“.

Un esito molto pratico di questo può essere una maggiore tensione nel rapporto. Ci si allarma, si urla di più e ci si carica di ansia e ci si capisce di meno.

È una trappola in cui è normale cadere, di tanto in tanto, e non è un dramma: l’importante è che anche questi errori aiutino a capire meglio cosa c’è nella testa di quel ragazzo, perché visto che aiutare un adolescente ad accrescere la sua autostima è soprattutto accompagnarlo nei processi che lui mette in atto da sé, appoggiandosi alle persone importanti intorno a lui.

Più si capisce di come è fatto lui e di come si è fatti nell’interazione con lui e più lo si aiuta ad appoggiarsi in modo efficace.