Genitori e Adolescenti: Guida Completa per un Rapporto Efficace

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Articolo a cura del dott. Matteo Albertinelli e del team di TuoPsicologo a Padova e Online.

Capire l’Adolescenza: I Bisogni Psicologici dei Nostri Figli

Psicologia Adolescenziale e Rapporto con i Genitori

Il rapporto tra genitori e adolescenti è caratterizzato da dinamiche proprie, e l’adolescenza non è la fase più semplice della vita. È normale che molti genitori si trovino in difficoltà a gestire incomprensioni, conflitti e atteggiamenti di chiusura, che sono aspetti normali dell’adolescenza. È anche importante capire quando questi comportamenti vanno oltre la normalità, ovvero quando c’è bisogno di preoccuparsi.

Per comprendere gli adolescenti, è fondamentale creare o recuperare un dialogo con loro.

Tutti i rapporti umani procedono in modo prevalentemente spontaneo e automatico; non si pensa molto ai meccanismi, agli obiettivi o alle emozioni che ci spingono ad agire quando si comunica con qualcuno.

Tuttavia, quando le cose non funzionano bene e la spontaneità si interrompe, diventa particolarmente importante interessarsi a come funziona il rapporto tra adolescenti e genitori.

Questo è utile sia per comprendere le piccole incomprensioni quotidiane, sia se ci si chiede: “Perché mio figlio adolescente non mi parla più?” o “Mi sembra in difficoltà, ma come posso aiutarlo se mi rifiuta?“.

Dobbiamo comprendere con che tipo di “animale” abbiamo a che fare. Condividere punti di partenza sulla psicologia dell’adolescente fornisce basi importanti per capire cosa pensano i ragazzi quando creano quei conflitti in cui i genitori si trovano invischiati, senza però comprenderne il senso.

Adolescenza: Crescita, Autonomia e Identità in Formazione

Gli adolescenti possono essere visti come soggetti con bisogni di sviluppo psicologico che devono essere soddisfatti per diventare adulti efficaci.

Forse il bisogno più importante è quello di formarsi un’idea coerente di sé stessi, degli altri e del mondo. Questo è uno dei motivi per cui è normale che gli adolescenti facciano una miriade di prove e variazioni, piccole, grandi o a volte macroscopiche, riguardo ai loro interessi e alle loro frequentazioni.

Ad esempio, oggi sono molti gli adolescenti che cercano mostrano interesse per il trading online (una strategia di guadagno basata sullo sfruttamento delle oscillazioni di prezzo di strumenti finanziari che vengono comprati e venduti digitalmente). Ciò è dovuto in parte all’esposizione a una quantità spropositata di pubblicità online su questo tipo di attività. Questo interesse attecchisce perché offre loro la prospettiva di un’immagine particolarmente seducente e idealizzata di sé stessi. Non bisogna scandalizzarsi pensando che tutti questi adolescenti siano diventati improvvisamente avidi o senza valori, o che pensino che solo i soldi siano importanti.

Uno dei motivi per cui attività come il trading online, per come lo raccontano gli adolescenti, sono interessanti è perché permettono loro di rispondere a domande come

  • Chi sono io?
  • o “Non voglio essere qualcuno che non raggiunge obiettivi, sarebbe umiliante“.

Il pensiero di mostrare fallimenti anziché un successo sfolgorante agli altri, e di pensare a queste cose contemporaneamente, aiuta a farsi un’idea del mondo. Concetti del tipo “Ma lo capite che al mondo si sta bene solo se si ha un attico a Dubai?! E allora qui devo fare presto e devo interessarmi immediatamente per averne uno!” spesso fanno drizzare i capelli ai genitori che tentano di rispondere suggerendo altri valori. Questo va fatto, ma c’è il rischio di non capire cosa stia cercando di fare l’adolescente.

Se lo si ascolta e gli si “dà corda”, aiutandolo in un certo senso a gestire responsabilmente il denaro, ad esempio, c’è molto più spazio perché inizi a vedere quanto sia infantile l’immagine di sé che rischia di proiettare in quel progetto.

Non sta tentando di costruire un posto nel mondo o un futuro lavorativo, ma sta cercando di dimostrare a sé stesso di poter diventare Superman. Piano piano si accorgerà che non è così e potrà dirlo serenamente se si è potuto confrontare con i suoi genitori lungo il percorso.

Indirettamente, parlando di questo, abbiamo toccato un altro aspetto molto importante della vita dell’adolescente: l’inserimento nel gruppo dei pari.

Non a caso, per interessarsi a cose come il trading, di solito non lo fanno da soli.

Si forma una sorta di “gruppo di lavoro” o “gruppo di studio” per capire come arrivare al famoso appartamento di Dubai. Questo è molto importante perché risponde alla domanda: “Chi è il mio branco di appartenenza?” e “In che modo posso io utilizzare gli altri per capire qualcosa di più di me?“. Serve anche per fare esperienze e farsi rassicurare da chi si ha intorno sul fatto che siano cose normali e desiderabili.

Se queste cose le viviamo insieme, le capiamo meglio.

Vedere come reagiscono gli altri aiuta a capire come sono fatte le persone e come si è fatti noi. Prima o poi qualcuno fa notare cosa si sa fare bene e cosa invece non riesce.

Ad esempio, se si è incostanti o non ci si impegna, gli amici si arrabbiano, ma allo stesso tempo si accetta quella rabbia perché so che mi vogliono bene, in un modo diverso dai genitori. Con loro c’è meno spazio di libertà; a un certo punto bisogna anche impegnarsi e sapere che si può sbagliare una, due, tre volte, ma dopo bisogna darsi da fare se si vuole mantenere quel rapporto. In sintesi, è una sorta di inserimento nella società in senso più generale.

[Alcuni ragazzi fanno molta fatica a fare questo: problemi di socializzazione in adolescenza]

Un altro tema fondamentale è quello dell’autonomia, che erode sempre più il terreno della normale dipendenza infantile. L’idea di poter fare le cose da soli può portare alla paura di essere soli, senza il sostegno dei genitori. È normalissimo che gli adolescenti oscillino molto su questo punto. Lo stesso ragazzo che non dice nulla su chi frequenta, dove va o cosa fa, tenendo l’ottanta percento di tutto questo per sé viene a prendersi due coccole in silenzio se qualcosa va particolarmente male, come se avesse cinque anni di meno.

Un altro punto fondamentale è l’integrazione dell’immagine del corpo e della sessualità. Questi sono bisogni nuovi per l’adolescente, e nuova è la possibilità di soddisfarli. C’è poi l’ansia di non sapere cosa fare, di non sapere quale sia la propria particolare disposizione rispetto a questi nuovi bisogni.

Questo può portare a strategie di soluzione di vario tipo: dall’agirli impulsivamente (“Oddio, se non ho cinquecento ragazze, possibilmente tutte assieme, muoio perché non sono un maschio vero“), all’opposto, a far finta che quella sia una sfera della vita che non esiste e che non riguardi minimamente.

[Anche il rapporto con il corpo offre il fianco a varie difficoltà: adolescenza e rapporto con il corpo]

Nel raggiungimento di tutti questi obiettivi di sviluppo, i genitori sono fondamentali.

Non sono solo una fonte di sicurezza emotiva (ogni tanto si ha bisogno di un posto sicuro dove sentirsi amati e potersi mostrare in modo diverso e trasparente, anche nelle proprie fragilità).

I genitori sono anche un’occasione di confronto, spesso utilizzati come la principale palestra per la crescita dell’adolescente.

Tutti questi obiettivi di sviluppo sono anche diversi aspetti in cui un adolescente può entrare in crisi. Questo è qualcosa che si osserva frequentemente nel lavoro clinico con gli adolescenti. Anche il rapporto con lo psicologo è sostanzialmente la ricerca di un’occasione per imparare cose nuove su sé stessi e sul mondo, ed essere sostenuti quando questo tipo di processi si blocca. Ma di nuovo, il rapporto con lo psicologo diventa qualcosa che ha la sua naturale prosecuzione in ciò che succede a casa, prevalentemente con i genitori.

Conflitti tra Genitori e Figli Adolescenti: Una Palestra di Crescita

Passiamo a parlare di quando le cose diventano tese, ovvero dei conflitti tra genitori e figli adolescenti.

Questo è un argomento immediatamente successivo al precedente perché uno dei modi più frequenti e normali in cui gli adolescenti utilizzano i genitori è litigare con loro.

Quindi, i conflitti normali sono una versione positiva del non capirsi, ed è normale che non ci si capisca. Età diverse, regole diverse, ambiente diverso, e soprattutto, bisogni diversi, bisogni di fasi della vita che sono diverse.

La Funzione dei Conflitti: Perché Litigare può Aiutare la Crescita

In questo scambio, impara qualcosa su come si possono risolvere questi problemi.

È come una “palestra della vita mentale”. Si ripetono interazioni finché non si impara cosa si può prevedere del mondo e cosa gli altri pensano di sé, che è una delle cose che aiuta di più a capire sé stessi.

In più, l’adolescente si trova nella difficoltà di dover avere un’immagine finalmente sua, veramente autonoma e originale del mondo.

Quello che l’adolescente vede può capirlo meglio se lo confronta con il modello che gli danno i genitori.

Se il modello dei genitori è chiaro, l’adolescente potrebbe chiedere: “Mamma, papà, mi dite che l’arricchimento non è una cosa così importante? Ma io ho paura, perché questo mondo mi offre poche certezze, e ho l’impressione che non capiate un accidente di questo discorso qui, che non capiate un accidente dell’ansia che io inizio già a sentire, ad esempio dal periodo della scuola superiore“.

O ancora: “Vi sembro avido, ma quello che sto tentando di fare è capire se io riuscirò ad avere un posto nel mondo, o se a sedici anni mi devo già vedere come un fallito che è destinato a non combinare nulla“.

Adolescenza e Bisogno di Autonomia

Il bisogno di autonomia è spessissimo uno dei terreni d’elezione di questi confronti. Prendiamo il grande capitolo delle uscite serali. Si concorda un orario, e quell’orario viene violato. Se il ragazzo non risponde ai messaggi, i genitori si arrabbiano, si sentono traditi. Chiedono: “E perché devi fare delle stupidaggini?” “E perché hai così bisogno di uscire?” “Non ce n’è bisogno” “Sei stato fuori tanto”. È come se quel ragazzo pensasse come un adulto.

[Ho scritto un articolo dedicato nello specifico alle uscite serali degli adolescenti]

Dove i punti di vista iniziano a divergere parecchio è che il punto di quella violazione da parte dell’adolescente è proprio l’esagerazione. Il punto è la ribellione alle regole allo scopo di capire il senso di queste regole.

C’è tutto un gioco, una contrattazione sulla dinamica di concessioni, punizioni e rimproveri. Genitori e figli esprimono bisogni e motivi diversi in quel momento, e questo incontro-scontro produce un movimento che sostanzialmente favorisce la crescita.

I figli hanno bisogno di testare i limiti delle loro pretese “magiche”.

Ad esempio: “Posso uscire quando voglio e quanto voglio” “Non c’è nessuna conseguenza, anzi, posso andare nei posti più pericolosi della città ed entrare in stretto contatto con le persone più orribili e non mi succederà niente” “E in più non capisco perché i miei genitori si debbano preoccupare e perché non possono semplicemente andare a letto tranquilli”. In queste cose, gli adolescenti possono essere estremamente autocentrati, un po’ bambini, come se potessero permettersi di fare quello che vogliono senza conseguenze, senza conseguenze sulle persone intorno a loro come i genitori. È come se fossero capaci di azzeccarle tutte, come se tutte le loro decisioni fossero intelligenti… cosa che non è così per nessuna persona!

Figli Adolescenti e Limiti: Come Gestirli

Pensare di farle tutte giuste è una cosa pericolosa se si è equipaggiati con la libertà di un soggetto che è più grande di un bambino. Al bambino si dice “No!” ed è costretto a stare a casa. L’adolescente, invece, esce e quindi deve essere lui in prima persona ad essere più responsabile di sé stesso.

I genitori si scontrano con il bisogno evidentemente giusto di assicurarsi che il figlio sopravviva alla seconda uscita e di non doverlo recuperare in pronto soccorso perché è finito in una rissa che non sapeva che avrebbe avviato. Questo bisogno di insegnargli a vedere quali sono i pericoli si scontra con la loro ansia di non avere più il controllo che avevano una volta sul figlio. Anche i genitori sono tenuti a tentare di capire se queste loro preoccupazioni siano giustificate e utili per quel figlio, o se questa ansia sia una faccenda che riguarda essenzialmente loro e che fa parte della loro crescita di adulti con figli grandi, imparando a gestirla.

Ciascuno prova a portare a casa un po’ del risultato che ha in testa, e ciascuno impara qualcosa. Il figlio impara che deve assumersi la responsabilità e quindi, ad esempio, viene lasciato più libero solo se si comporta bene, se si mostra responsabile e anche se ha dei risultati scolastici accettabili. E allora pensa: “Se faccio così, so che io stesso posso pensare di essere una persona responsabile e non c’è bisogno che nessuno si preoccupi di dove vado“. E a quel punto, tra l’altro, è anche più sereno e più libero nel raccontarlo.

Parallelamente, i genitori imparano che semplicemente il fatto di avere meno controllo su quel ragazzo è una realtà. Quando esce, fumerà, berrà troppo, farà cose più pericolose. Non si può chiudere in cantina, quindi si può fare ben poco se non spiegargli un po’ il mondo e lasciare che poi il mondo lo testi, ma lo testerà prevalentemente da solo.

La possibilità di avere un dialogo che funziona con lui è uno degli aspetti principali per poter avere un effetto protettivo a distanza. Il discorso dei genitori l’adolescente lo deve avere in testa e deve imparare a fare un po’ il genitore di sé stesso, a dispiacersi se fa una stupidaggine, a dispiacersi se non è capace di gestire una situazione. C’è un rapporto molto stretto tra quello che succede in casa e fuori casa.

Testare i limiti della propria autonomia e della pazienza dei genitori è qualcosa che avviene nei litigi, nei conflitti con loro. E quelle stesse cose le ritroverà fuori. Anche fuori si dovrà porre il problema dei limiti. Ci sono delle cose che vengono proposte, offerte, o che si sa dove reperire, a cui si deve dire di no perché è troppo pericoloso o ridicolo.

Ad esempio, se si entra in una fabbrica abbandonata, bisogna sapere che girare un po’ intorno e andare in alcuni posti espone a rischi tutto sommato limitati. Se si entra in una stanza dove può cadere un pezzo del soffitto sulla testa, lì è importante che ci sia un campanello d’allarme. Non è più un gioco, non è più qualcosa che fa sentire coraggiosi, è una stupidaggine. E bisogna pensare al dispiacere che proverebbero i propri cari se succedesse qualcosa, al dispiacere che si proverebbe e al fatto che non si sarebbe imparato assolutamente nulla. Perché prima o poi su queste cose si sbaglia, e quegli errori e il disagio che provocano sono una delle esperienze che aiutano a non farle più.

Empatia e Ascolto Attivo con gli Adolescenti: Chiavi della Comunicazione

Un elemento che ricorre in questo discorso è che bisogna tenere a mente quali sono i bisogni emotivi che l’adolescente sta tentando di soddisfare. Quindi, più si riesce a essere autenticamente empatici, più l’adolescente tende a mostrare quello che fa. Questa è una costante dei racconti delle famiglie che vediamo.

Come Migliorare il Rapporto con un Figlio Adolescente

Oggi lo stile educativo prevalente dà molto spazio alla condivisione delle emozioni, portando a meno ribellione e più condivisione. Certo, i temi che riguardano il conflitto di cui parlavamo poco fa ci sono ancora, ma senza una spaccatura netta tra genitori e figli. I figli oggi tendono molto spesso a essere più disponibili ad appoggiarsi e a lasciare entrare i genitori nella loro vita, perché spesso sono abituati a genitori che ascoltano le loro emozioni.

Tuttavia, sapere di più della vita del figlio non è solo positivo.

I genitori sono di conseguenza esposti a molta più ansia.

A volte ci dimentichiamo quanto assurde fossero alcune delle cose che facevamo in adolescenza, anche se non erano niente di grave di per sé. Però sono tutte cose che, nella prospettiva di un adulto, sono delle assurdità. Cose come girare con una birra aperta in mano in luoghi in cui è proibito. Nella testa di un adulto: “Perché diavolo lo devi fare?! Almeno lo farai di nascosto!“. Ma proprio il fatto di farlo alla luce del sole un po’ può dipendere da ingenuità e un po’ è una sfida. Perché all’età di un adolescente, soprattutto nelle prime fasi, può essere una cosa desiderabilissima per lui: “Vediamo se qualcuno mi dice veramente qualcosa“.

È difficile essere sereni davanti a cose anche piccole come questa, e può venire la tentazione di togliere libertà: “Se hai fatto questa stupidaggine allora non esci più!”. La funzione di quel divieto è importante che non sia solo o prevalentemente quella di rassicurarsi, di togliersi ansia. Perché smettere di ascoltare all’improvviso ottiene il risultato contrario, cioè gli viene ancora più voglia di farlo.

Sì, e come dicevamo prima, sono cose su cui non si ha veramente il controllo.

Ci sta una punizione, ci sta soprattutto una strigliata che lo faccia pensare, che lo faccia andare avanti con questo discorso interno sui limiti nel rispetto di queste regole.

Però fondamentalmente quando tornerà fuori è libero di fare quello che vuole. Le fantasie come “gli tolgo i soldi così non si compra più birre” sono spesso cose che non portano da nessuna parte. Perché è impossibile che quel ragazzo non abbia una cosa come una cintura da vendere. Certo, sarà una strategia che dura venti giorni e non di più quella di iniziare a vendere i vestiti ai compagni di classe. Però sono cose che gli servono per riaffermare il fatto che è lui a decidere.

[Ho scritto un articolo sugli adolescenti che fanno di tutto per riaffermare la loro autonomia.]

Tanto alla fine così andrà.

“Dialogo” non vuol dire dargli sempre ragione, vuol dire riconoscere il fatto che alla fine è lui a decidere.

E quindi non rinunciare a parlare con lui.

È importantissimo fare in modo di mantenere il dialogo in un clima di armonia, e se quell’armonia si è persa, di ricreare questo clima.

Davanti a racconti che sono angoscianti per i genitori, bisogna un po’ mordersi la lingua.È molto utile tollerare di ascoltare questi problemi, e avere la pazienza di aspettare di riuscire a cogliere la comunicazione sottostante.

Ci sono tante cose che mettono in difficoltà i genitori in quello che un adolescente fa per esprimere delle difficoltà:

Tutte queste possono essere cose che svaniscono più facilmente con una comunicazione empatica. Di nuovo, non vuol dire concedere tutto, però anche dire di no può essere empatico, perché restituisce una rappresentazione di forza.

Ad esempio, ci sono delle difficoltà a scuola. È comunissimo che un ragazzo chieda di fare una scuola più facile. In alcuni casi ha senso, in molti casi dire di no diventa un modo di dire: “Guarda che ce la puoi fare, io non me la bevo questa immagine di te fragile fino a questo punto, vediamo quali sono le difficoltà che hai avuto”.

Questo è un equilibrio difficile perché ci sono dei ragazzi che invece sono così in difficoltà che comunque non riescono a rendere.

Ci sono ragazzi che in modo subdolo ti invitano a svalutarli, e pensi di aiutarli e invece gli stai confermando che valgono meno di quello che pensavano inizialmente.

Ci sono dei ragazzi con cui si riesce a creare un dialogo sul fatto che alcune cose le hanno gestite male, ma possono certamente imparare a gestirle meglio. Certo, è qualcosa da tentare di fare man mano che queste difficoltà emergono.

Perché per farlo alla fine dell’anno è parecchio difficile, quello è proprio l’ultimo stadio. E a proposito di questo esempio della scuola, bisogna sia aiutarlo a sviluppare un senso del dovere (“È normale che tu faccia fatica e anche che le cose vadano male se non sei stato capace di studiare da prima“), ma è una cosa che si riesce a fare molto spesso solo se c’è dall’altra parte un’alleanza rispetto all’ansia che sentirà quell’adolescente.

Questo non lo riesci a fare? Benissimo, sacrificalo, non fa nulla, ci riuscirai più avanti“.

Intanto l’importante è che tu riesca a portare a casa dei risultati che ti soddisfino“.

E se improvvisamente inizi a decidere che devi diventare lo studente migliore di tutto l’istituto, non ti muovi di un passo“.

Intanto tira su storia, quello sai che puoi farlo, per matematica Dio provvederà, o meglio provvederà l’insegnante e ripetizioni questa estate“.

…Sì, però se mi procuro un’alleanza con te, tu a fare queste ripetizioni ci vai invece di scappare di casa!

Comunicazione Efficace con un Adolescente

Comunicare in modo efficace con un adolescente significa essere alleati dei suoi bisogni, senza fare semplicemente quello che vuole lui.

A volte gli adolescenti hanno bisogno di una “raddrizzata”, cioè dei famosi “no” autorevoli che lo rassicurano. Ma sono cose efficaci nel momento in cui un ragazzo è ricettivo.

So che mamma e papà di solito mi ascoltano, anche dicendomi no mi stanno dicendo qualcosa per me“.

Benissimo, suona una cosa perfetta e coerente, giusto?

Bisogna dire che non tutti i ragazzi però sono ricettivi. Alcuni fanno fatica a comunicare i propri bisogni, e dietro a questa difficoltà di comunicazione ci possono essere vari motivi.

Vediamo, in modo molto schematico, da cosa possono derivare questi problemi di comunicazione.

Possono dipendere da problemi dell’adolescente. Cioè, se quell’adolescente sta male, potrebbe non avere proprio le risorse per comunicare, per cogliere il punto di vista di un altro, anche se è qualcosa che dovrebbe farlo crescere. Perché quell’adolescente è ripiegato su sé stesso e sta provando ad affrontare dei problemi che possono non essere immediatamente visibili.

Un altro motivo per cui il dialogo con i genitori non va avanti possono essere i problemi nel rapporto fra adolescente e genitore, cioè che non ci si capisce. È una cosa che capita spessissimo, anzi, questa potrebbe essere considerata la categoria principale. Se ci si trova ad esempio davanti a un figlio sofferente, però nella propria vita non si è mai ricevuto un ascolto su questo tipo di cose, quel figlio sofferente rischia di creare preoccupazione, ansia e anche fastidio. Perché non si ha avuto spazio per quel tipo di cose, non si sa cosa farci. Allora l’unico modo, l’unico strumento a disposizione per tentare di aiutarlo magari è quello di fargli forza, di pungolarlo, di screditare il peso effettivo delle esperienze che lui ha. E sono tutte cose che tengono il discorso bloccato. E contemporaneamente, quel ragazzo penserà: “I miei genitori non mi capiscono“. O più di frequente uno dei due non mi capisce. Ma di certo nessun adolescente può recidere così il rapporto con la mamma e il papà come se fosse un ramo secco. Vuol dire incamerare un rapporto di critica costante, che rischia di appesantirlo e di rendergli ancora più difficile uscire da quella situazione.

Un altro caso alla base delle difficoltà di comunicazione possono essere i problemi del genitore. Pensiamo molto semplicemente a un genitore che ha un lutto in un certo periodo, o anche un problema di salute. Insomma, nella vita di chiunque ci possono essere delle esperienze che fanno piazza pulita o giù di lì delle nostre capacità di ascolto. E anche se normalmente si avrebbero tutte le capacità, si può non essere molto capaci di accorgersene, si può non essere capaci di accorgersi di quanto sordi si diventa in un certo momento della propria vita alle richieste dell’altro.

Allora vedete che stiamo parlando di sfasature e di fallimenti dell’empatia.

Non ci si capisce e la comunicazione si interrompe.

Genitori e figli adolescenti non si parlano più perché qualcosa impedisce loro di capirsi. E abbiamo visto che in questo scenario entra di tutto.

Genitori e Figli Adolescenti che Non Si Parlano: Capire le Cause

Alcuni ragazzi che stanno male si vergognano a mostrarsi deboli, allora si mostrano iper-forti (arroganti) come se non avessero nessun tipo di bisogno. E magari diventano aggressivi come dicevamo prima, e a quel punto non si capisce niente del fatto che hanno paura di farsi ferire.

Alcuni ragazzi possono diventare molto silenziosi perché non riescono a parlare di quello che li fa stare male, che è il caso del ritiro sociale o delle difficoltà di autostima.

Guardando questi ragazzi, può sembrare che non gliene importi niente del rapporto con i genitori. Quest è una cosa estremamente frustrante per i genitori.

I genitori sono costretti a investire fiducia sull’idea che un figlio così silenzioso, così scontroso, li ascolti e abbia bisogno di rapporto con loro, anche quando da lui sembrano arrivare messaggi che dicono solo il contrario.

Questa è una cosa frequentissima nel lavoro con genitori che hanno figli in difficoltà.

Si fa una gran fatica per cogliere i segnali che mostrano il bisogno che quel ragazzo ha di un rapporto con i genitori, con dei genitori che gli parlino in un modo per lui accettabile. Finché un genitore non si fida di questo, è molto più difficile che a sua volta riesca a esporsi a questa sassaiola di rifiuti che viene dal figlio.

Alcuni ragazzi poi si comportano come se volessero vendicarsi, cioè far soffrire concretamente il genitore perché è incapace di ascoltare la loro sofferenza. Insomma, situazioni in cui se non finisce a botte, anche solo verbali, è un miracolo.

Ci sono poi alcuni ragazzi che perdono la fiducia nella capacità di ascolto del genitore. Sono ad esempio le situazioni in cui l’ansia del genitore prevale, e il figlio diventa sempre più silenzioso e chiuso. È come se dicesse:

Benissimo, tu continui a pensare alla tua ansia, e io non ti parlo“.

Smettila di pensare a te stesso e guarda me, ho bisogno io“.

E siamo punto e a capo.

Rapporto Difficile con Figlio Adolescente: Cosa Fare e Come Ristabilire il Dialogo

Come Ristabilire il Dialogo con un Adolescente

Per tornare a parlare con un figlio adolescente chiuso, è necessario interpretare queste sue difficoltà.

Ripensiamo a cosa abbiamo detto all’inizio: gli adolescenti hanno bisogno di appoggiarsi ai genitori.

Se si fa attenzione, gli adolescenti solitamente qualche segnale lo danno. È estremamente difficile che in un adolescente manchi la voglia di potersi appoggiare ai suoi genitori.

Come Parlare con un Figlio Adolescente Chiuso

Se è inevitabile che abbia bisogno dei genitori, prima o poi qualche piccola informazione la condividerà.

Qualcosa di sé, di più intimo, lo farà vedere.

Magari lo farà però in modi che sono molto difficili da identificare sul momento.

Quindi può essere che lo faccia anche solo dando a quel genitore le risposte che il figlio pensa che il genitore si aspetti… e il figlio non ha nessuna voglia di dare.

Il che è un bel guaio, perché è come se quel ragazzo iniziasse a sentirsi sempre più in credito:

Io faccio quello che vuoi tu e questo mi dà la conferma che non vale la pena di parlarti“.

Perché quando io ti presento il conto, quando sono io dopo a voler essere ascoltato, tu non mi capisci ?“.

Quel ragazzo non si rende conto del fatto che avendo evitato il conflitto con la madre o con il padre, ha dato informazioni poco chiare su come vuole essere accolto ed ascoltato lui!

Ad esempio, capita che anche in modo sottile alcuni ragazzi si presentino come ragazzi responsabili. “Che sciocchezze terribili che fanno i miei coetanei, io non ci voglio avere nulla a che fare!”. “E poi parlano delle ragazze in modo assolutamente irrispettoso”. Oppure “I ragazzi sono tutti scemi e non hanno nessuna attrattiva”, con grande abbondanza di argomentazioni per provare queste tesi che rassicurano molto gli adulti intorno a loro. Cioè, avranno avuto un milione di riscontri in cui adulti intorno a loro comprensibilmente hanno pensato che fossero più grandi della loro età e molto responsabili.

Quando si trova un’incoerenza in questo tipo di discorsi, dire loro:

Sei falso come una banconota da sette euro

o “Sei così poco credibile nella tua indifferenza nei confronti delle ragazze, quando passi tutto quel tempo su Instagram a curiosare sulle turpi serate degli altri“.

Di solito quando c’è questo confronto viene accolto con un certo sollievo.

Certo, non il tipo di cose su cui si spara a zero.

Va fatto contatto e va fatto nel momento giusto, quando è chiaro che si possono fidare di te e che queste cose le dici non per dare delle strigliate gratuite, ma per offrire loro un punto di vista che non si possono tanto permettere su loro stessi.

Per un adolescente, è un sollievo accorgersi che a certe cose non si riesce a pensare perché non si sa dove prenderle, ma se iniziamo a parlarne assieme allora diventano più affrontabili.

Ed è un sollievo anche vedersi riconoscere il fatto che non è necessario fare finta di essere adulti quando si hanno quindici e anche diciassette anni. Non lo si è, punto. “Aspetta ancora un po’, avrai tempo abbondante per essere adulto. Adesso ti toccano le frustrazioni degli adolescenti, non quelle degli adulti e se le affronti vivrai sicuramente più sereno“.

Bisogna stare attenti anche a non legarsela troppo al dito, perché per alcuni ragazzi è veramente difficile ammettere colpe, responsabilità, incapacità di vario genere.

Quindi, anche dopo un litigio in cui si è comportato malissimo, può essere difficile che venga a chiedere scusa. E magari sarà semplicemente più docile, più disponibile. Aiuterà a preparare la tavola se va di lusso. Cioè, bisogna aspettarsi queste difficoltà a comunicare e non pretendere che il ragazzo le superi prima di esserne capace.

Chiede di essere accompagnato proprio per quello.

Anche su cose che creano molta ansia, ad esempio se non combina niente a scuola e c’è motivo di pensare che non stia bene, c’è un rischio enorme di arrabbiarsi, di essere presi dalla preoccupazione, dalla frustrazione di non trovare un modo per farlo andare bene su una cosa così importante come la scuola. Ma si rischia di scambiare per pigrizia e per svogliatezza quella che dovrebbe essere la constatazione del fatto che in un certo momento magari non ce la fa, punto.

Se tuo figlio è in difficoltà e pensi di avere bisogno di aiuto, chiama. Trovare il terapeuta giusto, con le competenze giuste, con la sensibilità giusta per ciascun ragazzo, è una cosa che migliora molto la buona riuscita del lavoro. Dedichiamo molta attenzione alla raccolta delle informazioni preliminari che ci aiutano a capire di cosa abbia esattamente bisogno un ragazzo e la sua famiglia, e anche per capire se possiamo veramente essere d’aiuto.