Adolescenza: quando preoccuparsi? Testimonianze

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

L’adolescenza è un’età turbolenta, giusto?

La preoccupazione è la condizione normale del genitore di adolescenti.

Parallelamente al figlio, anche il genitore cambia.

Cambia il suo ruolo (ancora presente e vigile ma più discreto, nuovo rapporto con il figlio, regole diverse…).

 

Quando preoccuparsi per un adolescente: dubbi

Quando la turbolenza dell’adolescenza incontra la preoccupazione dei genitori, i genitori si trovano pieni di dubbi.

Dubbi su come comportarsi, dubbi su regole e limiti, dubbi sull’adolescente.

La situazione è spinosa soprattutto quando un genitore si domanda “Come sta mio figlio?”.

Si tratta di una domanda difficile per due motivi:

  • L’idea di un figlio che potrebbe star male crea disagio. Si sente la spinta ad intervenire, non si sa come, si ha paura di sbagliare, si fa fatica a parlarne con l’adolescente.
  • Non si sa come orientarsi: mancano punti di riferimento, esempi, qualcosa che aiuti a capire cosa è giusto fare.

Chiaramente, si tratta di aspetti complessi.

L’adolescenza è di per sé un’età sfumata e richiede un approccio molto personale.

Un esempio su tutti? L’adolescente DEVE cercare di diventare una persona più autonoma. Fa parte della crescita. Le richieste di autonomia sembrano arrivare di punto in bianco e lasciano giustamente confusi i genitori. Quali autonomie sugli orari? Quanto è giusto essere informati di dove vada, con chi…?

Non è possibile né negare completamente questa autonomia, né mollare completamente le redini.

…questo i genitori l’hanno sentito dire mille volte.

Bisogna essere più precisi.

Quando ha senso preoccuparsi per il figlio adolescente?

Esempi e Testimonianze

Bisogna prima di tutto tenere a mente un fatto importante: l’adolescente difficilmente comunica un disagio in modo diretto.

Ci sono due ragioni importanti:

  • un adolescente deve ancora sperimentare delle strategie di gestione dell’ansia. Evitare di condividere dubbi e disagi ha la funzione di gestire l’ansia secondo il principio “se non ne parlo (e non ci penso) non esiste”. È una strategia rudimentale che elimina una fonte di ansia nell’immediato ma non nel lungo termine.
  • Un adolescente vuole riuscire a sentire di essere capace di essere autonomo, adulto, grande: deve sentire di essere capace di crescere. L’ammissione delle proprie difficoltà può fargli sentire che la propria autostima viene messa in scacco: “Se sto male sono uno scemo”.

Perché quest’ennesima divagazione, prima di arrivare agli esempi?

Perché molto spesso i genitori non hanno una comunicazione chiara da cui partire, da parte dell’adolescente. Devono affidarsi alle proprie sensazioni, intuizioni e ai propri pensieri.

La sensazione di disagio provata da un genitore che si chiede se ci sia qualche problema con suo figlio è il più potente alleato che un genitore ha: è l’effetto indiretto della sofferenza del figlio su di lui.

Può essere l’unico modo che l’adolescente ha in un dato momento per dire: “Mamma, papà, ho bisogno di aiuto.”

Malessere fisico

La più frequente delle manifestazioni di disagio di un adolescente avviene attraverso il corpo.

Febbre, mal di testa, mal di pancia, dolori articolari, nausea rappresentano un modo per

  • mettere da parte qualcosa di preoccupante, per occuparsi di qualcosa di più gestibile come un malessere fisico
  • un modo accettabile per farsi accudire anche quando si è “già grandi

Andrea questa mattina si è svegliato con la faccia grigia. Chiede di non andare a scuola. Ultimamente è successo spesso.

Sua mamma si chiede se ci sia qualcosa che non va. Gli chiede cos’ha e Andrea risponde che non si sente bene. Se la mamma prova ad insistere, Andrea si arrabbia e le chiede (non proprio garbatamente) di lasciarlo stare.

Le domande fondamentali sono due: “Quanto spesso succede? È successo qualcosa?

In altri casi, il corpo viene attaccato in modo più diretto o sottoforma di attacchi fisici (autolesionismo), o di critiche severe del proprio aspetto. In quest’ultimo caso, il processo tende ad essere diverso nei maschi (che possono ad esempio vivere l’allenamento in palestra in modo soffocante) e nelle femmine (in cui è più frequente che l’insoddisfazione per il corpo si trasformi in sentimenti depressivi).

Associare questi malesseri alla causa scatenante è importante. Se sono ricorrenti e se non è facile ricondurli ad un motivo specifico (come il desiderio di sottrarsi ad una verifica o ad un impegno preso con dei coetanei) è utile provare a capire qualcosa di più.

Scuola

Le difficoltà scolastiche sono uno dei segnali più diffusi di  difficoltà psicologiche (ne ho scritto dettagliatamente qui).

Lorenzo è non aveva mai portato a casa una pagella come quella dell’ultimo quadrimestre.

I suoi genitori inizialmente si arrabbiano, poi pensano sia importante parlarne con lui. Una sera organizzano una specie di riunione di famiglia in salotto e gli chiedono se pensa di avere bisogno di un sostegno per la scuola (ripetizioni). Lorenzo si arrabbia e dice che si impegnerà di più, è andata così perché hanno spostato un’interrogazione e lui stava preparando per un compito grosso, poi quello di matematica non ti fa recuperare e etc. etc…

Mamma e papà sono confusi; non sono del tutto convinti dal suo discorso, ma non sanno obiettare…

Il quadrimestre successivo è uguale, e la bocciatura viene sfiorata di un soffio.

Seguono altri litigi, ma poi i genitori si riuniscono: è strano, è sempre stato bravo a scuola. Cosa succede?

Le situazioni di difficoltà scolastiche non hanno un significato unico .

Quando non sono legate a cambi di scuola, problemi di apprendimento o di metodo di studio, spesso indicano che il ragazzo non ha le risorse sufficienti per stare dietro alla scuola.

L’intelligenza e la competenza non c’entrano nulla: bisogna chiedersi cosa occupi la mente dell’adolescente e senza lasciargli spazio per lo studio.

Un’altra cosa importante: se il malessere (che spesso si esprime sottoforma di ansia a scuola) è collegato a qualche evento che accade a scuola (cattiva integrazione con i compagni, vero e proprio bullismo, rapporti conflittuali con i docenti) è importante chiedersi: “Questo evento ha messo in crisi un equilibrio già fragile?

Ad esempio, i compagni possono emarginare un adolescente che per primo non si sente al passo con gli altri. È vero che il comportamento degli altri funge da “causa scatenante”, ma bisogna occuparsi soprattutto dell’adolescente che ha ceduto sotto al peso di quella che ha percepito come una pressione eccessiva.

Autonomia: adolescenti fuori controllo e adolescenti “mammoni”

Abbiamo già visto (e lo ripeto instancabilmente) che il primo compito dell’adolescente è la crescita.

La crescita comporta l’acquisizione di autonomia, fatta di sperimentazioni e violazioni.

Violazioni delle regole familiari, dei desideri dei genitori, delle regole sociali, spesso anche del buon senso.

Molte delle turbolenze adolescenziali sono legate a questo bisogno dell’adolescente di sentire di poter scegliere autonomamente per sé (come si suppone facciano gli adulti).

Questo prevede una serie di comportamenti anche pericolosi: andare in auto con un amico più grande che va troppo veloce (perché a sua volta l’amico ha appena preso la patente e se corre in auto mette a tacere la paura di non sembrare un guidatore esperto), assumere droghe, frequentare gente che sa benissimo farebbe venire i capelli dritti ai genitori.

Di solito si creano delle condizioni tali per cui questi comportamenti vengono alla luce e vengono corretti con una bella lavata di capo: il ragazzo acquisisce via via un limite

Ad esempio porta a riflessioni –inconsapevoli!- che possiamo riassumere così: “Quando ho fatto quella cosa ho visto mia mamma arrabbiata come mai in vita sua: era preoccupata per me e forse anche io mi devo occupare di me come la mamma ha fatto in tutti questi anni”.

Alcuni adolescenti fanno fatica ad acquisire questi limiti:

Anna ha raccontato a sua mamma di essere andata a dormire da un’amica. In realtà lei e l’amica hanno passato la notte fuori con ragazzi più grandi e sono state a dormire a casa di uno di questi.

Si sono trovate a fumare erba e Anna ne ha tenuto un bel po’ nella borsa. Quando la mamma la trova, Anna si giustifica dicendo che la teneva per un amico.

La mamma di Anna vuole dare fiducia alla figlia e le fa promettere di non farlo più… altrimenti lo andrà a dire al papà. Per il momento non lo fa, perché sa che diventerebbe furioso e inizierebbe a riempire di insulti mamma e figlia.

Anna fa un incidente con l’auto di famiglia dopo poco che ha preso la patente; aveva bevuto. Non si è fatta niente, ma l’auto è distrutta.

Certo, le cose possono andare in modo meno drammatico, senza incidenti d’auto, ma la questione è: “Mio figlio quanto è a rischio di farsi veramente male? Di subire conseguenze reali per il suo futuro?”

Un adolescente può mettersi in delle situazioni veramente rischiose quando l’acquisizione dei limiti è problematica.

Fanno parte di questo tipo di problematiche anche le relazioni sessuali rischiose (fortemente promiscue, non protette, relazioni che espongono ad abusi).

La domanda dev’essere: “Sta correndo dei rischi reali?

L’altra faccia del tema dell’assenza di limiti all’autonomia personale, è quello dell’assenza di desiderio di un’autonomia personale.

Francesco è un bravo ragazzo. È stato un bravo bambino, e da adolescente è rimasto garbato, attento agli altri, rispettoso degli adulti, affettuoso con mamma e papà.

È una gioia averlo a casa.

La mamma, però, si domanda se non ci stia troppo, a casa. Francesco non sembra avere interesse per i coetanei (è in seconda superiore, ma frequenta qualche amico che si porta dietro dalle elementari) e quando il papà lo porta a fare qualche attività un minimo avventurosa, Francesco sembra partecipare per fargli una cortesia.

Come farà a trovare una ragazza, un ragazzo, quello che sarà?” si chiedono i genitori. Non sanno come affrontare la questione, perché non gli si può rimproverare nulla.

Essere più o meno socievoli fa certamente parte del carattere individuale. I ragazzi che stanno bene, anche quando sono particolarmente introversi però, trovano degli amici coetanei che hanno un ruolo centrale nella loro vita (anche degli amici un po’ strambi e ritirati come possono essere loro, l’importante è qualcuno che dia loro la possibilità di avere un confronto con qualcuno della propria età).

I genitori in questa situazione fanno fatica a trovare un appiglio per problematizzare la questione: cosa si può dire ad un ragazzo tanto bravo?

Se l’adolescente ritirato e casalingo deve sempre destare qualche preoccupazione, proprio perché fa più fatica di altri a manifestare il proprio disagio, c’è un vantaggio: è più facile che lui stesso si senta non del tutto completo e felice, e che accetti più di buon grado di vedere uno psicologo, se invitato a farlo.

[In uno specifico articolo mi sono occupato più nel dettaglio dei problemi di socializzazione nell’adolescenza]

Internet

Capitolo immenso.

Sta sempre attaccato al telefono”.

La domanda più importante è: cosa fa, esattamente, su internet?

Gli serve per passare del tempo supplementare con i compagni? Per vedere i profili social dei coetanei? Per giocare con i videogiochi (da solo o collegato con altri)? Naviga nottetempo per cercare informazioni su quello che gli interessa? Per quanto tempo al giorno?

Patrizia ultimamente sembra non va particolarmente bene a scuola (ha saltato delle verifiche, il rendimento è calato) e passa un sacco di tempo collegata. Ogni volta che il papà la vede con il telefono in mano o davanti al portatile le fa qualche commento come “Certo che sei sempre davanti a uno schermo. Non studi?”.

Quando dopo l’ultimo compito andato male l’ha minacciata di cambiare la password del wifi e toglierle il telefono, si è trovato davanti ad una scenata che non si sarebbe mai immaginato.

Patrizia è diventata tutta rossa, furiosa, con le lacrime agli occhi, e ha urlato come un’indemoniata.

Quand’è che internet è un problema? Quando toglie risorse all’adolescente, quando per lui costituisce una fuga dal mondo (fa quello per non pensare ad altro, per non sentire delle emozioni spiacevoli).

In molti casi di adolescenti con difficoltà nei rapporti con gli altri (un caso limite è quello del ritiro sociale, l’hikikomori), può essere una grandissima risorsa. Può permettere all’adolescente di rimanere legato alle cose che gli interessano e ad un mondo sociale più sicuro e affrontabile di quello della vita di tutti i giorni.

In questi casi non è un problema, ma una risorsa (soprattutto emotiva: internet garantisce delle esperienze emotive  tollerabili per l’adolescente che è spaventato dal contatto con gli altri).

L’ho già detto ma ci tengo a dirlo di nuovo: è importante capire qual è la funzione di internet in una situazione specifica. Internet non è mai un problema di per sé.

Rabbia

Gli scoppi d’ira sono frequenti nell’adolescenza.

Dipendono in parte dalla competenza di gestione degli impulsi (che durante questa età si fanno sentire a forza nove) solo parziale .

In alcuni adolescenti, la gestione può essere particolarmente difficile.

La mamma di Marco è spaventata: Marco ha polverizzato il tavolino di vetro del salotto, durante una litigata. Si è anche fatto male. Mentre lo portava al pronto soccorso, lui non la smetteva di insultarla.

È colpa tua se l’ho fatto! È perché sei una stupida!

Il giorno dopo, Marco era un altro. Si è scusato, si è anche messo a piangere.

Questo episodio, però, non è stato l’ultimo.

Anche in questo caso, il tema importante è quello del limite.

Un adolescente sta ancora imparando a controllarsi e i genitori sono un punto di riferimento fondamentale in questo.

Spesso, davanti ad un figlio che si mostra eccessivamente agitato o violento (ad esempio un maschio che picchia la madre, o che distrugge mobili e oggetti di casa) i genitori si sentono disarmati.

È importante tenere a mente che questo ha un effetto che crea ulteriore disregolazione nell’adolescente: sta chiedendo di essere aiutato a gestirsi.

Riesci ad aiutarlo?

Sintomi veri e propri

Ansia o attacchi di panico, sintomi depressivi (che spesso si manifestano tramite irritabilità, scoppi di rabbia e sintomi fisici), autolesionismo, rapporto disturbato con l’alimentazione, azioni pericolose per la salute ripetute.

È scontato, ma è opportuno dirlo: quando il disagio dell’adolescente è così evidente, qualcosa si è già rotto.

L’equilibrio personale è compromesso, e i sintomi sono lì a mostrarlo.

Non sono bastate, per farvi fronte, tutte le risorse dell’adolescente.

I sintomi sono un meccanismo di autoprotezione che funziona male: non solo una fonte di sofferenza, ma una strategia per gestire l’ansia molto dispendiosa in termini di risorse emotive (e non solo).

Daniela doveva fare l’esame di maturità, ma non è più riuscita ad entrare a scuola.

L’ansia è così forte che preferisce le lunghe litigate, i pianti, le crisi che vive a casa piuttosto che provare ad avvicinarsi di nuovo alla scuola.

“Perché vuoi buttare via tutti questi anni di studio?! Sei impazzita?”

Di quello a Daniela non importa nulla. Non ce la fa e basta.

In questi casi bisogna mobilitarsi subito, perché non passano.

Possono dare l’illusione di venire messi da parte (l’ansia può, ad esempio, scomparire) ma il problema vero è che quell’ansia esiste come subdola minaccia  nella mente dell’adolescente.

Molte scelte possono iniziare a venire dettate dalla paura di stare male  e avere importanti ripercussioni a lungo termine.

(Nel caso di Daniela, ad esempio, la ragazza potrebbe decidere di non prendere il diploma, e seguire una vita serena solo in apparenza. Se andasse così, una parte molto importante del suo percorso di vita sarebbe stato dettato dall’evitamento dell’ansia e dal timore che si possa ripresentare).

Sostanze

[ne ho scritto qui più dettagliatamente]

Tema spinoso. È frequente che i genitori oggi siano molto poco spaventati da qualche spinello.

Parleremo di quelli, ché è la forma più diffusa di incontro dell’adolescente con le sostanze stupefacenti.

La questione qui non sono le norme educative e morali che ciascuna famiglia sceglie sulla base della storia personale e di mille dubbi su quanto sia giusto trasmettere ai figli, né affronteremo i rischi per la salute legati all’uso di cannabinoidi in adolescenza.

Ci sembra importante, però, sottolineare come il contatto dell’adolescente con gli spinelli non sia mai qualcosa da dare per scontato.

Ha un valore associativo? Di svago? Di provocazione della pazienza dei genitori?

Le situazioni in cui è particolarmente importante non derubricare ogni manifestazione come “ragazzata” è quando l’adolescente prova il bisogno di intontirsi di frequente, allo scopo di non pensare (e di non provare ansia), quando il contatto con le sostanze è usato come fonte di “guai” (cioè quando serve a testare dei limiti).

La storia di Anna, in cui la ragazza teneva in borsa l’erba è un esempio della seconda situazione. Azioni di questo tipo aspettano solo di essere scoperte: sono la scusa per creare un dialogo con l’adolescente su quello che gli passa per la testa.

Furti e attività illegali

[ne ho scritto qui più dettagliatamente]

Per l’adolescente spesso non è chiaro quali siano le conseguenze delle sue azioni.

Alcune azioni di questo tipo le ho già descritte: servono all’adolescente per capire “cosa posso fare solo perché lo desidero” e cosa non è ammissibile (o realizzabile).

Le reazioni degli altri (dei coetanei, dei genitori) sono fondamentali perché questa riflessione avvenga.

C’è un’altra funzione molto importante di un’azione illecita ma spesso non grave da un punto di vista oggettivo (nel senso delle cifre che sono in gioco): il furto in casa.

Diego è molto imbarazzato. “Non riesco a capire perché l’hai fatto.” Suo papà è veramente senza parole.

Non è nemmeno arrabbiato, è più stupito che altro.

Diego si accorge che non  saprebbe rispondere sul serio… Ha visto quei cento euro nel portafogli del papà e li ha presi.

Ma come ti è venuto in mente di prendere il portafogli? Soldi te li ho sempre dati, basta che me lo chiedi!

Queste parole fanno fare una sorta di “clic” dentro alla testa di Diego. Non sa bene perché, ma l’idea di dover sempre chiedere, sempre passare per il papà gli dà fastidio. Ora non si mette a spiegarglielo, però, perché tanto pensa che non ci sia possibilità di farglielo capire…

Il furto è una negazione del dialogo e un tentativo di dialogo allo stesso tempo. Non voglio filosofeggiare, ché è una cosa insopportabile quando gli psicologi si mettono a farlo, ma tentare di far passare l’idea che si possono creare delle situazioni in cui si ha l’impressione di aver fatto di tutto per creare un rapporto aperto, sincero, con un figlio  adolescente e sentire che la propria fiducia possa venire tradita in modo del tutto inaspettato.

Proviamo a vedere la questione dall’altro lato: un adolescente può sentire che, davanti ad un genitore generoso, ogni richiesta sia eccessiva.

Mi dà già tutto,  come posso chiedergli qualcosa?

Eppure, avere voglia di qualcosa di diverso da quello che offre un genitore è parte integrante della crescita.

Alcuni adolescenti possono viverlo con una tale colpa, da agire di impulso ed arraffare quello che non riescono a chiedere.

Da questo punto di vista, il furto è sempre un segnale significativo di una difficoltà dell’adolescente di accettare che per crescere bisogna… chiedere.

La vera domanda è: “Quanto lo limita questo suo problema?

E adesso?

Bene, ho fornito una chiave di lettura di ogni possibile ambiguità nella relazione fra adolescenti e genitori.

Chiaramente no.

Ciascuna situazione simile a quelle descritte è veramente complessa, e merita una riflessione a parte.

Cogliere un singolo segnale raramente è sufficiente (a meno che non si tratti di un segnale clamoroso, come un sintomo).

Solo mettendo assieme fattori diversi è possibile capire se preoccuparsi sia utile o no.

(Ad esempio, se un adolescente non vuole andare a scuola ed è aiutato in questa risoluzione da continui mal di pancia, assolutamente reali, dobbiamo iniziare a chiederci cosa stia succedendo molto seriamente).

Quando mi occupo di una di queste situazioni, i genitori si dimostrano sempre il primo osservatore competente e il primo strumento di intervento.

Però hanno bisogno anche loro di sostegno, nel difficile compito di aiutare un adolescente che sta male.